Speciale Kobe Bryant, addio campione! Sempre nel cuore di ogni «malato» di basket

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di Alessio Marrari

La carriera.

A Rieti lo ricordano come un bambino simpatico e vivacissimo, città ove rimase due anni in quanto il papà Joe, ex stella NBA, militò in serie A2. Un po’ più grandicello trascorse un anno a Reggio Calabria (stagione 1986/87) e proprio in riva allo Stretto, simpatizzanti e tifosi della Viola lo ricordano come una “trottolina” che seguiva durante gli allenamenti il suo vecchio. Già in Calabria, durante l’intervallo tra il primo e secondo tempo, era l’unico bambino a riuscire a sfuggire ai controlli e mettere piede sul parquet (a soli 8 anni) con in mano un pallone che sembrava più grande di lui. Si portava a 2/3 metri dall’anello, tirava con lo stile di papà e realizzava quasi sempre, accaparrandosi gli applausi del pubblico che gremiva il Pala Botteghelle. Kobe militò un anno di minibasket allenato da coach Rocco Romeo. Le stagioni successive le trascorse a Pistoia e Reggio Emilia città quest’ultima, dove svolse un parte importante del settore giovanile. Rientrato negli Stati Uniti, successivamente alla fine della carriera di Joe, si iscrisse all’high school, dove guadagnò fama a livello nazionale vincendo il titolo statale con la Lower Merion High School, situata in un sobborgo di Filadelfia, infrangendo al contempo il record di punti nel quadriennio liceale per la zona detenuto da Wilt Chamberlain, realizzando 2.883 punti. Esperienza che segna l’inizio della sua vera carriera: si conferma un vero “Bryant”, proprio come papà che tutti gli appassionati ricordano realizzare bottini importanti, Viola-Pescara nel 1987, per esempio in cui ne mise a segno 69 che, per i tempi, era un assoluto record. A soli 20 anni venne scelto dagli Charlotte Hornets al primo giro come numero 13; subito dopo, però, gli Hornets cedettero ai Los Angeles Lakers i diritti su Bryant in cambio del ventottenne centro Vlade Divac, che dopo sette stagioni lasciò i gialloviola. I californiani avevano appena messo sotto contratto il centro più forte sul mercato, Shaquille O’Neal, e non avevano più bisogno di Divac. I Lakers, prima di orchestrare lo scambio, organizzarono un provino per testare le qualità del giovane Bryant (che tra l’altro sperava di essere scelto proprio dai Lakers) e ne furono conquistati. Lo scambio fu architettato da Jerry West che convinse Divac ad andare a Charlotte nonostante lui non volesse venire scambiato per un giocatore che veniva dal college, minacciando addirittura di ritirarsi. A Los Angeles giocò tutta la carriera vincendo 5 titoli in 20 anni con la stessa maglia. Fu convocato anche nel Dream Team per diversi anni e realizzò 504 punti in 37 presenze. Il 22 gennaio 2006 segnò 81 punti contro Toronto in 42 minuti: fece 21 su 33 da due punti, 7 su 13 da tre e 18 su 20 ai tiri liberi.  

Il decesso

Ieri, 26 gennaio 2020, sulle colline di Calabasas, zona a nord-ovest di Los Angeles, Kobe perde la vita insieme alla sua bimba di 13 anni Gianna Maria, astro nascente del basket femminile, a causa di un incidente in elicottero. Il velivolo, probabilmente per presunte condizioni meteo avverse è precipitato ed ha preso fuoco. Inutili sono stati i soccorsi. Bryant lascia oltre alla moglie Vanessa anche gli altri tre figli: Natalia, Bianca e il neonato Capri, papà Joe, mamma Pamela e le sorelle Sharia e Shaya. L’elicottero precipitato stava dirigendosi alla Mamba Academy, l’accademia di basket fondata dal campione, per una mattinata di allenamenti.  Sull’elicottero c’erano anche John Altobelli, 56 anni, coach della squadra di basket dell’Orange Coast College, che si trova nella contea californiana di Orange dove vive la famiglia Bryant. A bordo anche la figlia teenager e la moglie di Altobelli: Alyssa e Keri. Alyssa Altobelli era una compagna di squadra di Gianna Maria, la figlia di Bryant.