Una notte al castello: esperienza magica

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di Sara Melito

E poi ci sono quei pomeriggi in cui è bello rimanere a casa accoccolati tra plaid e cuscini. L’inverno sembra essersi preso una pausa perché fuori il cielo si tinge di rosso e i raggi del tramonto forse ancora riscaldano la terra.

Questa visione romantica non può che ispirarmi un viaggio, breve davvero, che ho fatto qualche tempo fa. Pochi kilometri ma un tuffo di secoli indietro nella storia.

UNA NOTTE AL CASTELLO: ESPERIENZA MAGICA

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Dove le colline lasciano il posto alle montagne, si aprono contrafforti e speroni di roccia. In questi luoghi ostili e scoscesi, uomini operosi hanno costruito fortezze inespugnabili. Un tempo questi manieri difendevano le antiche vie carovaniere e si ergevano imponenti e sinistri all’imbocco delle valli alpine, testimoni di battaglie e grandi amori e, perché no, di fantasmi famosi.

Mi ha sempre affascinato la sensazione di mistero e scoperta, quel brivido che la suggestione e il passato regalano a chi si accosta con interesse e curiosità ad un mondo apparentemente perduto.

La strada che porta al castello si snoda attraverso le strette vie dell’antico borgo e a poco a poco che ci si avvicina ai bastioni illuminati da lampade che ricordano antiche lucerne, si ha come l’impressione di percorrere a ritroso la scala del tempo. L’orologio va indietro e scompare l’asfalto, scompaiono le auto, scompare tutto il mondo moderno. Gli occhi si abituano a vedere la realtà come era mille anni fa: il mio castello sorse a cavallo dell’anno Mille quando si credeva che tutto dovesse finire, quando gli uomini erano semplici, poveri e l’Europa era ripiombata nel caos e nelle tenebre.

Il pesante portone di legno e borchie di ferro si chiude alle mie spalle mentre davanti a me si apre un piccolo cortile incassato nelle mura. Sono bastioni formidabili, spessi quasi due metri realizzati con grossi massi squadrati e sovrapporti. In mezzo al cortile c’è il pozzo. Attraverso un’improbabile porticina si accede alla prima sala. Vengo colpita dallo scricchiolio del pavimento in legno e dall’intesto profumo di vecchio. Un grande camino troneggia al centro circondato da armature, antiche spade, stendardi che recano lo stemma del casato. Il soffitto a botte è interamente decorato con applicazioni in legno intarsiato e pannelli in stoffa. Ho la sensazione di trovarmi in un bozzolo, caldo, accogliente, avvolgente.

Cerco di abituarmi a quei rossi vermigli, agli intarsi dorati, ai verdi brillanti delle tappezzerie ma in un attimo sono in un tortuoso corridoio i cui muri stretti e il soffitto basso lo fanno assomigliare ad un passaggio segreto: è un camminamento coperto che corre all’interno del bastione maggiore. Un’altra porticina che si regge su cardini arrugginiti mi conduce verso una scala in pietra i cui gradini irregolari non facilitano certo l’ascesa. La poca luce, gli spazi ristretti, l’insistente odore di terra, polvere e fumo mi penetrano nella pelle e nel cuore.

Ad un certo punto, quando i gradini di pietra lasciano il posto a quelli di legno comprendo di aver scalato tutta la torre. Sono nella camera più alta, finemente arredata con arazzi e tappeti. Davanti al camino acceso sono sparsi grossi e soffici cuscini in broccato. Il letto in legno occupa gran parte dell’ambiente, con un grande baldacchino e lenzuola di seta.

Mobili antichi, cassepanche e bauli nascondono in parte i muri dipinti e un grande affresco con scene di caccia riempie l’intera parete dietro la testata.

Dalle finestre a ogiva si vede buona parte dell’arco alpino e la neve scintilla sotto i raggi della luna invernale.

La cena è servita nel salone delle feste, una grande sala debolmente illuminata riscaldata da un camino immenso e crepitante e decorata da un lungo affresco che si sviluppa su tutte e quattro le pareti. L’atmosfera è calda, piacevole e frizzante.

Lunghe tovaglie in lino di Fiandra ricoprono tavoli rotondi. Mi accomodo su una sedia Savonarola e noto porcellane e cristalli. La tavola è un invito alla convivialità e all’ospitalità. Le candele accendono la sera.

Sapori, profumi e colori si mescolano nei piatti e nei bicchieri e la serata scorre via, rilassante e coinvolgente, mentre un musico accenna qualche nota con la ghironda.

L’alba, al castello, ha qualcosa di magico: questo piccolo mondo che ancora dorme ed è prossimo alla veglia mi concede ancora qualche attimo di suggestione e di magia. Nella mia stanza antica rivolta verso le montagne, assaporo i colori del nuovo giorno e vago con la mente indietro nei secoli per immaginare quali storie si siano consumate entro queste mura. Una di queste è la mia.

                                                                                                                                                    Vuoi trascorrere anche tu una notte al Castello?  saramelito@cittadinovara.com