Usa, prima causa: paghi la Santa Sede

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In Oregon e Kentucky due giudici federali hanno ammesso altrettante cause legali di vittime della pedofilia contro il Vaticano, aprendo per la prima volta la porta allo scenario di una Santa Sede obbligata negli Stati Uniti a difendersi in tribunale dal rischio di condanne a risarcimenti economici difficili da calcolare.

In Oregon l’azione legale è stata intentata dalla vittima di presunti abusi sessuali commessi da un prete proveniente dall’Irlanda, passato per Chicago e quindi arrivato a Portland accompagnato da costanti denunce di molestie. La tesi dei suoi avvocati è che «tutti i preti del mondo sono impiegati del Vaticano» e dunque a rispondere delle loro azioni in ultima istanza deve essere il Papa. Un tribunale federale ha considerato valida tale base legale, ammettendo la causa contro il Vaticano. La Santa Sede ha risposto dando mandato ai propri legali di fare appello alla Corte Suprema, chiedendo che il verdetto federale sia cancellato per evitare di arrivare a dibattere in aula.

In attesa che la Corte Suprema si pronunci, un caso analogo si registra in Kentucky, dove a fare causa sono tre vittime che accusano altrettanti preti di averle molestate in un periodo che va dagli Anni 20 agli Anni 70. In Kentucky l’avvocato delle parti lese, William McMurry, ha convinto il giudice federale ad accettare la causa contro il Vaticano, affermando di «voler accertare quanto la Santa Sede seppe e che cosa seppe» riguardo ai presunti abusi contestati. «Si tratti di lettere di vescovi o di conversazioni con vescovi, vogliamo sapere che cosa il Vaticano seppe e quali istruzioni diede» ha spiegato McMurry al «Washington Post», sottolineando come l’intento sia quello di ottenere «documenti ufficiali vaticani» inerenti alla causa intentata.

Ciò significa che, se la Corte Suprema dovesse respingere gli appelli dei legali della Santa Sede, le autorità vaticane potrebbero trovarsi presto a dover presentare nei tribunali dell’Oregon e del Kentucky testimoni e documenti, pena l’incriminazione. Si tratta di un’accelerazione significativa delle cause per pedofilia già intentate da centinaia di vittime negli Usa, perché finora l’obiettivo erano stati singoli preti, Chiese o diocesi locali. Adesso invece è la Santa Sede – e dunque il Papa – a poter essere chiamata a rispondere degli abusi sessuali commessi sul territorio degli Stati Uniti.

«Se il problema è diventato di simili dimensioni per la Chiesa cattolica è perché il Vaticano opera in maniera arrogante, chiusa. Finora è riuscito a rimanere impenetrabile alla legge, ma noi abbiamo fatto un passo per riuscire ad aprire questa porta» dice Jeff Anderson, avvocato di numerose vittime, impegnato nella battaglia legale in Oregon. E all’origine dei documenti pubblicati dal «New York Times», che chiamano in causa Joseph Ratzinger per il mancato licenziamento, alla fine degli Anni 90, di un prete del Wisconsin colpevole di pedofilia.

L’intento di legali come Anderson e McMurry è quello di appurare se gli abusi rimasero segreti e i responsabili non vennero puniti a causa di protocolli vaticani che, dal 1922, regolano la gestione di simili situazioni. A respingere le accuse in arrivo dagli Usa è il portavoce della Santa Sede, Federico Lombardi, secondo il quale «non si può non riconoscere lo sforzo straordinario di prevenzione compiuto» e si deve «prendere atto che il numero delle accuse di abuso è sceso nell’ultimo anno di oltre il 30% e la maggior parte riguarda fatti di oltre trent’anni fa».