11 settembre 2001, la data che nessuno scorderà mai

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by Simone Balocco

 

Ci sono date che hanno un impatto emotivo sulla vita delle persone. Esistono momenti della storia indimenticabili dove molti di noi si ricordano perfino ancora oggi dove si trovavano in quel preciso istante: dalla bomba a piazza Fontana alla strage di Bologna, dal rapimento di Aldo Moro alla caduta del Muro di Berlino, dalle stragi di Capaci e via d’Amelio a momenti più felici come le vittorie di Spagna ’82, Germania ’06 o dello scorso Europeo.

Sicuramente una data che nessuno dimenticherà (e di cui tutti si ricordano ancora oggi dov’erano) è sicuramente ciò che avvenne la mattina (da noi primo pomeriggio) dell’11 settembre 2001, una data spartiacque della nostra storia contemporanea.

Vediamo cosa successe quella mattina. Una mattina tranquilla, all’apparenza.

Ore 08:46, un aereo si schianta sulla Torre sud. Incidente o cosa?

Martedì 11 settembre 2001 era un giorno caldo a Manhattan, zona di New York nota perché cuore economico della Grande mela e per la presenza di Broadway e Times Square. La città era da tempo sveglia con i newyorkesi che si stavano recando al lavoro, i turisti iniziavano a riempire il centro della città, si formavano le prime code sulle strade, le metropolitane erano piene, i ragazzi andavano o erano già a scuola: la normale routine di tutti i giorni nella città più grande gli Stati Uniti d’America.

Ad un certo punto, nel cielo di Manhattan, si sentì un rumore molto forte. Un rumore di aereo che volava a bassa quota. Tutti alzarono la testa in cielo e videro un Boeing. Era troppo strano perché quell’aereo era a livello grattacieli e si stava dirigendo verso il complesso delle Twin Towers (Torri gemelle), le due torri di 110 piani ciascuna alte 417,5 metri punto nevralgico del World Trade Center, L’aereo non si mosse dalla sua traiettoria e andò a schiantarsi contro la facciata settentrionale della Torre Nord. Lo schianto, ripreso casualmente in diretta da un videoamatore, fu incredibile: il Boeing “entrò” dentro la torre ed al momento dell’impatto esplose. Una scena spaventosa.

Erano le 08:46.

Iniziò il panico e tutti lasciarono la zona sottostante, creando confusione tra le gente che scappava dai due edifici e da quelli presenti in zona. La prima cosa che tutti pensarono fu che a quell’ora l’edificio era pieno e ci sarebbero state sicuramente numerose vittime.

Le prime macchine della polizia, le ambulanze e i vigili del fuoco si recarono a Manhattan a tutta velocità per vedere la situazione e per salvare e aiutare le persone in difficoltà. I telegiornali uscirono con le edizioni straordinarie per raccontare cosa era successo a New York.

L’episodio venne “etichettato” all’inizio come un incidente, ma alle ore 09:03 si capì che non era stato un incidente.

Ore 9:03, un secondo aereo si schianta contro l’altra Torre gemella. New York è sotto attacco

Mentre tutti iniziavano a scappare da Manhattan e la paura iniziava a fare breccia tra le persone che avevano assistito alla scena dello schianto, successe un’altra cosa incredibile: un altro aereo si schiantò contro la parete meridionale della Torre sud. Stessa dinamica del primo impatto: aereo a bassa quota a forte velocità e si schiantò contro l’edificio.

Il WTC era stato colpito da un fronte e da un altro, due eventi uguali a diciassette minuti di distanza l’uno dall’altro. Non era più un incidente: era un atto terroristico.

La situazione precipitò: New York era sotto tiro. Venne sgomberata (a fatica) la zona del World Trade Center con persone che urlavano, scappavano e si disperavano. Aumentarono le sirene di ambulanze, le macchine della polizia ed i Vigili del Fuoco. Il panico era totale.

La situazione era surreale: le Twin Towers colpite esattamente al centro. E se il primo schianto fu ripreso da videoamatori, il secondo avvenne in diretta mondiale.

Tra il primo ed il secondo attacco, il Presidente americano di allora, George W. Bush, in visita alla scuola elementare “Emma E. Booker” di Sarasota, in Florida, fu avvisato immediatamente. E’ passata alla storia l’espressione dei suoi occhi quando gli dissero del primo e del secondo attacco: Bush rimase impassibile anche per non spaventare i bambini della scuola.

Alle 09:17, la FAA (la Amministrazione Federale dell’Aviazione americana) decise di far atterrare tutti i voli da e per New York, chiudendo i suoi cinque aeroporti. Alle 09:30, Bush parlò in diretta alla Nazione spiegando cosa fosse successo. Alle 09:43 furono fatte evacuare per precauzione la Casa Bianca ed il Campidoglio: era troppa la paura che potesse accadere qualcosa anche nei palazzi del potere americani.

Alle 09:45 la FAA decise di chiudere lo spazio aereo su tutto il territorio americano: nessun aereo avrebbe dovuto volare e tutti quelli diretti verso e dagli Stati Uniti d’America furono fatti atterrare in Canada e Messico per sicurezza.

Perché una scelta così drastica? Otto minuti prima successe un altro fatto incredibile. Questa volta ad Arlington, in Virginia.

Ore 09:37, un areo si schianta contro il Pentagono. Alle ore 10:03 un aereo cade nei boschi della Pennsylvania. Gli USA sono sotto attacco.

Alle ore 09:37 (americane) un altro aereo si schiantò, carico di passeggeri, contro la parete ovest del Pentagono, il Ministero della Difesa americana, ad Arlington, in Virginia. Il cuore della difesa americana era stato colpito nella stessa maniera delle Twin Towers.

Più di mezzora dopo, si seppe che un altro aereo era stato dirottato e si era schianto nel territorio di Shankville, in Pennsylvania. Si scoprì che quel volo si sarebbe potuto schiantare a Washington e precisamente nella zona di Capitol Hill dove ci sono il Congresso (il parlamento americano) e la Casa Bianca, residenza del Presidente degli Stati Uniti d’America. Il mezzo non “riuscì” nel suo intento in quanto i passeggerei si ribellarono ai dirottatori e l’aereo si schiantò al suolo.

L’America ed il Mondo intero non credevano a quello che avevano visto nel giro di 1 ora e 7 minuti.

Il crollo delle Torri gemelle ed un primo bilancio delle vittime

A Manhattan le Torri gemelle bruciavano con gli impiegati che si accalcarono per uscire il prima possibile dagli edifici. La calca fu immensa e tanti, in maniera disperata, arrivarono anche a gettarsi dalle finestre delle Torri per cercare di sfuggire, trovando la morte schiantandosi a terra non avendo altro da perdere: l’immagine di un impiegato che si getta nel vuota (definita “The Fallen Man”) ha fatto (purtroppo) storia nella sua tragicità e nella sua iconicità.

E alle ore 09:59, in appena dieci secondi, la Torre Sud (la seconda torre colpita) collassò su se stessa a 56 minuti dall’impatto del secondo aereo. Alle ore 10:28 lo stesso destino toccò alla Torre Nord: in dieci secondi anche lei collassò su stessa, a distanza di 102 minuti dal primo attacco. A 28 anni dalla costruzione del World Trade Center, le due Torri gemelli, simbolo del potere economico americano, non c’erano più travolte da loro stesse e con al loro interno migliaia di persone intrappolate.

Un simbolo della tragedia è rimasta anche l’immagine dell’allora 28enne Marcy Borders, sopravvissuta al crollo delle Torri e immortalata in uno scatto che la ritraeva completamente ricoperta di polvere e detriti, passando alla storia con il nome di “La signora della polvere” (The Dust Lady).

Nel pomeriggio (americano) si fece un iniziale computo delle vittime, i nome dei voli e dei loro passeggeri: l’aereo che si schiantò per primo fu il Boeing 767 del volo America Airlines 11 partito da Boston-Logan alle ore 07:59 e diretto a Los Angeles con a bordo 76 persone ed undici membri dell’equipaggio; il secondo aereo che si schiantò fu un Boeing 767 del volo United Airlines 175 partito anche lui da Boston-Logan alle ore 08:14 e diretto anche lui a Los Angeles con a bordo 51 passeggieri e nove membri dell’equipaggio; sulla parete ovest del Pentagono si schiantò il Boeing 757 del volo American Airlines 77 partito alle 08:20 da Washington-Dulles e diretto a Los Angeles con a bordo 53 passeggeri e sei membri dell’equipaggio; il quarto aereo caduto in Pennsylvania era decollato alle 08.42 da Newak-New Jersey ed era un Boeing 757 del volo United Airlines 93 diretto a San Francisco con 33 persone a bordo e sette membri dell’equipaggio. Tutti i passeggieri ed il personale all’interno dell’aereo morirono sul colpo. Per aumentare la portata della violenza, furono scelti aerei con destinazioni lontane e carichi di carburante per aumentarne l’esplosione. Si scoprirono anche telefonate e messaggi di aiuto durante le fasi del dirottamento così tutti hanno potuto comprendere cosa stavano vivendo i passeggeri e le intenzioni dei terroristi.

Il primo volo si schiantò sulla Torre Nord tra il 93° ed il 99° piano, il secondo aereo sulla Torre Sud tra il 77° ed l’85°.

Chi mai aveva ideato e voluto quella tragedia immane?

Al Qaeda, Osama Bin Laden e la guerra al terrorismo: il Mondo ha un nuovo nemico

La sera dell’11 settembre 2001 l’America si leccò le ferite: era stata colpita al cuore. In maniera inaspettata e violenta. Cattiva ed infame. Cinica e senza pietà.

Complessivamente negli attacchi dell’11 settembre morirono 2.977 persone ed il ferimento di oltre seimila. Tante persone morirono nei giorni successivi e nei mesi e negli anni successivi per le ferite riportate e per i danni respiratori subiti. Persero la vita, secondo i dati, persone di 66 nazionalità diverse. Morirono anche 411 soccorritori, la maggior parte vigili del fuoco.

I fatti dell’11 settembre 2001 piegarono anche l’economia americana, tanto che Wall Street, la Borsa, rimase chiusa fino al 17 settembre e perse tantissimi punti. Gli indici NYSE e Dow Jones crollarono: oltre il 14%. Anche la zona di Manhattan fu colpita economicamente dagli attacchi. Per non parlare delle difficoltà delle compagnie aeree nei mesi successivi.

Molti paragonarono i fatti dell’11 settembre 2001 a ciò che successe a Pearl Harbour, alle Isole Hawaii, l’8 dicembre 1941 quando migliaia di kamikaze giapponesi si schiantarono con i loro aerei contro le basi americane sull’isola. Quell’episodio, che causò oltre 2.500 morti e 1.380 feriti, portò all’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale. I giorni successi l’11 settembre diversi Stati aumentarono l’allarme ed i controlli all’interno dei propri confini: era troppa la paura di emulazione da parte di altri terroristi.

Le Torri gemelle erano state già bersaglio dei terroristi il 26 febbraio 1993 quando un’autobomba esplose nei sotterranei del WTC portando alla morte sei persone e oltre mille rimasero ferite: il responsabile era stato Ramzī Yūsuf, terrorista pakistano aiutato da altri cinque complici. Le Torri gemelle però non crollarono e i danni furono riparabili.

Anche la NATO si era mossa parlando di violazione dell’articolo 5 del Patto atlantico,

il quale spiegava che “…un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva […] assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”. Neanche durante la Guerra fredda si era parlato di violazione dell’articolo 5. Ma i tempi erano cambiati, tutto era cambiato.

L’FBI si era mossa in maniera categoria e mise in piano la più grande indagine degli USA, la PENTTBOM (Inchiesta sulle esplosioni del Pentagono e delle Twin Towers), ed in pochissimi giorni aveva trovato elementi sicuri per affibbiare la responsabilità degli attacchi ad Al Qaeda e del suo leader, Osama Bin Laden. E si scoprirono i nomi dei dirottatori ed il loro capo, l’egiziano Mohamed Atta. In tutto erano stati impiegati diciannove kamikaze.

Questi dirottatori furono scelti per la loro brillantezza, la loro devozione verso l’islamismo, la loro spigliatezza nel parlare inglese e dopo aver fatto prove, nei mesi e negli anni passati, di guida di aerei. Nulla quel giorno fu lasciato al caso, tutto fu provato e riprovato. Tutto andò (purtroppo) in porto.

Nonostante fossero controllati e intercettati dall’intelligence americana da tempo, nessuno mosse un dito per fermarli nelle settimane precedenti.

Se da una parte Bush ottenne un’impennata dei sondaggi come gradimento (visto che fino a quel momento non godeva, nonostante si fosse insediato solo il 21 gennaio precedente) per ciò che fece nei giorni successivi, nel Paese aumentarono eventi contro persone di religione islamica e contro quelle provenienti da Paesi mediorientali e contro i luoghi di culto. Le organizzazioni musulmane con sede negli USA mostrano sin da subito vicinanza e condannarono le gesta dei diciannove dirottatori e di chi praticava un islamismo radicale. Ed aiutarono con i mezzi a loro disposizione Manhattan.

Ma che cos’era Al Qaeda?

Traduzione de “la Base”, questo è un gruppo islamista sunnita (la parte dell’islamismo più numerosa) creato verso la fine degli anni 80 (durante le fasi finali della guerra fra Afghanistan e Unione Sovietica iniziata nel dicembre 1979) da Osama Bin Laden. Il suo credo era il fondamentalismo islamico colpendo soggetti ed istituzioni considerate (secondo lei) “infedeli” e nemiche dell’islamismo.

Oltre a Bin Laden, i vertici di Al Qaeda sono capitanati da Ayman Al-Zawahiri, l’ideologo dell’organizzazione.

Al Qaeda detestava gli USA per via della loro alleanza con Israele, per la loro presenza in Arabia Saudita e perché avevano sanzionato troppo duramente l’Iran. Un odio recondito e covato da anni.

I terroristi erano kamikaze, persone che per compiere le loro gesta si imbottivano di esplosivo facendosi esplodere in luoghi particolari, causando più morti e danni possibili. Questi kamikaze erano addestrati ed erano impegnati nella jihad, fare in modo con qualsiasi sforzo che i concetti islamici si potessero diffondere nel Mondo (anche arrivando alla “guerra santa” affinché tutti si convertano all’islamismo). L’idea di Bin Laden era la fatwa, la condanna a morte verso tutti coloro che si mettevano contro l’islamismo, i suoi concetti e i loro praticanti. Gli americani e i loro alleati vennero dipinti dagli estremisti islamici come “crociati” da combattere per stabilire nel Mondo le teorie islamiche.

Con la scoperta di Al Qaeda ed i suoi “interessi” in Afghanistan, il 7 ottobre 2001 iniziò la cosiddetta “guerra al terrorismo” da parte degli Stati Uniti per vendicare i morti dell’11 settembre e per consegnare alla giustizia i talebani, ovvero gli studenti afghani che professavano un islamismo militante che combatteva chi si opponeva all’islamismo e che furono il “braccio armato” della sharia (le regole da seguire pedissequamente per diventare islamici) e del fondamentalismo. Nonché protettori di Bin Laden in Afghanistan.

Obiettivo: sradicare i talebani da quel territorio ed arrestare Bin Laden. Per questo George W. Bush, il 20 settembre 2001, aveva parlato di “guerra al terrorismo”. La guerra al terrorismo, secondo l’idea di Bush, era quella di sconfiggere il terrorismo, le loro organizzazioni, i loro rifugi, le loro basi ed i loro affiliati e fare in modo che tutto il Mondo potesse unirsi per sconfiggere il terrorismo.

Il 26 settembre 2001 fu emanato il Patriot Act, una norma che andava a dare più forza e poteri a CIA, FBI e NSA (la Agenzia di Sicurezza Nazionale) affinché si potessero scoprire terroristi islamici e ridurre la possibilità di altri attentati. Fu un “act” molto criticato e perverso perché andava a ledere la privacy dei cittadini, la loro libertà e la loro libertà di opinione. Ma pur di stanare i talebani ed i loro fiancheggiatori gli Stati Uniti d’America andarono oltre.

L’operazione militare contro l’Afghanistan fu detta “Enduring Freedom” (Operazione Libertà Duratura) che durò dal 7 ottobre 2001 al 28 dicembre 2004 con la presenza di otto Stati con il contributo militare di altri 14 e la collaborazione di Pakistan, Bahrein, Giordania e Uzbekistan.

Tra il 2001 ed il 2005, Al Qaeda è stata poi responsabile di una serie di attentati sanguinosi in Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa: gli attentati più violenti sono stati quello di Bali (il 12 ottobre 2002 che causò 202 vittime e oltre 200 feriti), quello di Madrid (alla stazione della metropolitana “Atocha” di Madrid l’11 marzo 2004, che causò 192 vittime e duemila feriti) e Londra (7 luglio 2005 con oltre cinquanta vittime e oltre settecento feriti).

Bin Laden si dichiarò sempre estraneo agli attentanti, ma in un video apparso nell’autunno 2004 ammise era stato colui che aveva architettato gli attacchi dell’11 settembre. Per dieci anni, Bin Laden fu il ricercato numero 1 da parte dell’FBI con una taglia sulla sua testa di oltre 10 milioni di dollari. Osama Bin Laden fu ucciso in un conflitto a fuoco il 2 maggio 2011 ad Abbottabad, in Pakistan, per mano di un gruppo di assalitori americani anti-terrorismo e del corpo speciale della Marina.

L’invasione americana dell’Afghanistan è terminata dal maggio 2021 con il ritirato del contingente americano. Militarmente, la guerra al terrorismo si è rivelata un boomerang: Bin Laden è stato ucciso, ma i fatti dello scorso agosto hanno catapultato il Paese mediorientale indietro di vent’anni, dal 31 agosto non ci sono più militari americani sul suo territorio, i talebani sono tornati al potere e la situazione, dal punto di vista sociale, è peggiorata.

Cosa rimane oggi di quell’11 settembre 2001

L’America e l’Occidente quella mattina di venti anni fa si rivelarono fragili come un qualsiasi Stato del Mondo: la potenza mondiale economica e militare numero uno stata colpita nel suo ventre. Nessuno era più al sicuro. Gli USA erano diventati di colpo un Paese come gli altri, ma che aveva pagato caro quella giornata con un danno morale e psicologico (oltre che economico) incredibile che nessuno avrebbe mai previsto e voluto.

Nelle settimane e negli anni successivi, furono pubblicate anche idee complottiste contro i fatti dell’11 settembre 2001, tesi che non avvaloravano i fatti ma che sostenevano che gli attentati erano stati una macchinazione ordita dagli Stati Uniti d’America per combattere, con una “scusa”, l’islamismo radicale in Medio Oriente. Fra le tesi più contestate, il fatto che era impossibile che le Torri gemelle potessero sgretolarsi vista la loro composizione: molti complottisti sostennero che le Torri crollarono perché al piano terra furono posizionate delle bombe che esplodendo, tempo dopo lo schianto dei due aerei, avrebbero fatto crollare le Torri gemelle. Tutto dimostrato come falso perché le Torri crollarono per ciò che successe con l’”entrata” dentro di loro dei due aerei lanciati a fortissima velocità (750 km/h il primo, 950km/h il secondo) e carichi di carburante che causarono una serie di incendi che distrussero i due edifici. Fatto sta che le idee complottiste sono state smentite, mentre esiste da venti anni Ground zero, lo spazio (detto “Piano zero”) dove si innalzavano le Torri gemelle.

Ogni anno, in ricordo dell’attentato e delle vittime, dalla sera dell’11 settembre 2003 si erge il Tribute in light, due fasci di luce verticali rivolti verso il cielo che ricordano la forma delle Torri gemelle

Il 13 marzo 2006 sono iniziati i lavori per la costruzione del memoriale e del museo in ricordo delle vittime: il primo fu inaugurato l’11 settembre 2011 per il decennale, mentre il museo è operativo dal maggio 2014. A distanza di venti anni, la zona di Lower Manhattan colpita dagli attentanti è stata ricostruita, anche grazie alla costruzione di altri edifici, tra cui il celebre One World Trade Center inaugurato nel novembre 2014 e che è oggi il settimo grattacielo più alto del Mondo con i suoi 1.776 metri: 1776 è l’anno di nascita degli Stati Uniti d’America e quel numero ha un valore molto simbolico per gli americani.

Ogni 11 settembre c’è la commemorazione dei fatti con la lettura dei nomi di tutte le vittime degli attentati: un momento sempre toccante a distanza di anni dai fatti.

La pandemia, lo scorso anno, ha permesso un ricordo sottotono di quello che è successo l’11 settembre 2001: alla manifestazione partecipano sempre migliaia di persone ma il divieto di assembramento ha impedito la presenza di persone extra oltre alle famiglie delle vittime e la lettura del nome delle vittime è stata trasmessa in streaming. Ma pandemia o non pandemia, i fatti di quell’11 settembre non devono essere mai dimenticati.

La memoria è il ricordo di fatti ed eventi che hanno caratterizzato un qualcosa ed i nostri nonni sono (o sono stati), ad esempio, vere memorie storiche: chi più di loro può saperne sulla guerra, visto che in molti hanno combattuto o hanno visto i propri fratelli e parenti andare al fronte e, in alcuni casi, non tornare più a casa? Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”, asseriva Luis Sepúlveda.

I cittadini devono sapere cosa sono storia e memoria, perché entrambe fanno parte delle nostre origini. Tutto questo per sconfiggere il grande nemico della storia e della memoria, l’oblio. Se l’11 settembre 2001 qualcuno nel Mondo ha gioito, la maggior parte del Mondo è rimasta indignata, sconvolta e arrabbiata contro diciannove ragazzi che hanno sacrificato la loro vita per il loro ideale distruggendo la vita di 2977 persone e delle loro famiglie generando un odio a catena nel Mondo. Ovviamente loro credevano di essere dalla parte della ragione e volevano far pagare agli Stati Uniti d’America i problemi causati da loro in Medio Oriente.

Era necessario far morire 2.977 persone, ferirne oltre sei mila e distruggere la vita delle loro famiglie in quel modo? No. E per questo motivo l’11 settembre 2001 dovrà essere sempre ricordato come tragedia non solo americana ma anche mondiale. Per sempre.

Immagine in evidenza tratta da www.ilsussidiario.net