di Simone Balocco
Il 1983 è stato l’anno del computer “Lisa” di Apple, della Fiat Uno, dello “scudo spaziale” di Reagan, della sparizione di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, del ritorno della democrazia in Argentina dopo sei anni della dittatura della junta militar, dello scudetto della Roma e della vittoria della Nazionale italiana di basket agli Europei francesi.
Dal punto di vista cinematografico, il 1983 è stato un anno ricco di uscite: da “Zelig” di Woody Allen a “Scarface”, da “Una poltrona per due” a “Il grande freddo” fino a “La notte di San Lorenzo”, “Io, Chiara e lo Scuro” e “State buoni se potete”. Agli Oscar trionfò “Gandhi” che si portò a casa “miglior regia” (con Richard Attenborough), miglior attore maschile (Ben Kingsley), miglior sceneggiatura, miglior fotografia, miglior scenografia, migliori costumi e miglior montaggio (andando in nomination per migliore colonna sonora drammatica, miglior trucco e miglior sonoro).
In Italia il 1983 cinematografico è stato l’anno di un film che ha fatto storia, la regia di Carlo Vanzina e soggetto del fratello Enrico: “Sapore di mare”. Considerato il capostipite di un genere che tornerà in voga sogli negli anni Duemila, ovvero i “cine-cocomeri” (film comici ambientati in luoghi di villeggiatura estiva che si contrapponevano ai “cine-panettoni”, ambientati in località di montagna), questa pellicola, che ha incassato oltre 10 miliardi di lire del tempo (oggi oltre i 18 milioni di euro), era ambientata nel 1964 nella località di Forte dei Marmi, in Provincia di Lucca, luogo in quegli anni di una sorta di “dolce vita” al sapore di salsedine.
“Sapore di mare” è un intreccio di storie tra persone di diversa estrazione sociale e provenienza geografica che sulle spiagge della celebre cittadina toscana raccontava uno spaccato dell’Italia del tempo: quella del “miracolo italiano”, quella che si stava lasciando alle spalle la guerra, le difficoltà e la povertà di un tempo per entrare in un periodo prospero e spensierato.
Il successo di “Sapore di mare” è stato clamoroso, i botteghini furono sbancati e l’anno dopo fu girato il seguito (“Sapore di mare 2 – Un anno dopo”), con vecchi e nuovi attori. Il sequel però non replicò il successo precedente, ma tant’è.
I protagonisti di “Sapore di mare” sono due famiglie in vacanza al “Forte”: i milanesi Carraro e i napoletani Pinardi. Queste famiglie sono composte da padre, madre e due coppie di figli: Felicino e Luca, Paolo e Marina. Luca si innamora di Marina e Paolo si innamorerà di Susan, la fidanzata londinese poco compresa e snobbata dallo stesso Felicino. Il padre di Felicino e Luca era Ugo Bologna nel classico suo ruolo del “cumenda”, mentre gli attori napoletani Gianfranco Barra e Annabella Schiavone sono quelli di Paolo e Marina (con la madre molto apprensiva, ma a cui non dà fastidio che la figlia si frequenti con l’erede del ricco industriale milanese).
Intorno a loro, altre famiglie e altri personaggi: la famiglia Balestra con il marito “bauscia” e l’annoiata moglie Adriana (interpretati da Guido Nicheli e Virna Lisa); una giovanissima Isabella Ferrari fidanzata con il sofisticato ed intellettuale Gianni (che flirta con la più “matura” Adriana per poi capire che era tutto un abbaglio); i gemelli toscani Pucci, Giorgia (Giorgia Florio), Maurizio (Giorgio Vignali), Cecco il fotografo (interpretato da Enio Drovandi) e il bagnino Morino, interpretato dal caratterista romano Ennio Antonelli.
Forte dei Marmi diventa la location di amori, tradimenti e momenti di spensieratezza in quella stagione dell’anno che piace a tutti: l’estate. E il film (che sembra durare almeno tre settimane) vede amori, tradimenti e momenti di ilarità tra “gite” sul pattìno, bagni, corse in motoretta e le serate a “La capannina”, il tempio del divertimento italiano degli anni ’60 sulla spiaggia della località più famosa della Versilia.
I veri protagonisti del film sono Luca e Marina: da una parte il “farfallone” figlio di papà milanese che pensa solo a divertirsi e a prendere in giro le persone e dall’altra la giovane Marina, che si innamora di quello scapestrato ragazzo milanese che lo affascina con le sua avances e con la sua simpatia. La relazione tra i due ragazzi è il momento più sentimentale della pellicola di Vanzina, ricca di scene e trovate divertenti.
Verso la parte finale del film si vede che su Forte dei Marmi sta piovendo: la pioggia di fine agosto-inizio settembre significa che l’estate sta finendo (giusto per parafrasare una canzone iconica degli anni ’80) e che presto si sarebbe tornati tutti presto alle proprie attività una volta tornati a casa: chi al lavoro, chi a scuola, chi all’università e con tutta la routine che ne consegue.
Tutti si riparano in un bar: Marina scopre che Luca non era single come aveva fatto credere, ma aveva una ragazza di nome Veronica. Luca dice a Marina che era arrivata la sua ragazza e che sarebbero partiti per Milano nel pomeriggio, quindi poco dopo.
Segno che quella sarebbe stata l’ultima volta che i due si sarebbero visti, nonostante Luca le abbia detto che le avrebbe scritto e che una volta giunto a Milano l’avrebbe lasciata. A Marina scendono le lacrime per la tristezza dell’amara scoperta, ma a Veronica che le ha chiesto se stesse piangendo lei rispose che era la pioggia sul suo viso.
Gli ultimi cinque minuti di pellicola vede tutto spostato al 1982, diciotto anni dopo gli eventi narrati. Il luogo è sempre “La Capannina” e si nota che ad un tavolo ci sono Marina e Susan: Marina si è sposata con un altro uomo, mentre Susan si è sposata con Paolo, il fratello di Marina che durante l’estate di 18 anni prima le aveva fatto una corte spietata e che alla fine era riuscito a farla innamorare.
Susan fa notare a Marina che ad un altro tavolo erano da poco entrati i loro ex di diciotto anni prima, Felicino e Luca. Marina vuole andare a parlare con Luca, giusto per sapere come stava a distanza di tanti anni. Susan non vuole andare perché non avrebbe saputo dire nulla a Felicino (immaginando che da quell’estate 1964 i due non si siano mai più scritti o ritrovati). Marina invece prende coraggio e si avvicina ai due fratelli, invecchiati molto, ma ancora non legati definitivamente con nessuna donna nonostante fossero lì con due ragazze molto più giovani di loro.
Marina si trova davanti a Luca e lo saluta, lui la guarda e la saluta, ma non sa palesemente chi abbia davanti. Poi fa finta di riconoscerla, hanno un breve colloquio e Felicino la riconosce, ma non dice nulla al fratello. A distanza di anni, i due fratelli Carraro, “figli di papà”, non sembrano cambiati (soprattutto Felicino): Marina saluta Felicino con sufficienza e con lo sguardo capisce che non ha tempo da perdere con lui che negli anni non è cambiato, mentre tutta la sua attenzione è rivolta a Luca, quello che le avesse cambiato la vita e fatto conoscere l’amore. Alla fine Marina saluta Luca e se ne va. Luca non ha capito chi fosse quella ragazza e Felicino glielo ricorda e ci rimane molto male, vista la loro breve ma intensa storia d’amore (estiva) di diciotto anni prima.
Dopo l’incontro Marina-Luca, c’è una carrellata di altri protagonisti “trasportati” diciotto anni dopo: Gianni si è lasciato con Selvaggia, è diventato giornalista (mestiere che voleva fare in gioventù) ed è impegnato sentimentalmente con un’altra ragazza, ma non si è mai sposato; Selvaggia è divorziata e convivente con un uomo più grande di lei; Adriana balla con un ragazzo molto giovane che si scopre essere il figlio (ma solo perché lui lo dice).
Prima che Marina esca dal locale, un cameriere de “La Capannina” la ferma e le dà un foglietto, lo legge e si sente, fuori campo, la voce di Luca che legge ciò che aveva scritto:
“Questo biglietto vale per tutte le lettere che non ti ho mai scritto.
A proposito: sei sempre la più bella!
Luca”
Marina cerca, con lo sguardo, Luca e lo trova: i due si guardano molto intensamente, Luca accenna un saluto e capisce di aver fatto un errore ad aver trattato in quel modo la ragazza diciotto anni prima, prendendola palesemente in giro.
Quegli ultimi sessanta secondi di film (dalla consegna del foglietto a Marina ai titoli di coda) si possono considerare un vero capolavoro le note di una delle canzoni più belle ed intense della musica italiana, “Celeste nostalgia” di Riccardo Cocciante, uscita proprio nel 1982.

In quei secondi finali Marina e Luca non parlano, ma si dicono tanto: è la gioventù che non c’era più, sono gli errori in amore fatti e l’aver dato tanto per scontato. Luca capisce l’errore e magari pensa che se non l’avesse trattata male diciotto anni prima magari si sarebbero sposati e lui avrebbe smesso di fare il “farfallone”, trovandosi invece con il fratello a quasi cinquant’anni a “fare serata” con due ragazze molto più giovani di loro ma dentro di loro, vuoti d’amore.
Non sapremo mai se Luca e Marina avrebbero avuto un futuro insieme, ma sicuramente ha ragione Adriana quando, ballando con il figlio, alla sua domanda “Ma com’era l’epoca tua” risponde “Era diverso […] Mi sembra di ricordare che ci batteva il cuore!” . Questa battuta racchiude tutto: siamo invecchiati, rimpiangiamo il passato ma la nostalgia è bellissima perché ci fa ricordare come eravamo una volta.
“Sapore di mare” è un film da vedere almeno una volta nella vita: divertente, scanzonato, entusiasmante e ricco di battute diventate iconiche. Un film che racconta le estati di tanti di noi: amici che si ritrovano dopo un anno, amori che nascono all’alba e muoiono al tramonto, delusioni e falò fino all’alba cantando con una chitarra in braccio. Un periodo (la giovinezza) che non tornerà mai più, ma che è da vivere in quel momento come se non ci fosse un domani.
Non è un film capolavoro, “Sapore di mare”. Non è un film da Oscar, non è nella lista dei migliori dieci film della storia (neanche tra i primi 100 o 1.000), fatto sta che ogni volta che passa in tv in tantissimi lo guardano. Un film comico, estivo, capace in quel solo minuto di diventare un qualcosa di iconico, storico e malinconico.Questo film è stato il trampolino di lancio per alcuni attori del film: sicuramente per Christian de Sica che per la prima volta si cimentava in un personaggio non romano, per Isabella Ferrari che a 19 anni grazie a questa pellicola e al suo sequel (“Sapore di mare 2 – Un anno dopo”) ha avuto una carriera importante, così come Guido Nicheli, diventato famoso poi con il nick “Dogui”. È stato il trampolino di lancio per Jerry Calà che, una volta chiusa l’esperienza con “I Gatti di Vicolo Miracoli”. è stato uno degli attori italiani più noti degli anni ’80 e ’90. Virna Lisi, attrice già nota, scettica sulla sua partecipazione alla pellicola, prese parte al film su spinta del figlio e la sua matura, ricca ed annoiata Adriana Balestra le è valso il David di Donatello (gli Oscar del cinema italiano) ed il Nastro d’argento come “migliore attrice non protagonista”. Marina Suma nel 1981 aveva vinto con “Le occasioni di Rosa” (girato con l’allora compagno Angelo Cannavacciuolo, il “Paolo Pinardi” di “Sapore di Mare”) un David di Donatello ed un Nastro d’argento e tra gli anni ’80 e ’90 aveva girato diversi film tra il comico ed il drammatico sentimentale: ha fatto poi tanta tv e tanto teatro, ma è ricordata per sempre per quello sguardo intendo ed ancora innamorato del 1982 a “La capannina” rivolto al ragazzo dell’estate di diciotto anni prima.
Il 23 dicembre 1983 uscì nelle sale “Vacanze di Natale”, il primo “cine-panettone” della storia cinematografica italiana con protagonisti cinque dei protagonisti di “Sapore di mare” (Jerry Calà, Christian de Sica, Karina Huff, Guido Nicheli e Paolo Baroni, uno dei gemelli Pucci). Ma questa è un’altra storia.
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