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Città di Novara

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Novara FC 2025/2026: le cose da ricordare

DiSimone Balocco

Apr 30, 2026

di Simone Balocco

 

Nonostante la stagione negativa, ecco alcuni momenti/situazioni degne di essere ricordate.

 

La nascita dell’Advisory Board

L’11 marzo 2026 rimarrà una data epocale nella storia non solo del calcio novarese, ma anche di quello nazionale: nasce il primo Advisory Board di una squadra di calcio.

Introdotto con la riforma sul diritto dello sport in base al decreto legislativo 36 del 2021, all’articolo 13 comma 7 si prevede la presenza obbligatoria di questo organismo (con potere consultivo e propositivo) per la tutela degli interessi dei tifosi all’interno dei CdA delle società. Il Novara Football Club è diventata la prima società italiana a dotarsi di questo organismo che ha la funzione di portare alle riunioni del Consiglio di Amministrazione (presieduto da Fabio Boveri) le istanze della tifoseria e non solo. Come riporta il comunicato stampa della società, i compiti dell’Advisory Board sono la “promozione dell’identità novarese, la tutela della nostra tradizione, la diffusione della cultura sportiva e un forte impegno verso lo sport inteso come strumento di inclusione sociale”. L’Advisory Board serve, quindi, ad avvicinare di più i tifosi alle società. I membri dell’Advisory Board del Novara FC sono nove: tre ex Presidenti del Novara Calcio (Carlo Accornero, Paolo Baraggioli e Carlo Manzetti), tre rappresentanti della tifoseria (Claudio Barbaini del Coordinamento Cuore Azzurro, Roberto Durante de I Fedelissimi ed Enrico Trovati dell’Associazione Tifosi Novara), due sponsor della società (Valter Feston di Sim Immobiliare e Alessandro Quattrocchi di 4bitat) e Rosalba Fecchio, delegata provinciale del CONI a rappresentare il volto istituzione dello sport novarese. Agli incontri partecipa anche il sindaco di Novara Alessandro Canelli. Carlo Accornero sarò il presidente ed Enrico Trovati il vice-.

Il Novara FC diventa così la prima squadra italiana, a livello pro e dilettantistico, a dotarsi di questo organo.

 

L’introduzione del Football Video Support (FVS)

La grande novità di questa stagione in Serie C è stata, senza dubbio, l’introduzione del Football Video Support (o FVS), un supporto in aiuto all’arbitro per diminuire gli errori durante il corso di una partita.

Con questa nuova procedura, sono cinque le persone preposte al controllo (arbitro, due guardalinee, quarto uomo e addetto al FVS).

Rispetto al VAR (Video Assistant Referee), di cui è una sorta di “fratello minore”, il FVS dinamiche diverse, anche se è basato sui quattro “principi” del VAR: regolarità di una rete (fuorigioco); assegnazione di un calcio di rigore; espulsione diretta di un giocatore (no doppia ammonizione); evitare scambi di persone nell’assegnazione dei cartellini.

Se il VAR vede un collegamento tra l’arbitro in campo e la postazione di Lissone, in Serie C a chiamare il FVS sono i tecnici delle due squadre, i quali hanno a disposizione due “card” a partita da consegnare al quarto uomo, il quale poi chiamerà l’arbitro a visionare l’azione incriminata. L’arbitro visiona i filmati indossando una cuffia e al suo fianco ha l’addetto al FVS che gli fa vedere le immagini provenienti da due postazioni fisse sul campo. Se la “card” ha portato ad una modifica della situazione (es. arbitro concede il rigore ma dopo FVS il rigore non viene assegnato), all’allenatore rimane ancora con la “card” da utilizzare ancora una volta durante il corso della partita, mentre in caso opposto (es. rigore concesso anche dopo il richiamo al FVS), l’allenatore che ha chiesto la revisione perde la “card”, rimanendo poi con una sola da usare durante il restante corso della partita.

Il FVS sarà confermato anche la prossima stagione e si pensa di introdurlo anche in Serie A.

 

La “pareggite”

Il Novara FC ha chiuso il campionato al tredicesimo posto in classifica con 47 punti, frutto di nove vittorie, altrettante sconfitte e venti pareggi, con quaranta gol fatti e trentanove subiti. Sulla classifica deficitaria hanno pesato (e non poco) i tanti pareggi. Di questi, nove sono arrivati in casa e undici in trasferta, suddivisi in sette pareggi in rimonta (il Novara ha pareggiato rimontando lo svantaggio iniziale) e tredici “recuperi” (l’avversario ha pareggiato la posizione di svantaggio nei confronti del Novara). Con i se e con i ma la storia non si fa e, di conseguenza, anche il calcio, ma se non si fosse fatto rimontare così tante volte, probabilmente Ranieri e compagni non avrebbero chiuso anticipatamente il campionato e avrebbero giocato i play off. Si è anche parlato tra i tifosi (tra il serio ed il faceto) della possibilità del Novara di superare il record di pareggi realizzati dalla Massese nel campionato di Serie C 1972/1973, quando su trentotto partite ne pareggiò ben venticinque. Oppure il primato della Ternana, che nella stagione 1983/1984 di Serie C1 pareggiò ventidue partite su trentaquattro. In entrambi i casi, i bianconeri toscani e le “fere” si salvarono a fine stagione. L’unica (grandissima) differenza tra i pareggi del Novara FC e delle altre due squadre menzionate è che a quei tempi la vittoria valeva due punti e, quindi, pareggiare significava una “mezza” vittoria, mentre oggi con la vittoria che vale tre punti il pareggio è una “mezza” sconfitta.

 

Le trasferte vietate ai tifosi azzurri

Si dice che i tifosi sono il dodicesimo uomo in campo: senza di loro non ci sarebbe (ovviamente) il tifo, né in casa né in trasferta, e la voglia di andare allo stadio. Tante squadre decidono di ritirare la maglia numero 12 proprio come segno di rispetto verso i propri supporters. I giocatori ringraziano sempre i tifosi e dicono che la loro mancanza è un segno negativo. A Novara, i tifosi non sono mai mancati né al “Piola” né lontano da viale Kennedy, ma quest’anno, dalla ventisettesima giornata a match conclusivo del “Corioni” contro l’Ospitaletto, c’è stata un’eccezione. A seguito dei fatti accaduti prima, durante e dopo la partita contro la Pro Vercelli del 1° febbraio, il Ministero dell’Interno ha vietato per tutta la stagione (fino al 30 giugno, quindi) le trasferte ai tifosi del Novara: mai prima d’ora il tifo novarese è stato penalizzato in questo modo, impedendo quindi ai supporters le trasferte di Trieste, Arzignano, Verona (“sponda” Virtus), Lecco, Meda (“sponda” Renate), Vicenza e Ospitaletto. Una decisione molto criticata dalla tifoseria.

Dopo le vittorie esterne senza tifosi al seguito, i giocatori del Novara si sono fatti immortalare con una sciarpa dedicando le vittorie ai tifosi stessi.

Dalla prossima stagione, i tifosi del Novara potranno tornare a seguire gli azzurri in trasferta senza nessun problema. Problema che ciò accadrà da metà agosto in poi, quando inizierà la nuova stagione sportiva.

 

L’ennesimo cambio allenatore

La stagione appena conclusa ha visto in sella due allenatori: dal 17 giugno al 23 dicembre Andrea Zanchetta e dal 29 dicembre (fino al 30 giugno, salvo rinnovo) Andrea Dossena. Zanchetta è stato esonerato dopo il pesante 0-3 casalingo contro l’Ospitaletto del 18 dicembre: Dossena, già allenatore in passato di Crema, Pro Vercelli e Spal, è diventato l’ottavo allenatore del club dalla sua fondazione. Zanchetta ha sempre (e solo) avuto esperienze con squadre giovanili, però ad alti livelli: tra il 2013 ed il 2025, ha vinto una Supercoppa Primavera con la Juventus, due scudetti e due Supercoppe Italia con l’Inter Under 17 ed il campionato nazionale “Primavera 1” sempre con i nerazzurri milanesi. Novara è stata quindi la sua prima esperienza tra i “grandi”. Le aspettative nei suoi confronti erano (abbastanza) alte, ma si sapeva che avrebbe potuto avere dei limiti (dovuti, come detto, al fatto di non aver mai allenato prime squadre). In diciannove partite, il Novara di Zanchetta aveva totalizzato 21 punti, posizionandosi al 15° posto in classifica, in piena lotta play out. L’antivigilia di Natale il tecnico biellese è stato poi esonerato, nonostante avesse firmato un contratto biennale. Il tecnico di Sandigliano ha pagato lo scotto della “prima volta” ed una squadra che non riusciva ad imporsi e che pareggiava troppe volte (dodici volte in diciannove partite). Al suo posto il ds Federico Boveri ha chiamato Andrea Dossena, di sette anni più giovane di Zanchetta, con una carriera da calciatore a grandi livelli (come Zanchetta), ma con un buon bagaglio di esperienza da mister, facendogli firmare un contratto fino al 30 giugno prossimo.

Partito con tre pareggi nelle prime tre partite, il Novara di Dossena ha battuto poi 3-1 la Pro Patria e perso la partita di ritorno di Vercelli. La partita del “Piola” di via Massaua è stato il terzo punto più basso (fino a quel momento) della stagione, con i tifosi arrabbiati con società, squadra e allenatore. Quella partita è stata però la svolta, perché dalla partita successiva (in casa contro l’Union Brescia il 7 febbraio) a quella tra le mura amiche contro l’Alcione Milano (22 aprile), il Novara è risalito in classifica, issandosi in zona play off. La squadra sembrava totalmente diversa, nonostante non ci siano stati scossoni con il mercato invernale (tre cessioni non di peso ed un arrivo di un giocatore dalla Serie D), la squadra correva e giocava bene, facendo ben sperare per il finale di stagione e la blindatura dei play off. Si è parlato perciò di un “effetto Dossena”. Poi sono arrivate in successione quattro sconfitte consecutive (due in trasferta, due in casa con tre gol segnati e dieci subiti contro Renate, Lumezzane, Vicenza e Cittadella) che hanno abbattuto l’ambiente, tanto che la sconfitta di domenica 19 aprile contro il Cittadella (0-1 per i padovani) ha chiuso definitivamente il discorso play off per gli azzurri. Il 25 aprile, giorno dell’ultima partita di regular season, il Novara ha sconfitto in trasferta l’Ospitaletto, interrompendo la striscia negativa.

Starà alla dirigenza vedere cosa fare con Dossena: un sondaggio da parte di un sito di tifosi azzurri ha sancito la riconferma di Dossena. Ai posteri l’ardua sentenza, o meglio alla famiglia Boveri l’ardua sentenza.

 

Il coast-to-coast di Riccardo Collodel contro il Lumezzane

Il gol è l’essenza del calcio, si sa. E segnare un gol che riapre una partita è un’emozione molto forte. Questa emozione l’ha provata, senza ombra di dubbio, Riccardo Collodel al minuto 49’ di Novara-Lumezzane, con i bresciani avanti 0-1. Il numero 19 azzurro ha insaccato dopo una bella azione che ha visto la palla da Morosini sulla destra per Valdesi. Il numero 70 azzurro ha crossato in mezzo, il portiere avversario Drago l’ha deviata ma sulla ribattuta Collodel ha fatto 1-1. Secondo gol stagionale per il centrocampista di Lumellogno dopo quello contro l’Albinoleffe alla settima giornata.

Collodel, una sorta di nuovo “Capitan Futuro” per la squadra, dopo la rete si è fatto un coast-to-coast di undici secondi per andare a festeggiare il gol sotto la “Udovicich” con i tifosi azzurri. Una grande corsa ed un grande gesto, vanificato poi dai gol di Iori e Anatriello che hanno chiuso il risultato sull’1-3 finale per la squadra di mister Troise. Ma la corsa di Collodel è stato uno dei gesti più belli ed intensi di tutta la stagione azzurra.

 

Il secondo mancato accesso consecutivo ai play off

Il Novara FC ha chiuso il campionato al tredicesimo posto, a cinque punti dal decimo occupato dalla Giana Erminio. Per il terzo anno di fila, il Novara non ha preso parte ai play off promozione: c’è da risalire alla stagione 2022/2023 (la prima del club tra i professionisti) per vedere gli azzurri giocare i play off. Dopo di allora sono arrivati un diciassettesimo posto (e disputa dei play out, poi vinti, contro il Fiorenzuola), un undicesimo e un tredicesimo posto. Tre campionati molto deludenti, soprattutto questo appena terminato che ha visto gli azzurri conquistare 47 punti, cinque in meno rispetto alla stagione 2022/2023 e cinque in meno rispetto alla scorsa (e quattro in più rispetto alla stagione dei play out).

La delusione sia tra i giocatori e la squadra è molto forte, visto che l’organico a disposizione prima di Zanchetta e poi di Dossena era da piena zona play off: un altro campionato “buttato” e un’estate che vedrà altre cessioni e altri arrivi sotto la Cupola. I tifosi sono i più amareggiati, in quanto per il secondo anno di fila vedranno le loro vacanze (calcistiche) iniziare ancora (come lo scorso anno) al 25 aprile, vedendo le avversarie sognare per la promozione in Serie B, categoria che dalle parti azzurri manca dalla stagione 2017/2018 (anche se allora si parlava del Novara Calcio).

 

La sconfitta dei due “derby del riso” contro la Pro Vercelli

Una stagione si compone di 38 partite. Per i tifosi del Novara, sono prettamente due le partite fondamentali di un intero campionato: le due partite contro la Pro Vercelli.

Le due squadre, da sempre rivali e facenti parte del Quadrilatero piemontese del calcio, attendono i due incontri con molta trepidazione. Soprattutto le tifoserie, che si spostano in massa tra il “Piola” azzurro e quello bicciolano: per loro conta vincere sì sul campo, ma anche sugli spalti.

In questo campionato entrambe le partite le ha vinte la Pro Vercelli, il 21 settembre a Novara ed il 1° febbraio a Vercelli. Due brutte partite (soprattutto quella casalinga) per il Novara che ha pagato pegno contro la squadra allenata da Michele Santoni. Marcatori delle due partite Sow e Akpa Akpro, sfruttando errori di giocatori azzurri: il gol di Akpa è stato, però, molto bello dal punto di vista stilistico. Entrambe le reti sono state segnate sotto i settori dei tifosi novaresi: una beffa ancora più atroce.

In totale, Novara e Pro Vercelli si sono affrontate 92 volte (la prima datata 7 novembre 1912) ed il computo vede trentasette vittorie Novara, ventinove vittorie Pro e ventisei pareggi. Il Novara ha perso gli ultimi tre derby di fila (uno in casa, due fuori): ultima vittoria casalinga risale al 24 settembre 2024 (1-0, gol di Bertoncini) mentre l’ultima vittoria esterna esattamente a due anni prima (1-2, gol azzurri di Gonzalez e Galuppini).

Nonostante le due sconfitte, il Novara ha chiuso il campionato per un punto davanti ai bicciolani (47 a 46) al tredicesimo posto, di una posizione avanti alla “Pro”.

Appuntamento ai prossimi due derby che si giocheranno la prossima stagione. Ovviamente i tifosi azzurri sperano di invertire la rotta e tornare a vincere le due partite contro gli eterni rivali l’oltre Sesia: l’ultima volta che il Novara vinse il derby sia all’andata che al ritorno risale alla stagione 2012/2013. Il trend è sicuramente da invertire.

 

Il ricordo di Raffaele

Nel calcio l’importanza dei tifosi è fondamentale: non può esserci una vera partita senza gli spalti gremiti. I tifosi fanno la differenza, in ogni stadio, in ogni categoria. Il bello di questo sport risiede anche nelle rivalità tra tifoserie: le curve sono il luogo del tifo più caldo, dove si canta e si incita per 90 minuti (più recupero), sia che la squadra vinca o perda. Ma è durante le partite più sentite (i derby o le rivalità storiche) che le curve fanno la differenza.

I tifosi del Novara, ad esempio, hanno alcune forti rivalità: una di queste è con la Pro Patria. E per entrambe le tifoserie, il “derby del Ticino” non è una partita come le altre: la breve distanza tra Novara e Busto Arsizio porta al “Piola” quanto allo “Speroni” tanti tifosi che varcano il Ticino per assistere ad una partita che trasuda di storia ed è una classica del calcio italiano, anche se di provincia. Una partita che si è disputata la prima volta addirittura il 15 aprile 1910.

Domenica 21 febbraio Novara-Pro Patria si è conclusa 3-1 per i ragazzi di mister Dossena, ma il momento più alto dell’incontro si è tenuto alle ore 14:10 quando una delegazione di “Nuares” (il gruppo ultras del Novara in curva “Udovicich”) si è incamminata in silenzio verso la curva ospiti con un grosso mazzo di fiori: è stato posato in ricordo di Raffaele, il tifoso bustocco che il 25 gennaio dello scorso anno caduto nel fossato del “Piola”. Ricoverato in condizioni disperate al “Maggiore”, Raffaele, 42 anni, è spirato poi lunedì 3 febbraio 2025, lasciando nella disperazione non solo i suoi famigliari, ma tutta curva dei “tigrotti” che avevano perso un compagno di tantissime partite. Durante la degenza del tifoso della Pro Patria all’ospedale di Novara, i supporters azzurri hanno esposto uno striscione in cui esprimevano la loro forte vicinanza al ragazzo e ai tifosi di Busto Arsizio nonostante la rivalità tra le due squadre (“Oltre ogni rivalità/Raffaele lotta da ultrà”). Un lungo e sincero applauso è poi partito da tutti i presenti dello stadio novarese, con lo speaker che ha ricordato la scomparsa del giovane tifoso. Dopo la delegazione novarese, lo stesso gesto lo hanno ripetuto i capitani delle due squadre, Filippo Lorenzini e Davide Ferri.

Non si può morire durante una partita di calcio, ma ciò che hanno fatto i tifosi novaresi è molto da apprezzare: prima si è uomini e poi si è altro e i “Nuares” lo hanno dimostrato. Si è rivali in campo e sugli spalti, ma una volta finito lo spettacolo si torna tutti a casa e si aspetta la settimana successiva per andare a seguire la propria squadra del cuore. Purtroppo Raffaele questo non potrà più farlo, ma i suoi compagni di tifo lo faranno per lui e sempre lo faranno allo “Speroni” quanto in giro per l’Italia.

 

I cimeli nella Casa del Novara

Il fu Novara Calcio è stato estromesso dal professionismo il 26 luglio 2021 ed è stato dichiarato fallito il 10 gennaio 2023. Nato il 22 dicembre 1908, il Novara nella sua storia conta 13 partecipazioni alla Serie A, trentaquattro alla Serie B, ventiquattro alla terza serie nazionale (con tutte le sue varie denominazioni) e ventuno alla quarta. Nella stagione 1938/1939, gli azzurri erano arrivati in finale di Coppa Italia, perdendo sul “neutro” del “Nazionale” di Roma 2-1 contro l’Ambrosiana Inter.

Nei suoi centoquattordici anni di vita, il club ha vinto tanti trofei, soprattutto a livello giovanile. Ed il settore giovanile è sempre stato il fiore all’occhiello della società, soprattutto nel periodo 2009-2019 con la vittoria di due campionati “Berretti”, un titolo “Primavera 2” ed il campionato nazionale Under 15. Con la fine del Novara si temeva che questi trofei potessero andare persi e invece, grazie al Comune di Novara e all’Associazione Tifosi Novara, i cimeli sono tornati a casa. E la sede scelta per la loro esposizione è la “Casa del Novara”, il museo inaugurato il 12 settembre 2024 all’interno della sala hospitality del “Piola”. L’arrivo dei cimeli e la loro esposizione ha avuto una data particolare, giovedì 6 dicembre 2025: quel pomeriggio le nuove teche sono state scoperte alla presenza di Matteo Marani, presidente della Serie C.

I cimeli (ed il museo) si possono ammirare ogni volta che la “Casa del Novara” è aperta, ovvero la mattina della partita casalinga del Novara durante il campionato.

 

I cinquant’anni dello stadio “Piola”

Quest’anno il “Piola” ha festeggiato i suoi primi 50 anni di vita. Inaugurato il 22 gennaio 1976, giorno della festa patronale di San Gaudenzio, l’allora “Comunale” diventava la terza casa del Novara dopo il campo di via Lombroso e l’impianto di via Alcarotti. Dopo quarantacinque anni, il Novara lasciava l’impianto accanto al parco del Valentino, dove aveva disputato dodici campionati di Serie A e ventisette di Serie B. In quel 1976 il club allora presieduto da Santino Tarantola si apprestava a giocare per la sesta stagione consecutiva in Serie B.

Come era nato lo stadio “nuovo”? Nel 1971 la giunta Leonardi ha approvato il progetto di Antonio Nervi, ingegnere romano figlio di Pier Luigi, per costruire un impianto costato che sarebbe costato oltre 1,5 miliardi di lire del tempo. La zona di costruzione scelta è stata quella di viale Kennedy a ridosso del torrente Agogna nel quartiere Ovest (o San Paolo o “Madonna pellegrina”, come dir si voglia), a poche centinaia di metri da un altro innovativo impianto sportivo inaugurato due anni prima, il palazzetto dello sport, e dove ci sono già anche il bocciodromo e la pista di atletica.

In quel gennaio si tennero per due inaugurazioni dell’impianto: la prima istituzionale (il 18 gennaio, con la benedizione del vescovo di Novara del tempo, monsignor Aldo del Monte, davanti alle massime cariche politiche e civili e a circa 5mila spettatori assiepati nella nuova tribuna),  la seconda sportiva con l’amichevole tra il Novara e la Juventus campione d’Italia in carica allenata da Carlo Parola (fino a due stagioni prima, e per cinque anni, allenatore dello stesso Novara). Quattro F-104 partiti dall’aeroporto militare di Cameri fanno un volo radente e centinaia di colombi sono liberati nel cielo. Alle 14:30, da un elicottero è caduto il pallone dell’incontro. Madrina dell’evento Mita Medici, nota attrice e show girl del periodo, che dà il calcio d’inizio. La partita si è chiusa 2-1 per il Novara, con gol di Pietro Anastasi, autogol di Luciano Spinosi e gol vittoria azzurro del subentrato Gianni Pauselli (che in quella stagione giocherà una sola partita).

Tre giorni dopo il Novara ha debuttato ufficialmente in campionato nel nuovo stadio contro il Genoa: 1-1 con reti di Bruno Conti al minuto 83 e replica due minuti dopo di Alberto Marchetti. Il gol del forte giocatore di Montevarchi è, quindi, il primo gol del Novara nel nuovo impianto come fu per Mario Meneghetti in via Lombroso e Ezio Rizzotti al “Littorio”. Quella stagione il Novara si classifica sesto, la posizione più alta raggiunta dal club dalla stagione 1956/1957.

Il Novara allora era realtà consolidata del nostro calcio e si pensava che il “Comunale” avrebbe fatto da cornice ad un ritorno nel breve periodo in massima serie della squadra, ma così non sarà in quanto il Novara la stagione successiva retrocedette in Serie C e non tornò in Serie B fino al campionato di Lega Pro 2009/2010, quando vinse la partita decisiva contro la Cremonese.

Tra il gol di Marchetti contro il Genoa a quello di Rigoni nella finale play off contro il Padova del 12 giugno 2011, il Novara ha disputato solo tre campionati in Serie B (il 1975/1976, quello successivo ed il torneo 2010/2011) giocando poi tanti, tantissimi anni ai margini del calcio italiano, tra cui ventidue stagioni in Serie C2 (quindici consecutive tra il 1981 ed il 1996) e lo spettro della retrocessione in Interregionale (poi evitata) al termine del torneo 1989/1990. Eppure lo stadio di viale Kennedy è sempre stato lì e ha visto sui suoi spalti diverse generazioni di tifosi novaresi, sempre presenti nonostante la squadra disputa negli anni campionati quanto da protagonista quanto mediocri.

Il “Comunale” dal 23 ottobre 1997 ha una nuova intitolazione: l’allora giunta Correnti decide che lo stadio sarà intitolato alla memoria di Silvio Piola, uno dei più forti calciatori della storia del nostro calcio, campione del Mondo nel 1938, due volte vincitore della classifica marcatori di Serie A e, per sette stagioni (di cui sei consecutive in Serie A), leader del Novara e di cui oggi è il miglior marcatore in Serie A (con settanta reti) e quarto nella classifica marcatori all time dietro Pablo Andrés Gonzalez, Marco Romano e Raffaele Rubino.

Nell’estate 2011 lo stadio ha subito poi un profondo cambiamento: per via del ritorno della squadra in Serie A, si sono innalzate le due curve per portare la capienza a 18mila spettatori (dagli iniziali 25mila c’è stato, per motivi di sicurezza, un drastico calo di spettatori a livello nazionale per motivi di sicurezza negli stadi italiani) il minimo “sindacale” per poter ospitare una partita in massima serie, e si è rifatto tutto l’impianto di illuminazione. A partire dalla stagione precedente però ci sono stati altri cambiamenti: la costituzione della copertura della tribuna centrale ed il posizionamento dei tornelli (obbligatori per il campionato cadetto). Il top è stato però il nuovo manto da gioco in erba sintetica, primo stadio ad averlo in seconda serie: se non ci fosse stato lo sciopero dei calciatori per la prima giornata del torneo 2011/2012, il “Piola” sarebbe stato il primo stadio italiano ad ospitare una partita di Serie A su quel particolare manto erboso (superato l’11 settembre successivo dal “Manuzzi” di Cesena, altro stadio ad avere il campo in sintetico in quella stagione).

Con l’esclusione del Novara Calcio, per la stagione 2021/2022, dal calcio professionistico, la giunta comunale allora alla guida della città (presieduta da Alessandro Canelli), ha stabilito che il Novara Football Club, la squadra nata il 20 agosto 2021 e che ha preso il posto del fallito Novara Calcio nel cuore dei tifosi novaresi, è l’unico ad avere il diritto a giocare al “Piola”, non interrompendo la tradizione calcistica novarese.

In questi cinquant’anni non sono mancate le intitolazioni: dall’8 maggio 2018 la tribuna stampa è intitolata a Beppe Vaccarone, dal 13 febbraio 2022 la Curva Nord è intitolata a Giovanni Udovicich e dal 29 maggio 2022 la parte sud della tribuna è intitolata a Giuseppe Molina. All’ingresso della tribuna a destra ci sono due targhe in ricordo di Arpad Weisz e Luciano Marmo e davanti a loro c’è la statua ad altezza originale di Giovanni Udovicich fatta dall’artista Cosimo Bertone utilizzando 200 bottiglie colorate usate di detersivi. La chicca delle chicche è rappresentata dalla presenza, nella sala “hospitality”, dal 12 settembre 2024, del museo del Novara (“La Casa del Novara”), uno spazio di oltre 500 metri quadri, con centoquaranta metri di pannellature, teche e diviso in dodici stanze. Per non parlare del fatto che all’ingresso degli spogliatoi è riportata una celebre frase di Silvio Piola (“Amate la vostra società, la maglia che portate, difendetela, siate dei generosi in campo, la gente vi applaudirà sempre”).

Oggi, per motivi di sicurezza, la capienza del “Piola” è stata ridotta a 4.657 spettatori e si spera che un giorno (non troppo lontano) possano accogliere molti più tifosi di oggi per vedere giocare il Novara FC.

 

Un altro campionato senza nessun giocatore in doppia cifra in classifica marcatori

Domenica 19 marzo 2023, stadio “Piola”, Novara contro Pordenone, minuto 40’: Francesco Galuppini segna il gol del momentaneo 3-0. Quello dell’allora attaccante azzurro è suo il decimo segnato in stagione. Per la quinta stagione consecutiva, il Novara mandava almeno un giocatore in doppia cifra nella classifica marcatori. Dopo di allora, in tre stagioni, nessun giocatore del Novara ha segnato almeno dieci reti: sette gol Urso nella stagione 2023/2024, sette Ongaro nella 2024/2025 (giocando solo metà stagione) e nove questa stagione Lanini e Da Graca. Dietro di loro, Thomas Alberti con cinque reti.

Si pensava (e sperava) che i due attaccanti ex Juventus Next Gen questa stagione ce l’avrebbero fatta, soprattutto Lanini che andava in doppia cifra da cinque stagioni consecutive, mentre l’attaccante palermitano aveva toccato (almeno) quota “10” nella stagione 2020/2021 quando militava nella “Primavera 1” della Juventus.

I due attaccanti hanno avuto una stagione altalenante: Lanini è stato la punta di diamante del mercato estivo, arrivato (anzi è ritornato) a Novara dopo metà agosto svincolato dal Benevento ma ha impiegato diverse partite per tornare il Lanini che tutti conoscevano. In stagione è stato poco freddo davanti ai portieri avversari, oltre a giocare tante volte troppo lontano dall’area di rigore e sbagliando anche due rigori; Da Graca ha subito un brutto infortunio alla coscia che lo ha tenuto fuori da fine novembre a (quasi) metà febbraio, saltando undici partite. Una volta tornato in campo ha segnato quattro reti in tre partite. Poi nell’ultimo mese di campionato, i due attaccanti hanno segnato in due complessivamente quattro reti, tutte a marchio Lanini mentre Da Graca è all’asciutto dalla doppietta casalinga alla Giana Erminio (27 febbraio).

Lanini ha segnato la sua nona rete all’ultima giornata contro l’Ospitaletto e sia lui che l’attaccante palermitano sono stati sostituiti nel secondo tempo, impendendo ad entrambi di “timbrare” per la decima volta in stagione. Se dovessero rimanere entrambi alla corte dei Boveri anche la prossima stagione, obiettivo numero 1 sarà segnare almeno dieci reti, il minimo sindacale chiesto ad un attaccante.

Tra i campionati 2000/2001 e 2025/2026, tra Novara Calcio e Novara FC, hanno segnato almeno dieci gol in stagione (tra campionato, Coppa Italia, Coppa Italia Serie C, play off, play out, Supercoppa Serie C) questi calciatori: Massimiliano Palombo (2001/2002 e 2002/2003), Lorenzo Pinamonte (2003/2004), Raffaele Rubino (2001/2002, 2004/2005, 2005/06, 2007/2008 e 2008/2009), Daniele Martinetti (2005/2006), Cristian Bertani (2008/2009, 2009/2010 e 2010/2011), Simone Motta (2009/2010), Marco Rigoni (2011/2012), Pablo Andrés Gonzalez (2010/2011, 2012/2013, 2014/2015, 2015/2016 e 2021/2022), Haris Seferovic (2012/2013), Simone Corazza (2014/2015), Felice Evacuo (2014/2015 e 2015/2016), Andrej Galabinov (2015/2016 e 2016/17), Daniele Cacia (2018/2019), Umberto Eusepi (2018/2019), Mattia Bortolussi (2019/2020), Eric Lanini (2020/2021), Dardan Vuthaj (2021/2022) e Francesco Galuppini (2022/2023).

L’esplosione di Nicolò Ledonne

Senza ombra di dubbio, Nicolò Ledonne è stato il giocatore azzurro migliore di tutta la stagione. O meglio, di metà stagione. Eh sì perché il centrocampista offensivo nativo di Chivasso fino al girone di andata ha giocato otto partite (una sola da titolare), mentre nel girone di ritorno è diventato un punto fisso della squadra di Dossena, scendendo in campo ben diciassette volte dal 1’, segnando tre gol (contro Dolomiti Bellunesi, Virtus Verona e Vicenza) e servendo tre assist. Arrivato in estate come sostituto tattico di Donadio, i due giocatori si sono dati “il cambio” nella seconda parte di stagione (complice anche il grave infortunio del numero 10) e Ledonne è diventato anche il giocatore più apprezzato dai tifosi. Nonostante il fisico non da corazziere, “Nick” si è preso la scena con prestazioni maiuscole e facendo ricredere tutti. Ledonne, arrivato in estate dalla Juventus dopo aver militato in carriera con Pianese, Juventus Next Gen e Giana Erminio, ha un contratto in essere che scadrà il 30 giugno 2027 e si pensa che alla porta di Federico Boveri questa estate potrebbero arrivare in tanti a chiedere informazioni sul giocatore, anche se tutti vorrebbero rimanesse ancora in azzurro.

La storia del calcio è piena di giocatori sottovalutati e schierati difficilmente dal tecnico di turno: Nicolò Ledonne è la dimostrazione che su un giocatore c’è da scommettere e crederci sempre, ovviamente se ne vale la pena. E nel caso del numero 11 azzurro, ne è valsa la pena e meno male che Dossena ha creduto in lui.

La capriola di Eric Lanini

Dopo un gol, è bello vedere l’esultanza di un calciatore: c’è chi esulta e c’è chi no, c’è chi ha un modo tutto suo e c’è chi viene “assalito” dai compagni. E i tifosi, nel vedere questa, si gasano altrettanto. Eric Lanini quando segna corre sempre verso la panchina e guarda la tribuna, a cercare lo sguardo amico della compagna e dei tifosi. Lanini ha una esultanza particolare: dopo un gol, fa una capriola con salto mortale all’indietro. Un gesto atletico di rilievo che fa impazzire tifosi. In un’intervista radiofonica, Lanini ha detto che lui di solito ne fa una a stagione e quest’anno ha voluto farla dopo il gol del momentaneo 2-0 contro la Pro Patria. Un gesto atletico molto bello e carico di significato, visto che l’attaccante torinese, fino ad allora, aveva segnato solo tre reti e voleva dare un senso non solo alla sua stagione ma anche a quella squadra.

Già nella sua prima avventura a Novara (nella stagione 2020/2021), Lanini dopo un gol aveva festeggiato con una capriola con salto mortale all’indietro: contro il Piacenza, il 17 marzo 2021, dopo aver segnato direttamente da calcio di punizione.

 

Immagine in evidenza tratta dalla pagina Facebook Novara Football Club