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Da Cressa a Vicenza per diventare una leggenda: la storia di Giulio Savoini

DiSimone Balocco

Mag 14, 2026

di Simone Balocco

 

Cosa hanno in comune Cressa e Vicenza? Di primo acchito, nulla: distano tra loro 280 chilometri; una è in Piemonte e l’altra in Veneto; una ha 1.500 abitanti e l’altra centodiecimila; una ha una vocazione agricola mentre l’altra è un polo industriale tra i più fertili d’Italia. Neanche calcisticamente c’è un legame, visto che oggi Cressa non ha una squadra di riferimento, mentre il “Lane”, quest’anno, ha vinto il girone A di Serie A (lo stesso del Novara Football Club) ed è tornato in Serie B dopo cinque anni e dopo aver scritto una grande pagina di calcio nazionale fino agli anni Settanta e nel biennio 1996-1998, vincendo una Coppa Italia e arrivando fino alle semifinali di Coppa delle Coppe, fermato dal Chelsea.

Il calcio però è il trade d’union tra la bucolica Cressa e la metropolitana Vicenza. E questo legame è dovuto ad un calciatore nato a Cressa e diventato un mito con la maglia bianco-rossa: Giulio Savoini.

Nato nella città di San Prospero il 28 settembre 1930, Savoini è morto il 25 luglio 2015 a Vicenza ed il suo nome è importantissimo nella storia del club veneto: tredici stagioni (dal 1953 al 1966), 317 presenze, trentadue reti e oggi secondo giocatore di sempre con più presenze con la maglia del “Lane”, un primato durato cinquantasette anni. Una vera bandiera, con la vittoria del campionato cadetto nella stagione 1954/1955, giocando dodici stagioni consecutive in massima serie. Ala quanto terzino, Savoini è il capitano del club per nove stagioni e la sua maglia numero 3 è poi ritirata dal club in segno di rispetto: nessun altro giocatore la potrà mai più indossare perché, a Vicenza, il numero 3 sarà sempre e solo Savoini.

Nonostante i natali novaresi (Cressa dista meno di trenta chilometri a nord di Novara), Giulio Savoini non ha mai giocato nel Novara e per lui è valida l’espressione latina “nemo propheta in patria”. Ha iniziato a giocare nell’Alessandria in Serie B nel 1949/1950, rimanendo in riva al Tanaro quattro stagioni. Nel 1953 passa al Vicenza in Serie B e lì scriverà la storia del club. Proprio quell’anno, la nota azienda “LaneRossi”, leader mondiale nei filati, diventa lo sponsor (o meglio, l’”abbinamento”) del club berico e da allora la R maiuscola (logo della società tessile) è sul petto della squadra.

Una volta ritiratosi, Giulio Savoini diventa allenatore a livello giovanile, ma non può non allenare i ragazzi del “suo” Vicenza, insegnando calcio dagli Juniores alla Primavera, con esperienze in prima squadra nel campionato 1980/1981 e nel 1989/1990: retrocessione in C1 nel primo caso (anche se allenò solo per poche partite) e salvezza in terza serie nel secondo.

Savoini ha sempre abitato a Vicenza, qualche volta tornava a Cressa e ha seguito il “Lane” fino all’ultimo, tanto che il giorno dei suoi funerali, il 28 luglio 2015, c’era tutta la Vicenza calcistica ad omaggiarlo con uno striscione al di fuori del duomo cittadino.

Dallo scorso 7 maggio, il Comune di Vicenza, insieme al club del presidente Rosso e ai tifosi biancorossi, ha deciso di omaggiare ancora Savoini, intitolandogli la tribuna d’onore del “Menti” con una targa. Il sindaco della città, Giacomo Possamai, si è espresso così in merito a Giulio Savoini:

[…] non è stato soltanto un grande calciatore o un allenatore. È stato un uomo che ha incarnato i valori più autentici del calcio e del Vicenza: fedeltà, passione, sacrificio, appartenenza. Dal 1953 questo stadio è stato la sua casa. Qui ha indossato con orgoglio la maglia biancorossa, diventando una bandiera del Lanerossi Vicenza, con oltre trecento presenze, e qui è poi rimasto come allenatore, collaboratore tecnico, punto di riferimento per generazioni di giocatori e tifosi. La sua storia racconta qualcosa che va oltre lo sport. Racconta il legame profondo tra una città e uno dei suoi simboli. Racconta cosa significa dedicare una vita intera a una comunità, con discrezione, serietà e amore sincero”.

Giulio Savoini è l’emblema del calciatore bandiera, quel calciatore che ha messo la maglia della sua squadra davanti a tutto, diventando un mito ed una persona degna del massimo rispetto. E a Vicenza di miti del calcio di provincia se ne intendono, visto che hanno indossato la maglia biancorossa giocatori ricordati con affetto ancora oggi dalla torcida: dai fratelli Menti ad Alfonso Santagiuliana, da Sergio Campana a Silvio Griggio, dai futuri Palloni d’oro Paolo Rossi e Roberto Baggio a Stefan Schwoch.

Spiace che Savoini non abbia mai vestito i colori del Novara Calcio e nell’unica volta in cui in carriera affrontò il Novara, al “Comunale” di via Alcarotti, da avversario (il 31 marzo 1956) non scese in campo: si vede che non era destino per Savoini indossare l’azzurro Novara, mentre il suo destino doveva essere al “Menti”.

 

 

immagine in evidenza tratta da www.ilgiornaledivicenza.it