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Città di Novara

Il Blog dei Cittadini

Il basket europeo e la nuova stagione della violenza

DiAlessio Marrari

Mag 24, 2026

di Alessio Marrari

Dal pugno in Roseto-Ruvo agli scontri tra tifosi: come il basket sta assumendo le dinamiche più estreme del calcio ultras

Il volto tumefatto di Aristide Landi, gli undici punti di sutura, il caos sul parquet e le immagini di Jacopo Borra che colpisce l’avversario con pugni ripetuti mentre è a terra hanno riportato improvvisamente il basket italiano dentro una dimensione che fino a pochi anni fa sembrava appartenere soltanto al calcio più violento. L’episodio avvenuto durante gara 3 dei playout di Serie A2 tra Roseto e Ruvo di Puglia non è stato soltanto una rissa di gioco nata dalla tensione agonistica di una partita decisiva. È apparso piuttosto come il simbolo di un cambiamento più profondo che sta attraversando il basket europeo e italiano: un aumento costante dell’aggressività, dentro e fuori dal campo, che coinvolge giocatori, tifosi e interi ambienti sportivi. Durante il secondo quarto della sfida disputata al PalaMaggetti, dopo un rimbalzo conteso, il lungo di Ruvo Jacopo Borra ha reagito violentemente colpendo Aristide Landi con una serie di pugni al volto, scatenando una maxi rissa che ha costretto gli arbitri a sospendere momentaneamente la partita. Landi ha poi pubblicato sui social le immagini del volto ferito e delle medicazioni ricevute, mentre il giudice sportivo ha inflitto tre giornate di squalifica a Borra. Le immagini della rissa hanno avuto immediatamente enorme diffusione online, rilanciate da televisioni sportive, quotidiani e social network, trasformando un episodio di Serie A2 in un caso nazionale. Proprio questa dinamica racconta molto del momento che sta vivendo il basket europeo. La violenza non è più soltanto un fatto occasionale confinato al campo di gioco, ma un fenomeno amplificato dalla pressione mediatica, dai social e dalla crescente radicalizzazione del tifo. Negli ultimi anni il basket continentale ha progressivamente perso quell’immagine di sport relativamente “protetto” rispetto al calcio. I palazzetti europei sono diventati ambienti sempre più accesi, attraversati da rivalità identitarie fortissime e da gruppi organizzati che importano direttamente la cultura ultras calcistica dentro il mondo della pallacanestro. In alcune realtà europee il basket è ormai parte della stessa struttura emotiva e sociale del calcio. In Serbia, per esempio, le rivalità tra Crvena zvezda e Partizan Belgrade sono vissute come vere e proprie battaglie identitarie, mentre in Grecia il conflitto sportivo tra Panathinaikos B.C. e Olympiacos B.C. ha raggiunto livelli di tensione tali da provocare scontri di piazza e interventi massicci delle forze dell’ordine. Le Final Four di Eurolega di Berlino del 2024 hanno mostrato al mondo immagini di guerriglia urbana tra tifoserie greche che fino a poco tempo prima sarebbero sembrate impensabili in un evento cestistico europeo. Il basket, storicamente percepito come più familiare e meno permeabile alla violenza organizzata, sta assumendo progressivamente i tratti culturali del calcio ultras. Le ragioni sono molteplici. Da un lato c’è la crescita economica e mediatica dell’Eurolega, diventata negli ultimi anni una competizione globale, ricca e ad altissima pressione emotiva. Le partite non rappresentano più soltanto eventi sportivi, ma occasioni di affermazione identitaria per città, tifoserie e proprietà. Dall’altro lato c’è la contaminazione diretta con il mondo ultras calcistico. In molte città europee gruppi organizzati seguono contemporaneamente calcio e basket, condividendo simboli, linguaggi, gerarchie e modalità di scontro. Questo fenomeno è evidente anche in Italia, dove il basket sta vivendo una crescita di tensione soprattutto nei contesti in cui esiste una forte cultura ultras calcistica. Gli episodi di violenza nei palazzetti italiani sono ancora relativamente contenuti rispetto ai Balcani o alla Grecia, ma il trend è chiaramente in aumento. Crescono i DASPO, aumentano le partite considerate a rischio e si moltiplicano le situazioni di forte tensione ambientale. In questo contesto anche il gioco sul parquet cambia natura. La pressione costante sugli arbitri, l’intensità fisica crescente del basket moderno e il clima esasperato prodotto dai social network alimentano comportamenti sempre più aggressivi da parte di giocatori e staff tecnici. Le proteste diventano teatrali, gli scontri verbali più duri e le risse più frequenti. L’episodio di Roseto-Ruvo è stato emblematico proprio perché ha mostrato quanto rapidamente una situazione di gioco possa degenerare in violenza reale. Non si è trattato della classica spinta o del fallo duro che occasionalmente accendono una partita di basket, ma di un’aggressione violenta e reiterata, con pugni sferrati a un avversario già a terra. Le immagini hanno colpito l’opinione pubblica perché hanno rotto definitivamente l’idea del basket come sport “immune” rispetto alle degenerazioni del calcio. Eppure il problema non riguarda soltanto la singola rissa. Il vero nodo è il contesto che la rende possibile. I social media hanno trasformato la violenza sportiva in un contenuto virale capace di generare visibilità immediata. Video di scontri, provocazioni e aggressioni vengono rilanciati in tempo reale, alimentando emulazione e radicalizzazione. La violenza diventa spettacolo, linguaggio identitario e dimostrazione di forza. In parallelo, il basket europeo appare meno preparato del calcio nella gestione di questi fenomeni. Il calcio ha sviluppato negli anni sistemi di controllo, intelligence e sicurezza molto sofisticati; il basket invece si trova oggi a fronteggiare dinamiche ultras senza possedere strutture organizzative equivalenti. Molti palazzetti europei, piccoli e costruiti per favorire la vicinanza tra pubblico e campo, diventano così ambienti più vulnerabili alla tensione e al conflitto. L’episodio di Roseto-Ruvo rischia quindi di diventare qualcosa di più di una semplice pagina nera della Serie A2. Potrebbe essere ricordato come uno dei momenti simbolici di una trasformazione più ampia del basket europeo, sempre più sospeso tra spettacolo sportivo e cultura dello scontro. La vera sfida dei prossimi anni sarà capire se il basket riuscirà a fermare questa deriva prima di perdere definitivamente la propria identità storica di sport popolare ma ancora relativamente e mediamente corretto e d’esempio.