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Città di Novara

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Il ritrovamento archeologico può diventare una risorsa per la nuova Piazza Martiri?

DiAlessio Marrari

Mag 28, 2026

 

di Alessio Marrari

Le prime trincee aperte in Piazza Martiri hanno restituito ciò che molti archeologi e storici si aspettavano: una porzione di mura romane nel cuore della città. Il ritrovamento è emerso durante i saggi archeologici avviati nei giorni scorsi nell’area vicina al Teatro Coccia, nell’ambito dei lavori preliminari al restyling della piazza, destinata a essere progressivamente pedonalizzata. Il soprintendente effettuerà un sopralluogo per verificare la natura e l’estensione delle strutture rinvenute e decidere come procedere. Non si tratta, però, di un caso isolato. Nel centro storico di Novara episodi simili sono frequenti: già nei mesi scorsi, durante il rifacimento di via Passalacqua, era emerso un tratto di muro romano poi documentato e ricoperto per consentire la prosecuzione dei lavori, e anche durante gli scavi del parcheggio sotterraneo poco distante da Piazza Martiri erano venuti alla luce importanti reperti archeologici, studiati per mesi prima di completare l’opera. Novara, del resto, è costruita sopra la propria storia e ogni intervento nel sottosuolo del centro antico comporta inevitabilmente il confronto con le tracce della città romana. Ora la domanda è una sola: che cosa fare con queste mura? Nella maggior parte dei casi italiani, quando il reperto non è eccezionale o non impedisce tecnicamente il cantiere, si procede con rilievi, fotografie, scansioni e documentazione scientifica per poi ricoprire le strutture e proseguire i lavori, una soluzione rapida e meno costosa ma che spesso lascia ai cittadini soltanto il racconto di ciò che è stato trovato. Esistono però alternative più ambiziose, che potrebbero trasformare il ritrovamento in un valore aggiunto per la nuova Piazza Martiri. Una possibilità è la conservazione “in situ”, con le mura che restano sotto la piazza, protette e integrate nel progetto urbanistico, con eventuali adattamenti tecnici al piano di pedonalizzazione e ai sottoservizi, una soluzione già adottata in molte città storiche europee e capace di coniugare infrastrutture moderne e stratificazione archeologica. La proposta più interessante sarebbe però quella di rendere visibile almeno una parte del ritrovamento, non necessariamente con un grande museo sotterraneo, ipotesi costosa e complessa, ma attraverso una valorizzazione discreta e contemporanea come una finestra archeologica sotto vetro calpestabile, un tratto illuminato, pannelli informativi o una semplice segnatura a pavimento che restituisca la forma delle antiche mura romane nello spazio pubblico. In questo scenario il ritrovamento non sarebbe un vincolo ma un elemento identitario del nuovo progetto urbano e Piazza Martiri potrebbe così diventare non solo uno spazio riqualificato e pedonalizzato ma anche un luogo capace di raccontare in modo immediato e quotidiano la propria storia profonda. Il ritrovamento archeologico può diventare una risorsa per la nuova Piazza Martiri? La risposta, guardando alle esperienze di molte città europee, è sì e dipende dalla capacità di integrare tutela, progetto urbano e visione culturale. In molte realtà italiane ed europee la convivenza tra cantieri contemporanei e archeologia è ormai parte integrante della qualità urbana e Novara potrebbe inserirsi pienamente in questa traiettoria trasformando un ritrovamento atteso e quasi “scritto” nella storia del sottosuolo cittadino in un’occasione di valorizzazione pubblica. Le prossime decisioni della Soprintendenza e dell’amministrazione comunale saranno decisive ma una cosa è già chiara: sotto Piazza Martiri non sono emerse soltanto mura romane, ma una possibilità concreta di ripensare il rapporto tra città contemporanea e memoria storica.