di Alessio Marrari
Le prime trincee aperte in Piazza Martiri hanno restituito ciò che molti archeologi e storici si aspettavano: una porzione di mura romane nel cuore della città. Il ritrovamento è emerso durante i saggi archeologici avviati nei giorni scorsi nell’area vicina al Teatro Coccia, nell’ambito dei lavori preliminari al restyling della piazza, destinata a essere progressivamente pedonalizzata. Il soprintendente effettuerà un sopralluogo per verificare la natura e l’estensione delle strutture rinvenute e decidere come procedere. Non si tratta, però, di un caso isolato. Nel centro storico di Novara episodi simili sono frequenti: già nei mesi scorsi, durante il rifacimento di via Passalacqua, era emerso un tratto di muro romano poi documentato e ricoperto per consentire la prosecuzione dei lavori, e anche durante gli scavi del parcheggio sotterraneo poco distante da Piazza Martiri erano venuti alla luce importanti reperti archeologici, studiati per mesi prima di completare l’opera. Novara, del resto, è costruita sopra la propria storia e ogni intervento nel sottosuolo del centro antico comporta inevitabilmente il confronto con le tracce della città romana. Ora la domanda è una sola: che cosa fare con queste mura? Nella maggior parte dei casi italiani, quando il reperto non è eccezionale o non impedisce tecnicamente il cantiere, si procede con rilievi, fotografie, scansioni e documentazione scientifica per poi ricoprire le strutture e proseguire i lavori, una soluzione rapida e meno costosa ma che spesso lascia ai cittadini soltanto il racconto di ciò che è stato trovato. Esistono però alternative più ambiziose, che potrebbero trasformare il ritrovamento in un valore aggiunto per la nuova Piazza Martiri. Una possibilità è la conservazione “in situ”, con le mura che restano sotto la piazza, protette e integrate nel progetto urbanistico, con eventuali adattamenti tecnici al piano di pedonalizzazione e ai sottoservizi, una soluzione già adottata in molte città storiche europee e capace di coniugare infrastrutture moderne e stratificazione archeologica. La proposta più interessante sarebbe però quella di rendere visibile almeno una parte del ritrovamento, non necessariamente con un grande museo sotterraneo, ipotesi costosa e complessa, ma attraverso una valorizzazione discreta e contemporanea come una finestra archeologica sotto vetro calpestabile, un tratto illuminato, pannelli informativi o una semplice segnatura a pavimento che restituisca la forma delle antiche mura romane nello spazio pubblico. In questo scenario il ritrovamento non sarebbe un vincolo ma un elemento identitario del nuovo progetto urbano e Piazza Martiri potrebbe così diventare non solo uno spazio riqualificato e pedonalizzato ma anche un luogo capace di raccontare in modo immediato e quotidiano la propria storia profonda. Il ritrovamento archeologico può diventare una risorsa per la nuova Piazza Martiri? La risposta, guardando alle esperienze di molte città europee, è sì e dipende dalla capacità di integrare tutela, progetto urbano e visione culturale. In molte realtà italiane ed europee la convivenza tra cantieri contemporanei e archeologia è ormai parte integrante della qualità urbana e Novara potrebbe inserirsi pienamente in questa traiettoria trasformando un ritrovamento atteso e quasi “scritto” nella storia del sottosuolo cittadino in un’occasione di valorizzazione pubblica. Le prossime decisioni della Soprintendenza e dell’amministrazione comunale saranno decisive ma una cosa è già chiara: sotto Piazza Martiri non sono emerse soltanto mura romane, ma una possibilità concreta di ripensare il rapporto tra città contemporanea e memoria storica.
