di Alessio Marrari
Dopo il recente terremoto che ha colpito il Venezuela, sui social si è diffusa rapidamente la notizia secondo cui tutta la popolazione avrebbe ricevuto un SMS di allerta prima della scossa. In realtà le cose sono andate diversamente. Non è stato inviato alcun messaggio di testo da parte delle autorità, ma molti utenti in possesso di uno smartphone Android hanno ricevuto una notifica automatica generata dal sistema Android Earthquake Alerts sviluppato da Google. Si tratta di una tecnologia che non è in grado di prevedere un terremoto, bensì di rilevarlo pochi istanti dopo il suo inizio sfruttando una combinazione di dati provenienti dagli accelerometri degli smartphone e dalle reti sismiche. Le prime onde sismiche, dette onde P, viaggiano più velocemente di quelle distruttive, consentendo al sistema di inviare un avviso a chi si trova più distante dall’epicentro prima dell’arrivo delle onde S, responsabili della maggior parte dei danni. Il tempo di preavviso varia da pochi secondi fino a qualche decina di secondi, ma può essere sufficiente per allontanarsi da finestre, interrompere attività pericolose o trovare un riparo.
La domanda che molti si pongono è perché un sistema di questo tipo non sia disponibile anche in Italia, uno dei Paesi europei con il più elevato rischio sismico. La risposta non riguarda limiti tecnologici, bensì scelte di implementazione. L’Italia dispone infatti di una delle reti di monitoraggio sismico più avanzate d’Europa grazie all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ma al momento non esiste un sistema nazionale di allerta rapida destinato direttamente ai cittadini per i terremoti. Anche IT-alert, il sistema pubblico di allarme introdotto negli ultimi anni, è stato progettato per altre tipologie di emergenza come incidenti industriali rilevanti, rischio nucleare, collasso di grandi dighe ed eventi vulcanici, ma non viene utilizzato per gli eventi sismici.
Eppure il sistema di Google è già operativo in circa 98 Paesi e territori nel mondo e in Europa è disponibile in numerosi Stati, tra cui Grecia, Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Romania, Croazia, Slovenia, Serbia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord, Montenegro, Portogallo, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Moldavia, Ucraina e San Marino. L’Italia rappresenta quindi una delle eccezioni più evidenti, soprattutto considerando la frequenza e l’importanza dei terremoti che interessano il territorio nazionale. Google non ha mai fornito una spiegazione ufficiale sulla mancata attivazione del servizio nel nostro Paese e tra le ipotesi avanzate dagli esperti figurano la necessità di un coordinamento con le autorità italiane, la volontà di evitare falsi allarmi e la preferenza per un eventuale sistema istituzionale gestito direttamente dalla Protezione Civile.
Va ricordato che nessun sistema oggi esistente è in grado di prevedere un terremoto con anticipo di ore o giorni. L’allerta rapida funziona soltanto quando il sisma è già iniziato e sfrutta la differenza di velocità con cui si propagano le onde sismiche. Chi si trova molto vicino all’epicentro potrebbe non ricevere alcun avviso o riceverlo quando la scossa è già in corso, mentre chi è più distante può guadagnare secondi preziosi.
In Italia, al momento, non esiste un sistema alternativo di allerta sismica in grado di avvisare la popolazione anche solo pochi secondi prima di una scossa, e non vengono inviati alert preventivi sui dispositivi mobili come accade in altri Paesi o tramite il sistema Android Earthquake Alerts. Secondo quanto riportato, l’attivazione di questo servizio di Google non sarebbe stata autorizzata sul territorio nazionale, lasciando così scoperta proprio quella finestra di pochi secondi che, in alcuni casi, potrebbe risultare utile per ridurre il rischio di incidenti. In assenza di un’alternativa operativa già attiva, si apre quindi un dibattito sull’opportunità di consentire l’uso di sistemi esterni già disponibili: anche un preavviso molto breve, pur con possibili limiti e falsi allarmi, potrebbe rappresentare un supporto aggiuntivo alla sicurezza della popolazione rispetto alla totale assenza di avvisi preventivi.
