di Alessio Marrari
Controlli capillari, pattuglie ovunque e aree della movida presidiate come mai negli ultimi anni. Per una notte spariscono bivacchi, gruppi problematici e situazioni di degrado. Ma la vera domanda resta aperta: è l’inizio di un cambiamento strutturale o soltanto una tregua temporanea?
La prima vera risposta alla discussa “zona rossa” di Novara potrebbe essere arrivata prima ancora della sua piena entrata in vigore. Nella serata di ieri abbiamo effettuato un sopralluogo nelle aree interessate dal provvedimento e nel cuore del centro storico, osservando direttamente ciò che accade durante uno dei momenti più delicati della settimana, quello compreso tra la movida del sabato sera e le ore successive alla mezzanotte.
Lo scenario apparso davanti agli occhi è stato per molti aspetti inedito. Pattuglie della Polizia di Stato, della Polizia Locale e dei Carabinieri hanno presidiato il centro con una frequenza e una continuità raramente osservate negli ultimi anni. Le volanti percorrevano costantemente le stesse aree sensibili, comparendo e ricomparendo a intervalli regolari, quasi secondo un sistema di controllo coordinato e permanente. In alcuni punti la sensazione era quella di una vera e propria staffetta tra equipaggi, finalizzata a garantire una presenza visibile e costante sul territorio.
Particolarmente significativo il presidio nelle zone tradizionalmente più frequentate dai giovani. Il parco adiacente ai locali della movida, spesso al centro di segnalazioni, episodi di degrado e interventi delle forze dell’ordine, è rimasto sostanzialmente libero da bivacchi e assembramenti problematici. Di fronte al Teatro Coccia e in Largo Costituente erano inoltre presenti pattuglie fisse, elemento che ha contribuito a rafforzare la percezione di controllo dell’intera area.
Il risultato immediato è apparso evidente. Dopo la mezzanotte, nelle aree che nelle scorse settimane erano state indicate come più critiche, non si registrava quasi più la presenza di gruppi giovanili numerosi. Nessuna situazione di particolare tensione, nessun episodio evidente di disturbo dell’ordine pubblico, nessuna delle dinamiche che troppo spesso hanno alimentato le cronache locali.
Ma è proprio qui che nasce la domanda più importante. Il problema è stato realmente risolto oppure semplicemente spostato altrove? L’assenza dei gruppi abitualmente presenti non costituisce necessariamente la prova di una soluzione definitiva. Potrebbe invece rappresentare l’effetto immediato di una massiccia presenza delle forze dell’ordine che, almeno per una sera, ha reso sconveniente frequentare determinate aree. Se così fosse, resterebbe da capire dove si siano diretti coloro che fino a pochi giorni fa occupavano abitualmente questi spazi.
La risposta potrà arrivare soltanto nelle prossime settimane. Saranno gli eventuali fatti di cronaca futuri a stabilire se Novara abbia davvero imboccato una strada diversa oppure se stia assistendo a un semplice fenomeno di trasferimento geografico delle criticità. La storia recente di molte città italiane insegna che la repressione occasionale può produrre risultati immediati, ma raramente elimina il problema se non è accompagnata da continuità operativa e da una strategia di lungo periodo.
È per questo che la vera sfida non riguarda tanto il successo di una singola serata quanto la capacità delle istituzioni di mantenere nel tempo lo stesso livello di attenzione. Se i controlli osservati ieri dovessero diventare una costante dei fine settimana, allora Novara potrebbe davvero trovarsi davanti a un cambio di paradigma nella gestione della sicurezza urbana. Se invece dovessero ridursi progressivamente una volta spenti i riflettori mediatici, il rischio sarebbe quello di assistere all’ennesima iniziativa destinata a produrre effetti temporanei.
In questi anni abbiamo sempre riconosciuto il valore del lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dagli operatori che quotidianamente presidiano le strade della città. Sono loro il volto concreto dello Stato nei momenti più difficili e sono loro a esporsi in prima persona quando si verificano tensioni, aggressioni o situazioni di pericolo. Proprio per questo sarebbe ingiusto trasformare il loro impegno in un semplice strumento di comunicazione politica. La credibilità delle istituzioni si misura infatti nella capacità di sostenere con continuità il lavoro di chi opera sul territorio e non soltanto nell’annuncio di nuove misure.
Novara resta oggi una realtà che, nonostante le criticità emerse negli ultimi anni, conserva livelli di vivibilità e sicurezza superiori a quelli di molte altre città del Nord Italia. È un patrimonio che non può essere dato per scontato. La presenza crescente di fenomeni legati alla microcriminalità, alle baby gang, alla violenza giovanile e allo spaccio rappresenta un campanello d’allarme che merita attenzione prima che diventi emergenza. La notte appena trascorsa ha dimostrato che il controllo del territorio può produrre risultati immediati. Resta da capire se si tratti del primo capitolo di una strategia duratura o soltanto di una parentesi destinata a chiudersi con il passare delle settimane.
