ABBIAMO SMESSO DI PARLARE?

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Comunicazione
Comunicazione

di Annalisa Cerruti

Probabilmente niente è più esclusivamente umano del linguaggio e niente conosciamo di più difficile da tenere separato dal nostro modo di vedere il mondo e di vivere la nostra vita. Tutto ciò che sappiamo e che argomentiamo passa attraverso la nostra capacità di parlare e di concettualizzare. Non sappiamo quando il linguaggio sia comparso nella nostra storia naturale, ma è certo che la sua conquista è un evento unico nella nostra personale esistenza individuale. Il quotidiano statunitense Usa Today è di tutt’altro avviso, sentenziando che dal 2010 abbiamo smesso di parlare. Dal mandare email durante la cena all’aggiungere un post su Facebook nel bel mezzo di un appuntamento fino a chattare seduti a casa propria. Sono quasi 11 milioni gli italiani che utilizzano Internet dal cellulare, mentre 7,4 milioni lo usano per inviare o controllare la posta elettronica. Il 46% di essi, dati Eurisko, si è connesso nell’ultimo mese per visitare le pagine di un social network. E’ chiaro che una conversazione fatta al computer o tramite smartphone non può essere sostitutiva della comunicazione a tu per tu, per sua natura arricchito da tutto un sistema mimico gestuale. E’ più difficile al giorno d’oggi la comunicazione, sia sul lavoro che a livello interpersonale, in quanto gli scambi di esperienze sono sempre più poveri di contenuti. Non si tratta della semplice somma aritmetica delle persone che compongono un dato gruppo sociale ma qualcosa di più. E’ indispensabile capire la psicologia della persona, usare una dialettica appropriata, fare inserire gradualmente il soggetto nel gruppo, farlo “emozionare”, affinché svolga con interesse le proprie mansioni e si senta accettato e compreso. Non si può ignorare comunque che ormai è in atto una precarietà anche dei legami adulti, un vincolo matrimoniale dura mediamente 4 o 5 anni, ma dei legami adolescenti si parla semmai di giorni. Spesso infatti il malessere fisico e quello psicologico nonchè le piccole delusioni di ogni giorno risultano inaccettabili e insopportabili dai nostri giovani tanto che non si è più in grado di affrontarle razionalmente e di gestirle con la dovuta serenità perché incapaci di collocarle in un itinerario di crescita e di evoluzione personale, lontani dal messaggio cristiano del dolore come esperienza che rende più forti. Abituati alla logica dell’attimo presente e orfani di una serie di valori che vengono sempre più perdendosi nella sterilità di un panorama sociale incapace di offrire sani modelli cui ispirarsi non ci si interroga più sull’avvenire o sul senso della vita ma piuttosto su come sfuggire alla fatica e al dolore che fanno da inevitabile corredo all’esistenza, lusingati da messaggi ingannevoli che predicano il successo facile, l’edonismo e il divertimento ad ogni costo. Il vivere emotivamente e non sentimentalmente porta a cercare emozioni sempre più intense, ma non indirizza alla continuità dei sentimenti.