Anziana donna scappata dall’abitazione della figlia, residente a Novara, perché subiva maltrattamenti da parte della stessa e da parte della nipote.

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polizia“Volevo una vecchiaia tranquilla e non volevo essere trattata così …. Sono tormentata dal fatto che ho ricevuto del male da mia figlia. Ho un peso sul cuore che non passerà mai.” Sfortunata protagonista della triste vicenda è una anziana donna residente nell’hinterland milanese, B.A.N., classe 1926.  Il 17 agosto 2014 l’anziana signora veniva trasportata presso il pronto Soccorso di Novara dove dichiarava di essere scappata dall’abitazione della figlia, residente a Novara, perché subiva maltrattamenti da parte della stessa e da parte della nipote.  In quella circostanza l’anziana presentava evidenti lesioni alla braccia e sanguinava da un orecchio, esiti di una aggressione da poco subita.  Una volta dimessa la donna veniva collocata presso un’abitazione protetta da personale della Squadra Mobile di Novara che dava immediato avvio alle indagini sotto la direzione della locale Procura, ottenendo in soli tre mesi l’emissione dell’ordinanza del divieto di avvicinamento in capo alla figlia della vittima, C.N. di anni 59, nonché della nipote della stessa, U.T., di anni 32.  In capo alle due donne pesa la grave accusa del reato di maltrattamenti in famiglia, reato commesso in concorso tra loro, nonché solo in capo alla figlia della vittima, C.N., anche il reato di lesioni personali, aggravato dal vincolo della familiarità.  L’escussione della vittima e di svariati testimoni ha fatto emergere fatti gravissimi e crudeli quali offese, minacce, spintoni e le violenze a cui l’anziana era sottoposta quotidianamente. In una occasione la vittima era stata portata in ospedale proprio a causa di una brutta caduta causata da una violenta spinta.  Auguri di morte, violenze psicologiche, quali condurre l’anziana di notte lungo l’autostrada e minacciarla di abbandonarla in strada, sono solo alcuni degli episodi di questa triste vicenda.  Cardine in tutto ciò è stata la continua richiesta di denaro da parte dei famigliari per soddisfare le loro esigenze. L’atto predatorio era giunto al punto di non pagare le bollette di casa dell’anziana accumulando un debito enorme che la donna ha dovuto poi saldare ratealmente per non vedersi chiudere le utenze. Inutile dire che il patrimonio della vittima è stato prosciugato grazie al fatto che l’anziana aveva delegato la figlia ad operare sul conto per aiutarla nella gestione, senza mai pensare ad un epilogo così grave.