Brexit: cosa cambia per gli italiani che si recheranno o che dimorano in Inghilterra?

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Mentre fino a tre giorni fa era possibile superare la barriera doganale inglese con la semplice carta di’identità valida per l’espatrio, oggi le cose cambiano: sarà necessario presentarsi con il passaporto. Il periodo di permanenza possibile sul territorio britannico è di tre mesi a seguito della concessione di un regolare visto turistico. Il governo d’oltre Manica sarà però molto più severo nei confronti di coloro i quali tenteranno di trovare lavoro dopo essere entrati con visto turistico. Per potersi trasferire sarà utile seguire una nuova procedura “a punti”, un sistema molto più severo ed a step, vicino a quello adottato in Australia. Il rigore legato a questa nuova metodologia di integrazione si lega a valori vicini al 40% dei punti da conseguire mediante un’offerta di lavoro che giunge da un datore britannico. Un 18% di punti si consegue in base ai parametri di guadagno che deve superare le 25.600 sterline all’anno (27.800 €). Tutto questo con il costo di una cifra che varia tra 1.300 ai 2.300 €., necessari al versamento dei contributi, alle spese sanitarie. Inoltre non sarà più semplice per i giovani recarsi in Inghilterra a lavorare per migliorare l’inglese, tale scelta implica una conoscenza già avanzata della lingua. E’ possibile guadagnarsi delle agevolazioni se si intende raggiungere un dottorato universitario, specialmente in materie scientifiche e qui non viene fatta alcuna differenza tra già residenti o non. Per gli italiani residenti, il cui numero si aggira intorno ai 700.000, sarà molto più agevolata la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno richiedendo lo “settled status” che equivale alla residenza permanente che, però, implica la dimostrazione alle autorità di dimorare da almeno 5 anni nel Regno Unito. Coloro i quali non arrivano al numero minimo di tempo potranno richiedere il “pre-settled status”, documento provvisorio in attesa di raggiungere gli anni previsti di cui sopra.