CNA Intervento del presidente Donato Telesca

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presidente nazionale Vaccarino Buon giorno a tutti e grazie per essere intervenuti alla prima assemblea annuale della CNA Piemonte Nord, dopo quella che, nel luglio dello scorso anno, ha sancito la fusione tra le CNA di Novara e del VCO con la nascita di questa nuova, grande, Associazione. Vorrei dire cose molto diverse da quanto ci siamo detti un anno e mezzo fa. Posso farlo solo in parte. La crisi non è finita, molti di noi continuano ad essere in grande difficoltà per il lavoro che non riparte e i problemi che continuiamo ad avere. Molti di noi hanno chiuso, e troppo pochi hanno aperto nuove imprese. Siamo quelli che, a conti fatti, abbiamo pagato il conto più salato di questa crisi nefasta. Dal 2009 ad oggi abbiamo perso tra provincia di Novara e del VCO oltre 1.500 imprese artigiane con una stima di ben oltre 3.000 lavoratori che vanno a comporre parte del gruppo di 550.000 posti di lavoro persi nell’artigianato in Italia negli ultimi quattro anni.  Artigiani, spesso con coniugi e figli impiegati in azienda, che non godono di alcun ammortizzatore sociale, con i loro dipendenti che, solo in alcuni casi, hanno potuto usare le forme degli ammortizzatori in deroga. Questa tendenza non dà segno di arrestarsi: già nel primo semestre del 2014 il saldo delle imprese artigiane in provincia di Novara è negativo per 68 imprese (426 iscrizioni contro 494 cessazioni), nel VCO il saldo è – 29 (162 inizi e 191 cessazioni). Dati locali che sono in linea con la situazione nazionale che evidenzia un declino del nostro Paese che, purtroppo, non è solo economico, ma è anche sociale e culturale, perché sta venendo meno un mondo di competenze e conoscenza riconosciuto in tutto il mondo come simbolo dell’Italia creativa e positiva. Noi però non ci arrendiamo, perché vogliamo resistere per continuare ad essere una parte forte del futuro del nostro Paese, perché vogliamo fare la nostra parte per arrestare questo declino.
Ci chiediamo se le misure contenute nel JOBS ACT e nella Legge di Stabilità saranno in grado di imporre lo shock indispensabile al Paese per ripartire. Condividiamo molti degli interventi presentati e siamo noi i primi ad augurarci che gli effetti sul lavoro e sull’economia siano quelli previsti. Mi riferisco, per esempio, alla decontribuzione per i primi tre anni delle nuove assunzioni a tempi indeterminato, all’esclusione del costo del lavoro dalla base imponibile dell’IRAP, che deve vedere però un trattamento omogeneo per le micro imprese che non ne beneficeranno, all’applicazione di un’aliquota fissa del 15% per artigiani, commercianti e autonomi a bassa redditività. Bene anche, la conferma delle detrazioni fiscali in edilizia al 50% sulle ristrutturazioni e al 65% per gli interventi di risparmio energetico. Contiamo anche sulla effettiva riduzione per i Comuni dei vincoli del Patto di Stabilità, sempre che i possibili effetti positivi in termini di affidamento di lavori per le manutenzioni e gli interventi sull’edilizia e i lavori pubblici non vengano limitati dagli ulteriori tagli dei trasferimenti. Servirà davvero alla ripresa dei consumi l’anticipo in busta paga del TFR dei lavoratori? Qualche dubbio ce l’abbiamo e, soprattutto, siamo convinti che i costi di questa misura i cui effetti sono tutti da dimostrare non debbano ricadere sulle nostre imprese, in profonda crisi di liquidità.
Insomma, qualche scorcio di luce lo vediamo, ma sono ancora presenti tante, troppe, zone d’ombra, che speriamo siano presto rischiarate. La situazione rimane ancora molto pesante sulla burocrazia. Lo abbiamo visto drammaticamente in questi giorni a Genova, dove interventi di risanamento bloccati da lungaggini inspiegabili hanno provocato danni immani. Queste lungaggini, questo atteggiamento ottuso e spesso inspiegabile di certi apparati della burocrazia, stanno facendo questo alla nostra economia: danni immani.
Bisogna cambiare rotta, semplificare, accelerare. Spesso i provvedimenti ci sono, ma giacciono in qualche ufficio ministeriale in attesa dei decreti attuativi necessari per diventare operativi. Ma noi non ci arrendiamo, la CNA non si arrende, e i fatti, a volte, ci confermano che la nostra testardaggine qualche risultato lo porta. Volete un esempio: il Sistri, il sistema digitale di tracciabilità dei rifiuti.  Da subito abbiamo detto che non funzionava, che era inefficace per le imprese artigiane e per le piccole imprese come le nostre. Alla fine ce l’abbiamo fatta a farglielo capire. Il Sistri è stato definitivamente abbandonato per le piccole imprese. Bisogna poi che le banche tornino a fare le banche per le nostre imprese: delle iniezioni di liquidità che hanno ottenuto, noi i benefici non li abbiamo ancora visti. Deve riprendere l’erogazione del credito. Secondo me, questo è stato un anno determinante perché, concedetemi di pensarlo, il rigore e la forza che abbiamo messo nella grande manifestazione dello scorso febbraio a Roma con Rete Imprese Italia, il rigore e la forza che abbiamo messo, noi nel nostro piccolo Piemonte Nord, nella manifestazione con le “sagome – artigiani”, qualche effetto lo hanno prodotto.  Certo, queste novità non basteranno da sole, ma chiediamo che divengano immediatamente operativi e che diano risultati e che a queste ne seguano altre, come detto, a partire dalla semplificazione burocratica e dal credito. La CNA Piemonte Nord continuerà il proprio lavoro per rappresentare gli interessi degli artigiani e dei piccoli imprenditori con determinazione e testardaggine perché siamo convinti che questo sia l’unico modo per rispondere alla crisi e alle difficoltà, per ottenere risultati che altrimenti non ci sarebbero, per far ripartire le nostre aziende e questo Paese in cui vogliamo essere sempre protagonisti.