COME L’UNIONE EUROPEA HA CAMBIATO L’ITALIA

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Unione Europea

Unione Europea

di Annalisa Cerruti

L’Europa, come uno specchio, ci ha posti di fronte ai nostri difetti e ci ha spinto a porvi rimedio. Ogni paese assomiglia a se stesso, a casa come a Bruxelles, anche se qualità e difetti diventano talvolta più evidenti proprio quando, passando la frontiera, sono confrontati con quelli di altri paesi. Carenze dell’amministrazione pubblica, del sistema politico e del rapporto tra il cittadino e lo Stato connotano l’Italia fin da tempi lontani. La nostra partecipazione all’Europa ha contribuito a rivelarle e a dare vigore alle forze interne che si sforzavano di correggerle. Solo chi le considerasse senza rimedio avrebbe motivo di considerarle una ragione per tenere l’Italia fuori dall’Europa. Occorre allora guardare a come l’Italia è cambiata nel mezzo secolo della partecipazione europea e chiederci quale influenza essa abbia avuto sul cambiamento. Solo così possiamo farci un’idea dei benefici tratti da quella partecipazione. Essi possono essere individuati in tre campi: ricostruzione dello Stato; crescita e stabilità economica; consolidamento della democrazia. Quando l’Italia emerse dalla guerra materialmente e moralmente distrutta era necessario ricostruirne la dignità e il rispetto di sé. L’impresa era ardua anche perché il sistema politico era dominato da due forze – democristiani e comunisti- accomunate dall’avere i propri punti di riferimento fuori dall’Italia, da radicamento in tradizioni ideali e filosofiche estranee al filone risorgimentale e alla costruzione di uno Stato unitario, prive di adesione profonda ai principi del liberalismo politico e del mercato, più attratte da ideali internazionalistici e universalistici che da ideali nazionali. La partecipazione attiva all’unificazione europea fu anche il portato dell’incontro tra una nazione povera di statualità e uno Stato in fieri privo di identità nazionale. La Comunità europea iniziò con un’Italia lontanissima, per benessere e ricchezza, dagli altri cinque fondatori.
Mentre molti temevano che avrebbe danneggiato l’arretrata economia italiana, il mercato comune stimolò e premiò il sorgere di una nuova classe imprenditoriale proprio quando la meccanizzazione dell’agricoltura spingeva milioni di famiglie ad abbandonare le campagne. Tra il 1950 e il 1990 il reddito pro capite aumentò di cinque volte. In quel periodo la Banca Europea degli Investimenti e il Fondo Regionale europeo sono stati la principale fonte di finanziamenti al Mezzogiorno. Negli anni Ottanta e Novanta, l’Europa è stata determinante per ripristinare la stabilità dei prezzi e l’equilibrio del bilancio pubblico.  L’Italia rimase una democrazia incompiuta fino all’inizio degli anni Novanta. L’incompiutezza della democrazia favorì l’instabilità endemica dei governi e il decadimento dell’etica nella vita pubblica. Fu il sistema europeo a consolidare il processo democratico in Italia. Grazie al contatto con le forze politiche delle altre democrazie europee che i partiti politici italiani condussero la propria trasformazione in forze fedeli alla democrazia.