Depenalizzazione! Cosa succede ai trasgressori già denunciati per violazione dell’articolo 650 del Codice Penale?

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di Antonio Costa Barbè

Depenalizzazione: con il nuovo decreto legge le sanzioni penali si trasformano in violazioni amministrative. Cosa succede ai trasgressori già denunciati per violazione dell’articolo 650 del Codice Penale

Il nuovo decreto legge varato dal Governo, ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore dal 26 marzo (Decreto legge n.19 del 25 marzo 2020, “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19“, pubblicato in G.U. n.79 del 25 marzo 2020) dà un colpo di spugna ai reato contravvenzionalo dell’articolo 650 del codice penale e alle correlative sanzioni penali, introducendo per chi viola i divieti agli spostamenti e le altre restrizioni dettate dall’emergenza Coronavirus una nuova congerie di sanzioni amministrative pecuniarie, che vanno da un minimo di 400 euro ad un massimo di 3.000 euro, aumentate fino a un terzo per chi si sposta usando un veicolo e raddoppiate per i recidivi.
Il decreto infatti dispone espressamente che «non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale» cioè l’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 206 euro. Dunque, per il futuro, le violazioni non saranno più trasmesse alle Procure della Repubblica e verranno trattate in via amministrativa irrogando direttamente ai trasgressori le nuove sanzioni previste, senza più necessità di aprire un procedimento penale e attendere l’esito.

La domanda che molti si pongono e’ ovviamente: cosa accade a coloro che sono già stati verbalizzati e denunciati per queste trasgressioni? Parliamo di oltre 100.000 denunce già inoltrate dalle Forze dell’Ordine alle Procure per l’avvio del procedimento penale.
Il nuovo decreto ha provveduto anche per questi casi (art 4, comma 8) e ha disposto che «Le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà».
Siccome l’attuale sanzione amministrativa minima ha l’importo di 400 euro, questo significa che i trasgressori denunciati dall’inizio dei provvedimenti restrittivi agli spostamenti e fino al 25 marzo 2020, pagheranno 200 euro.
Per effetto di questa depenalizzazione ( temporanea, mi sento di affermare) le sanzioni saranno automaticamente “trasformate” da penali in amministrative e saranno irrogate dal Prefetto del capoluogo di provincia oppure dalle Forze dell’Ordine territoriali; se invece della norma nazionale è stata contestata la violazione di un’ordinanza regionale o comunale la procedura prevista per l’irrogazione e la riscossione sara’ quella delle normali “multe” alla stregua di quelle per le infrazioni al Codice della strada.
Così c’è anche la possibilità di fruire del beneficio della sanzione ridotta del 30% se la conciliazione viene effettuata entro 5 giorni dalla contestazione, cioè dal ricevimento del verbale (che diventano 30 giorni se questo avviene fino al 31 maggio, come stabilito dal decreto Cura Italia), pagando quindi solo 140 euro.
Il decreto ha valore retroattivo e la specificazione si è resa necessaria perché altrimenti in materia penale vige il principio generale dell’irretroattività (art. 25 Cost. e art. 2 Cod. pen.)che comporta, per la fattispecie esaminata qui, che nessuno possa essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce più reato; è proprio il caso che si verifica ora, con il decreto-legge 25 marzo che ha sostituito le precedenti fattispecie di reato con le nuove fattispecie amministrative.

Tutto ciò, salvi i casi che continuano – prima e dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto legge – ad integrare altre precise fattispecie di reato, come quello di procurata epidemia colposa che vanno oltre la semplice trasgressione del divieto di spostamento senza validi motivi ma integrano condotte ben più gravi, come appunto quella della diffusione del contagio e perciò rimangono punite dalla severa previsione penale che prevede la reclusione da 1 a 5 anni, sempre espressamente menzionata dal decreto legge 25 marzo ora vigente.

Nessuna salvezza, invece, per i quarantenati o coloro che sono risultati positivi al test Coronavirus e che escono dalla propria abitazione nonostante il divieto assoluto di farlo: per loro il decreto legge stabilisce una stretta, richiamando finalmente una norma del Testo unico delle Leggi sanitarie (Art. 260 del Regio decreto n.1265/34) la cui violazione costituisce reato punito con la pena congiunta dell’arresto da 3 mesi a a 18 mesi e con l’ammenda da 500 a 5.000 euro; prima la pena era invece più lieve, quella dell’arresto fino a 6 mesi e dell’ammenda fino a 400 euro.

RINGRAZIO LA LEGGE PER TUTTI