Due chiacchiere con…Lorenzo Stangalini, batterista dei Carolina Reapers

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di Simone Balocco

 

Abbiamo rubato diversi minuti a Lorenzo Stangalini, batterista novarese membre dei Carolina Reaper, un gruppo emergente che fa musica rock ‘n roll old school che hanno una bella storia da raccontare. Abbiamo rubato qualche minuto a Lorenzo e ci ha raccontato che…

Innanzitutto, come è andato il concerto all’”Old Tower Pub” di Novara? Prossimi concerti da qui alla fine dell’anno?

Il concerto è andato molto bene, l’affluenza è stata notevole e partecipante. Sono venuti ragazzi e ragazze che si sono fatti un bel po’ di strada per ascoltarci, una scuola di ballo e altri organizzatori di eventi e serate. Persone che ti dicono: “vi seguiamo sui social e, finalmente, siamo riusciti a venire“, quelle cose che ti fanno restare stupito e contento. Sono un ottimo boost  per continuare a lavorare e che ti confermano che alcune scelte, per le quali hai investito tanto tempo e risorse, non sono passate inosservate.

Le prossime date confermate sono: sabato 19 novembre al “Novem’beer”, che si terrà presso il Pala Pro Loco di Pogno e venerdì 9 dicembre “Al Vicolo Schilke” a Vercelli. Ci sono altre date in arrivo, appena ne avremo conferma le pubblicheremo su Instagram e Facebook.

Partiamo dall’inizio: cosa c’entra il rock ‘n roll con i Carolina Reapers, un particolare tipo di peperoncino?

Era da tempo che stavamo pensando ad un nome, qualcosa che fosse calzante e che ci rispecchiasse. Una sera, io e Davide, eravamo a cena da Alessandro (amico e primo bassista dei CR), che ci stava spiegando come aveva coltivato alcune tipologie di peperoncino, come cucinarli, ecc…Ad un certo punto disse: “…dovrei piantare anche i Carolina Reapers, che sono veramente forti”. A quel punto, dal nulla, io dissi: “…che sarebbe anche un ottimo nome per la band”. Davide sgranò gli occhi e disse: “Bellissimo! Abbiamo trovato il nome!”. Restava da chiedere a Costanza, che quella sera non era presente a cena, se anche per lei potesse essere un’ottima scelta. Così presi il telefono, le spiegai il fulmine a ciel sereno e anche lei disse: “Va bene è bellissimo!”. E così, nacquero i Carolina Reapers. Il nome era bello, tutti adoriamo i cibi piccanti, abbiamo semplicemente chiuso il cerchio.

 

Oltre a te, chi sono gli altri “Carolina Reapers”?

Costanza Soncina, alla voce. Davide Colombo, alla chitarra. Matteo Priori, al contrabbasso. Io, Lorenzo Stangalini, alla batteria. Teo è con noi da circa 6 mesi. Sì, anche a lui piacciono i cibi piccanti.

 

Le 5 W: chi ha permesso che vi formavate? cosa vi ha portato a formarvi? quando vi siete formati? dove vi siete formati? perché vi siete formati?

I Carolina Reapers si formano nell’ottobre 2019 dalle ceneri di una band precedente, in cui c’erano Davide e Alessandro. Quando sono stato contattato io, Costanza era già entrata come cantante.

Per quanto mi riguarda, fu una cosa abbastanza strana. Nel senso che, in quel periodo, mi ero stufato di suonare la batteria. La suono da quando ero bambino, avevo fatto un periodo lungo con un’altra band (con dischi e qualche piccolo tour) più altre molteplici situazioni. Insomma, volevo fare altro e suonare un altro strumento. Infatti stavo suonando la chitarra con un altro gruppo e avevamo fatto un disco. Per questo motivo portai la mia chitarra, per essere sistemata, ad Alessandro (che è liutaio e ha il laboratorio a Fara Novarese). Il quale mi disse: “ma tu non suoni la batteria? Io suono in un gruppo rockabilly e rock’n’roll e stiamo cercando un batterista. Vieni a fare una prova, ci divertiamo senza impegno, ecc…”. Nonostante quei generi fossero il mio primo amore (quello che non si scorda mai e che ti segna) non avevo molta voglia di rimettermi dietro i tamburi.

Nel frattempo, la sera stessa se non erro, mi scrisse Davide dicendomi che aveva visto il mio annuncio su Villaggio Musicale. Un vecchissimo annuncio che, per pigrizia, non ho mai cancellato. Ci scambiammo qualche messaggio e capii che suonava con Alessandro. Fa ridere la cosa, perchè loro due non si erano messi d’accordo.

A quel punto mi dissi: “ vabbè, facciamo sta prova. Vediamo. Al massimo ho suonato un genere che adoro ma che non ho mai avuto occasione di sperimentare”.

La mia perplessità derivava, oltre al fatto che non volessi più suonare la batteria,  anche dal fattore umano. Spiego: per trovarmi bene, e soprattutto per suonare bene, personalmente ho bisogno di una forte relazione umana. Altrimenti, posso farne serenamente a meno. Sono arrivato a quelle prove con poche aspettative e il minimo sindacale di voglia e con sorpresa ho trovato ciò che, da tempo, cercavo. Poi ci sono i pregi e i difetti di tutti ma quelli, con un minimo di intelligenza da parte di ogni singolo, si possono gestire. Un anno fa Alessandro ha scelto di interrompere la sua avventura con i CR. Non per motivi interni alla band, ma per fattori personali. Infatti siamo tutt’ora in ottimi rapporti. Da circa 6 mesi è entrato Teo al contrabbasso. Oltre ad essere un ottimo musicista è una persona con cui è stato facile tessere un rapporto umano ideale.

Rispondere alla domanda “dove” non è facile. Ti potrei dire: “in Piemonte” dato che siamo tutti sparsi. Io sono di Novara, Davide e Costanza della provincia di Biella e Teo è di Verbania. Il punto di incontro, di solito, è Gattinara dove facciamo le prove.

Alla domanda “perché” potrei risponderti filosofeggiando, ma non sarebbe una risposta concreta. Molto probabilmente la risposta più pragmatica è: perché ne avevamo bisogno. Intendo a livello personale, singolarmente. C’era, e c’è, il bisogno di dare vita ad un progetto con queste caratteristiche.

 

Che radici avete? Ovvero fate da sempre rock ‘n roll old school o arrivavate da altre esperienze musicali?

Abbiamo tutti molteplici influenze. Personalmente credo che le migliori bands piovute sul pianeta Terra siano i Creedence Clearwater Revival e i Ramones. Oltre a questi due nomi caratteristici c’è tutto un mondo che ha avuto una forte influenza sul sottoscritto. Soprattutto quello “black”. Dalle marce funebri delle jazz bands di New Orleans, a Little Richard, Chuck Berry fino a James Brown. Senza dimenticare il punk. Senza quest’ultimo non avrei fatto più della metà delle cose, sia personali sia con altri.

Come punti di riferimento batteristico credo che Bernard Purdie e Elvin Jones siano quelli più stimolanti. Potrei stare ore ad ascoltare, con la bocca aperta, “A Love Supreme” di John Coltrane. Dove Elvin Jones vola tra le note.

Anche Costanza ha una forte impronta “black”, sia per gusti personali che per capacità vocali. In scaletta abbiamo alcuni pezzi che virano più sul blues e lì si sente tutta la sua vena e la sua potenza. Non a caso adora Janis Joplin, Etta James e le produzioni gospel. I suoi ascolti comprendono una serie di importanti sfumature, ad esempio Dolly Parton le piace parecchio e guai a chi critica i Doors.

Teo arriva dalla musica classica e da studi di conservatorio, componenti importanti e che si notano quando lo si ascolta. Nonostante questo, durante i live si arrampica sul suo “violino grande” (definizione data da una bambina durante una serata).

Appartiene a quella schiera di contrabbassisti che montano corde in metallo, questo per ottenere il “cick”. Ovvero quel suono ritmico e percussivo che sentiamo nelle produzioni di Johnny Cash, dato dalla corda che che si scontra con il manico in legno.

Per quanto riguarda le influenze gli Stray Cats sono in cima alla lista. In particolare Lee Rocker, appunto il contrabbassista. Troviamo anche una buona dose di thrash metal come Anthrax e Suicidal Tendencies.

Davide ha un background hard rock anni ’70. Deep Purple e Black Sabbath sono primo piano, sono influenze molto chiare nel suo approccio allo strumento. A questo unisce influenze di punk ’77, Ramones, Sex Pistols e Motorhead. Il rockabilly arriva comunque a gamba tesa nella sua lista, poiché uno dei suoi guitar hero è Brian Setzer (come facile immaginare).

Ciò che ci accouma è l’amore smisurato per Tom Waits.

Come vedi siamo tutti un miscuglio di generi e derivazione, non credo potrebbe essere altrimenti. Ti posso dire che il minimo comune denominatore è il rockabilly, poi abbiamo tanti altri piccoli punti di incontro. Per fortuna riusciamo ad unirli  e farli diventare materiale fertile invece di un territorio di scontro.

 

Che differenza c’è tra rock ‘n roll e rockabilly?

Vuoi scoperchiare il vaso di Pandora? E’ una battuta, te l’ho fatta perché tra amatori, puristi e musicisti vari si creano sempre infinite discussioni sulle sfumature di questa tematica.

Possiamo dire che sono cugini, se non addirittura fratelli. L’arco temporale prevede che si sia sviluppato il rockabilly e successivamente il rock’n’roll. Il primo possiede influenze country e folk più una matrice jazz. Infatti il ritmo che possiamo sentire più spesso è lo “shuffle”, un portamento ritmico tipico dello swing e delle big band.

Nel rock’n’roll il tempo diventa “straight”, o come si usa dire normalmente “dritto”.

Per capire questa differenza possiamo comparare “Rock Around The Clock” di Bill Haley (shuffle) e “Great Balls Of  Fire di Jerry Lee Lewis” (straight ).

Nel corso dei decenni successivi il rock’n’roll ha avuto enormi evoluzioni, mentre il rockabilly è stato “accantonato”. Per poi tornare alla ribalta negli ultimi anni 70 e riprendere la scena negli anni 80, appunto con gruppi come gli Stray Cats.

E’ importante porre l’accento sui Cramps, che sono stati un punto cardine tra punk e rockabilly. Furono loro a coniare il termine “psychobilly”, dato dall’amore di Lux Interior (il cantante) per i film e i fumetti di fantascienza. Tematiche in primo piano nei loro testi ma già presenti nell’immaginario americano degli anni 50. Di sfumature di genere ne abbiamo quante ne vuoi: Psychobilly, Neo Rockabilly, Rockabilly Revival, Gothabill, ecc…

Capisci ora perché nascono infinite discussioni…Direi basta con i tecnicismi, che annoiano le persone. Meglio parlare di Cadillac, Pinup, brillantina e musica indemoniata.

 

Il vostro slogan è “Hot rock ‘n roll old school for your dirty pleasure”. Spiegacelo e cosa significa.

Sicuro di volerlo sapere? Scherzi a parte, “hot” riguarda la piccantezza dei Carolina Reapers e di come vogliamo rendere lo spettacolo. Anche se il primo pensiero che genera è “piccante”, nel senso erotico del termine, noi lo riferiamo all’impatto sonoro che vogliamo ottenere. “Rock’n’Roll old school” è quello che suoniamo, ovvero un tipo primordiale di rockabilly e rock’n’roll. Lo applichiamo anche agli arrangiamenti che apportiamo a cover di brani che con questo genere c’entrano poco. Ad esempio abbiamo messo in chiave rockabilly The Beautiful People di Marilyn Manson e Walk dei Pantera, per citarne solo due. Ed infine, “for your dirty pleasure”, fa riferimento al vecchio slogan per il quale il rock’n’roll, genera pensieri “impuri” ed è la musica del diavolo.

 

Siamo in un epoca 2.0, quasi 3.0: un mondo di influencer, trapper,  smartphone e connessioni wire less. Non siete un po’…demodé?

Felicemente ed orgogliosamente demodè, oserei dire. Comunque entro certi limiti, è ovvio che noi, come tutti, si utilizzino mezzi come lo smartphone per farci promozione e creare contatti. Non si può usare il telegrafo per comunicare perché “fa tanto vintage”, usi lo smartphone perchè sei nel 2022 e la società ha fatto dei progressi. Si lo so, potremmo discutere almeno 48 ore su questo argomento. Però diciamo che di base il concetto è questo.

Sui trapper preferisco non proferire verbo. Sugli influencer invece posso dire che fanno bene. E’ il mercato, è il pubblico, è la legge di domanda-offerta. E’ un lavoro ed è marketing, molto semplicemente.

Sta a te, poi, avere la capacità mentale di mandarli a stendere se percepisci che ti propinano delle grandi cialtronate. Pareri personali, intendiamoci.

 

La vostra scaletta è molto travolgente. Cover preferita e vostro pezzo preferito?

Mi fa piacere che tu dica questo, è proprio l’effetto che vogliamo ottenere quando scegliamo i brani e assembliamo la scaletta. Come cover ti dico Summertime Blues di Eddie Cochran (perché ci sono sentimentalmente legato fin da bambino ), la scelta del “nostro” pezzo preferito è una bella lotta. Azzardo una doppia risposta. Ti direi “Carolina Medicine” perché è il primo brano scritto insieme e ci aggiungerei il riarrangiamento di “Baby One More Time” di Britney Spears.

 

Come è andata la trasferta nel Cuneese?

Molto bene, i Curnaias (Bikers Group) per cui abbiamo suonato sono stati contenti della riuscita della serata. Tutto ciò testimoniato da come ballavano e dai complimenti ricevuti dopo il concerto. Sono stati molto ospitali sia durante la serata che dopo, dato che abbiamo dormito nella loro club house. Avere a che fare con persone gentili, fin dall’inizio e anche se  non ci si conosce, è una cosa molto preziosa. Ovviamente non è lo standard, ma quando si verifica sai che si crea un rapporto. Vale sia per suonare in un futuro o anche solo come rapporto umano instaurato.

 

Il vostro concerto più bello e quello che, se poteste, rifareste meglio.

Sarò duro ma, per me, il miglior concerto è il prossimo e quello che rifarei meglio è quello appena passato. Nonostante questa affermazione sono contento dei passi evolutivi che facciamo ad ogni live. Sono anche contento degli scivoloni, ci restiamo male poi ne ridiamo e li mettiamo in tasca per evitare di farli la prossima volta.

 

Se esistesse il teletrasporto, con chi vi piacerebbe suonare del passato?

Wow, domandona. Non suonerei mai né con Elvis né con James Brown. Mi viene l’ansia solo a pensarci. La lista però è lunga, sia per me che per gli altri CR. Personalmente  mi piacerebbe essere un session man ai tempi della Chess Records. Sai con quanti artisti potevi suonare e quante cose potevi imparare?

 

La più grande emozione da quando esistono i “Carolina Reapers”?

Questa intervista. Sono un parac…Credo che le emozioni più grandi siano i complimenti e i messaggi che ci arrivano da sconosciuti. Vuol dire che stai lavorando in modo corretto. Quando inizi un progetto non sai che risposta avrà, questi commenti sono un “pat-pat” sulla spalla e un calcio nel sedere per continuare.

 

Lorenzo so che sei un fan del punk. Cosa spinge un punk a suonare rock ‘n roll old school?

Tutte domande a risposta breve le tue. Il punk non è nient’altro che l’evoluzione del rock’n’roll, o una diramazione se vuoi. Forse, la pecora nera della famiglia.

Ha un forte messaggio e quindi un forte impatto. Molti di noi erano intimoriti dai super musicisti di fama mondiale. Confrontarti con loro voleva dire perdere in partenza, non tutti abbiamo medesime opportunità o abilità.

Il punk è arrivato e ha detto: “psss!…puoi farlo anche tu”. Se parti da un qualcosa a cui puoi avere accesso questo è il “La” per progredire. Questo dal punto di vista musicale. Ma è ovvio che la rilevanza del punk sta anche nella sua filosofia di approccio alle cose che ti succedono e alle condizioni sociali in cui sei nato.

Ridurlo a uno che fa il dito medio e ha le spille nel giubbotto è estremamente riduttivo. Anche avvilente, se vogliamo. Per questo consiglio la canzone fantastica e ironica di Andrea Mingardi: Pus.

 

Vi chiedo il vostro idolo e la vostra canzone rock ‘n roll preferita. Chiedo la tua risposta e quella degli altri membri.

Senza ombra di dubbio ti dico John Fogerty, voce e chitarra solista dei Creedence Clearwater Revival. Canzone: “Good Golly Miss Molly” di Little Richard. Teo ti direbbe gli Starliters come band e “Driving In The Middle” come brano. Stupendo, sempre di loro produzione. Costanza, prima che tu possa finire la frase, ti urlerebbe “Aretha Franklin!”, ma il brano è “Heartbreak Hotel” di Elvis senza discussioni. Davide andrebbe dritto su Keith Richards e su “Rip This Joint” per la scelta del pezzo. Tra l’altro è su “Exile On Main St.” degli Stones, disco epocale.

 

Tre aggettivi per descrivere i “Carolina Reapers”. Ma anche quattro, cinque…

Testardi, sicuramente. Professionali, o almeno ci impegniamo e sforziamo al massimo per esserlo. Di supporto verso gli altri del gruppo, un po’ malinconici a volte ma sempre pronti a fare qualche cretinata per ridere.

 

Come è al scena italiana? Invece all’estero?

Nel panorama italiano resta un genere di nicchia, per fortuna è ben popolato. Ci sono molti nomi, tra storici e presenti, che sono favolosi. Ad esempio Don Diego, The Starliters, Hormonauts, ecc… Da qualche tempo abbiamo i Lovesick Duo che sono qualcosa di speciale, e che per fortuna hanno dato una bella spinta al genere nel nostro Paese.

Per quanto riguarda l’estero, la scena che apprezzo molto è quella del Nord Europa. La realtà svedese mi piace parecchio, ci sono artisti come Eva Eastwood, The Go Getters, Emmy Lou And The Rhythm Boys (adoro la loro “Bip Bop Boom”). I tedeschi Lennerockers ( da sentire è “Try Hard Dig Deep Break Through”), Francine dalla Finlandia. Per fortuna ci sono storiche glorie e nuovi arrivi e, sempre per fortuna, avendo internet puoi trovare delle gemme speciali da ogni angolo del pianeta. Sembra una grande frase banale, però senza internet non avrei mai scoperto Takeshi Terauchi ad esempio. Chitarrista surf giapponese superlativo. Oppure i 50 Kaitenz, un trio di matti giapponesi che fa garage-punk con influenze pop anni 60, rock’n’roll e rockabilly. Suonano precisi e puliti da far invidia.

 

Come è nata l’idea di fare un vlog sui viaggi verso i locali dove suonate?

E’ nata perché abbiamo deciso che il mondo dovesse sapere quanto siamo cretini quando siamo tutti insieme. La frase sopra resta vera, ma ci aggiungo il fatto che ci piaceva l’idea di raccontare e comunicare qualcosa in più a chi dedica del tempo per ascoltarci e poi scriverci. Anche se a volte sembriamo impacciati o ben poco fotogenici.

 

Cosa consigli/consigliate a chi volesse ascoltarvi o ad iniziare ad intraprendere una carriera musicale rock n’ roll?

Se sapete di qualcuno che sa come intraprendere una carriera musicale rock’n’roll dategli i nostri numeri. Così ci licenziamo, carichiamo il furgone e buonanotte!

Non credo esistano consigli utili in assoluto, ognuno ha il suo percorso e non è detto che tu lo possa controllare completamente.

Per me la prima folgorazione è stata sul divano a 6 anni con la febbre. Quel pomeriggio ho continuato rivedere in continuazione “Ritorno Al Futuro” (il primo) in vhs, dove Micheal J. Fox suona “Johnny B Goode”. La Gibson rosso ciliegia, la storia come si svolgeva, quel suono…un fantastico miscuglio di serotonina, ossitocina e dopamina.

Qualche tempo dopo c’è stato “Great Balls Of Fire”, il film su Jerry Lee Lewis con Dennis Quaid e Winona Ryder. Quel film mi ha fatto innamorare non solo del piano rock’n’roll, ma anche di Winona Ryder. C’è una battuta in cui Jerry Lee Lewis dice di poter far impazzire la gente anche da dietro un piano, pur non essendo un chitarrista. Il mio collegamento mentale fu: “ma allora posso farlo anche io da dietro la batteria…?”. Fa ridere lo so, ma nella mente di un ragazzino si generano anche queste figure.

A chi volesse ascoltarci direi di venire ai live, che la musica in tasca è tanto comoda ma i gruppi dal vivo sono tutto un altro mondo. Migliore, senza dubbio.

Sul palco riesci a generare situazioni e vibrazioni che sono uniche.

Tu ridi ma…è una droga. Una volta provata quella sensazione, farne a meno è davvero difficile.

 

Cosa vi aspettate dal futuro?

Ci aspettiamo di fare sempre meglio e di progredire. L’impegno e la testa ci sono, per il resto vedremo di organizzarci.

 

Cosa devono fare i nostri lettori per seguirvi?

Ci possono trovare su:

Qui troveranno tutte le info sui prossimi live, puntate vlog, pensieri profondi, citazioni che non capisce nessuno se non noi, battute che fanno poco ridere ma soprattutto quiattro individui che ce la mettono tutta …for your dirty pleasure.

 

Immagini concesse gentilmente da Lorenzo Stangalini e dai Carolina Reapers