GOOGLE AD APPLE: “E’ GUERRA!” – ARRIVA LA PRIMA EDICOLA DIGITALE

Condividi sulla tua pagina social
Google

Google

Il guanto della sfida è stato lanciato: Google ha presentato al mondo One Pass, una piattaforma per la distribuzione e la vendita di informazione digitale, dalla singola notizia all’abbonamento, su dispositivi portatili quali smartphone e tablet, ma anche sui pc. Il gigante di Redmond si posiziona su un mercato finora occupato sostanzialmente da Apple, promettendo tariffe più convenienti ai propri partner rispetto al 30% trattenuto dall’azienda di Steve Jobs. Come reagiranno editori e utenti rispetto a quasta nuova prospettiva? Ci siamo fatti aiutare dal professor Andrea Rangone, ordinario di strategia di impresa e responsabile degli Osservatori del Politecnico di Milano, impegnati da 12 anni a monitorare l’impatto dell’evoluzione digitale sulla vita delle imprese e dei consumatori. Proprio da una ricerca degli Osservatori, realizzata in collaborazione con Nielsen e Connexia, scopriamo che nel nostro Paese ci sono 23 milioni di consumatori cosiddetti multicanale, vale a dire che decidono di acquistare e acquistano prodotti confrontandosi con diversi canali di vendita e anche di informazione. Un fenomeno naturalmente veicolato dal web, sempre più presente nella nostra vita, che coinvolge anche il modo di informarsi e di intrattenersi: nel 2010 il 19% degli italiani ha usato internet per guardare un programma Tv, il 17% per ascoltare la radio e ben il 33% per leggere un giornale. Lettura che, quasi certamente, non gli sarà costata un euro. Sarà disposto anche a pagare per fare la stessa cosa? “Dal ’93 in Italia e nel mondo i contenuti sono stati distribuiti gratis sul web, e la fonte di sostentamento per tutti gli operatori, dai piccoli editori a Yahoo!, è stata al 98-99% la pubblicità. E la pubblicità è stata comunque molto limitata: solo nel 2010 in italia si è arrivati a fatica a un miliardo di euro, di cui circa la metà è di Google” ci ha spiegato Rangone. Ma non è stato così per i canali mobile che “hanno da subito mostrato una tendenza diversa: gli utenti erano disposti a pagare, già nel ’98, i servizi di informazione via SMS, ma anche altri contenuti quali suonerie, giochi e così via. Si è arrivati a fatturare anche un miliardo di euro”. E’ in questo scenario, sostiene Rangone, che si è verificata la rivoluzione degli application store, che permettono di scaricare contenuti digitali pagando piccole cifre e passando attraverso un canale unico. Li ha introdotti per la prima volta Steve Jobs per l’iPhone e “si è trattato di una trasformazione paradigmatica, che si è ben presto trasferita al mondo dei tablet, probabilmente più vicino al mondo dei pc”. Ed è proprio in forza di questo contagio che oggi Google lancia il suo One Pass e gli editori sperano che si possano cambiare le abitudini di consumo anche nel web legato ai pc. Esiste, tuttavia, un salto da compiere. Infatti, prosegue Rangone, “Gli application store hanno modificato il modo in cui si poteva fruire di contenuti a pagamento, ma non hanno introdotto ex-novo l’abitudine di pagare i contenuti. Questa abitudine, come detto, esisteva già da tempo nell’utenza mobile. Inoltre, bisogna anche osservare che è pur vero che stanno crescendo i consumi attraverso gli application store, ma allo stesso tempo stanno arretrando i consumi sulle piattaforme tradizionali (via SMS, per esempio) e il saldo complessivo, anche nel 2010, è negativo”. Secondo i dati del docente del Politecnico, il fatturato prodotto dalla vendita di contenuti mobile di tipo “tradizionale” è passato dal miliardo di euro, citato in precedenza, a 700 milioni, mentre il mercato degli application store vale attualmente qualche decina di milioni di euro. “Sull’internet pc centrico (includendo anche i tablet, sebbene questo sia un prodotto un po’ un ibrido) non si è quasi mai riusciti a fare pagare, e questa è la grande sfida che ha di fronte l’editoria con l’introduzione di One Pass”. Torna, dunque, la domanda iniziale: come si comporteranno i consumatori? Secondo Rangone ci sono buone prospettive, ma nessuna certezza: “Al di là di una certa moda e di un grande entusiamo iniziale che fermenta intorno all’iPad e ai suoi concorrenti, se andiamo a fare i conti con i numeri è tutto da dimostrare che gli editori riescano a vendere contenuti in quantità significativa”. E questo anche a causa dello scarso numero di dipositivi sul mercato: “In tutta Italia si contano tra i 300 e i 400 mila tablet (iPad, Android e altri), a fronte di 14 milioni di smartphone. Personalmente, nutro qualche dubbio sul fatto che i tablet saranno il pc del futuro”. I trend di crescita sembrano molto forti, ma, ci ricorda il professore, “ricordiamoci che l’iPhone vendette centinaia di migliaia di pezzi nei primi mesi, ma dopo tre anni era a circa due milioni. Non mi aspetto che già dall’anno prossimo si vedranno grandi volumi d’affari e di soldi. Sarà un processo un po’ più lungo, che al momento è promettente”. D’altra parte si dovrà fare i conti con le strategie degli editori, che forse in questo momento gongolano. “Felici? – commenta Rangone – Gli editori si stanno rendendo conto che i canali come One Pass o l’App Store di Apple hanno un potere negoziale molto forte e sono paurosamente concentrati”. E, aggiunge, “paragonerei questo scenario all’avvento della grande distribuzione organizzata nel dopoguerra che incoronò Wall Mart negli Usa e Esselunga in Italia”. In questo caso, però, i contendenti sono addirittura meno, e si contendono il mondo intero. Si chiamano Apple e Google e usano questo potere per ottenere forti percentuali dei proventi (il 10% Android e il 30% Apple). “E’ notizia di oggi del financial Time che ci sarà una riunione urgente degli editori per capire come rispondere a questa novità (One Pass, ndr)”. Insomma, non sono tutte rose e fiori perché, dal New York Times al quotidiano di quartiere, tutti dovranno passare da grandi aggregatori di contenuti, pagando dazio. Ma non ci sono alternative a Apple e Google? “Nel mondo mobile – risponde Rangone – ci sono ancora RIM BlackBerry e l’alleanza Micorosft-Nokia che possono dire la loro, ma sul canale pc e tablet non vedo altri concorrenti significativi, nemmeno tra quelli che si sono proposti recentemente sul mercato dell’hardware, come HP e lo stesso BlackBerry”. L’hardware, in questo nuovo mercato, sembra contare molto poco se non dispone della piattaforma software, ovvero del sistema operativo. “La grande differenza delle proposte di oggi – continua il docente del Politecnico – consiste nell’integrazione con il sistema operativo. Chi lo detiene si sta giocando una partita per controllare tutto il web ed è incredibile come Microsoft sia rimasta fuori da questo mutamento e non abbia capito che avendo il system poteva avere in mano anche l’utente facendo opportune operazioni”. Resta così una partita a due, un incontro di tennis moderno dove i colpi si scambiano a grande velocità: “Steve Jobs comunica che tratterrà ai suoi partner il 30% e il giorno dopo Google gli risponde: è incredibile, e nessun altro potrà rispondere”. Una partita a due che suscita molti mal di pancia e non mancherà di produrre tentativi legali di ridimensionarne il ruolo: “molti si stanno già muovendo – conferma Rangone -. Già adesso gli editori stanno cercando di capire se il 30% chiesto agli editori si possa contestare come abuso di posizione dominante”. Google, in concorrenza con Apple, ha dunque allungato le proprie mani sul mercato dell’editoria digitale, proponendosi come un intermediario inevitabile e anche un po’ ingombrante. Gli stessi attori, peraltro, si stanno muovendo alla conquista della Internet TV, ma forse qui troveranno qualche resistenza in più. E’ sicuramente vero che la distribuzione di contenuti converge verso metodi e piattaforme comuni, che hanno cancellato le differenze tra diversi dispositivi. Le televisioni dispongono di sistemi operativi (vedi i modelli di Samsung e Sony) e si connettono a internet dove mettono a disposizione i propri application store. Ma se i modelli tecnologici si assomigliano, restano le barriere socio-economiche. I padroni della TV hanno ancora un grande potere e anche gli utenti non sembrano ancora sentire come fondamentale l’esigenza di collegarsi al web dal loro divano davanti al televisore. “Passeranno anni perché Apple e Google riescano a pesare in questo mercato” sostiene il docente del politecnico – perché vedo barriere molto elevate e la TV non è un medium in crisi, soprattutto qui in Italia”. A quanto pare, digitale terrestre, Sky, guerre fra pacchetti sempre più ricchi e interessanti hanno prodotto un paradosso: ”cresce internet ma, in Italia, negli ultimi tre anni l’offerta televisiva si è arricchita con più canali, film e sport, consegnando alla TV un ruolo persino maggiore, soprattutto in termini di profitti”. Insomma, mai come in questi ultimi anni si sono visti mutamenti tanto rapidi nei modelli di impresa e di consumo. Resta da vedere se One Pass, come a suo tempo l’App Store, costituirà una pietra angolare del cambiamento, lanciando definitivamente l’editoria nell’era di internet, provvista finalmente anche di solidi strumenti di business.