I "Vecchi", di Valeria Bacchiega

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Carissimi lettori,

scrivo per essere solidale con una parte di noi stessi che spesso si discosta dallo stare vicino a coloro i quali hanno dedicato la loro vita a noi: i nostri cari “vecchi”, quelli che troppo spesso dimentichiamo, quelli che aspettano seduti su di una sedia in un “ricovero”, l’arrivo di un figlio che da giorni non si fa vedere, quelli che ci hanno dato la vita, che se li ascolti raccontare ti insegnano cose che neppure all’università impari! Io ricordo teneramente la mia nonna che ballava e cantava “Rose Rosse” storpiando le parole, la ricordo sorridente e allegra, ma anche spaventata quando ad un certo punto della sua vita, incrociando con lo sguardo il suo specchio, vedeva dentro “qualcuno che voleva ucciderla”, perchè ormai prigioniera della demenza senile non si riconosceva più e, quello specchio, “una vita fedele e consigliere della sua immagine”,  era d’un tratto diventato nemico! E poi, una volta al ricovero, gli unici ricordi abbandonati per sempre, le foto sui comò non ci sono più, la tua tazza della colazione e ogni frammento di vita si allontana…. e  i figli? Dove sono i figli cresciuti e coccolati con le loro amorevoli e deboli  braccia ? Dove sono le carezze a loro dovute? Dove sono le tenerezze? L’amore che loro aspettano, soli e speranzosi in una stanza? Tante cose da dire, devono raccontarci la storia quella che “sui libri non c’è”, ma ch’è scritta sui loro volti su ogni ruga che nasconde una storia d’amore, un dolore grande, su ogni ruga che rappresenta un loro percorso  bello o brutto che sia! Stanno lì, su di una sedia, con lo sguardo perso e aspettando, attendendo che prima o poi il loro bambino arriverà a stringer loro quella mano tremante e regalando loro un abbraccio prima che arrivi “la sera..”

Valeria Bacchiega