Il mito Olivetti all’Omar

Condividi sulla tua pagina social

Il mito Olivetti all’Omar

di Caterina Zadra

Un interessantissimo incontro quello organizzato dal Preside Franco Ticozzi dell’Omar su Adriano Olivetti, un grande dell’industria meccanica e tecnologica, dal titolo molto suggestivo “Quando Olivetti inventò il PC”.  Un modo forse per cercare una rivincita storica e fissare qualche tassello (o qualche bite) sugli avvenimenti storici che permisero l’avvento del personal computer come lo conosciamo oggi.
A inaugurare l’evento anche il Sindaco Canelli, oltre alla preside dell’Istituto Ravizza. Ravizza fu infatti un inventore novarese, suo il primo prototipo di macchina da scrivere del 1837 chiamato “cembalo scrivano”.
Un bellissimo filmato racconta il percorso storico che portò Olivetti a coniugare in una macchina portatile tutta l’efficienza dei grandi calcolatori dell’epoca. Tre progettisti capitanati da Perotto scoprono che ridurre le dimensioni dei calcolatori è possibile. Inventano un linguaggio nuovo, semplice per poter essere utilizzato da persone comuni. Dopo due anni di duro lavoro la squadra di ricercatori riesce a costruire una macchina piccola e semplice da utilizzare, dotata di  cartolina magnetica poi diventata il floppy disk. Con questa invenzione cambia il rapporto uomo-macchina:  si dà anima alla tecnica. Deceduto il padre Adriano, Roberto Olivetti chiama l’Architetto Mario Bellini per disegnare un involucro personale che fosse facilitante ma anche gradevole. Diventa realtà il sogno dell’informatica a misura d’uomo. Nel ’64 esce la Programma 101, il primo Personal Computer al mondo, la prima macchina che riesce a rendere facilitato l’utilizzo della tecnologia informatica. Nella primavera la Olivetti entra in crisi finanziaria. Cuccia di Mediobanca, Valletta e il governo italiano decidono di sbarazzarsi del reparto informatico della Olivetti. Perotto sa che in caso di cessione il suo compartimento di ricerca informatica sarebbe stato eliminato. Il comparto viene venduto alla General Electric. L’avventura dell’elettronica italiana sembra finire qui:  si è giunti alla differenza fra grande calcolatore e calcolatrice dati personale. Avvenuta la cessione, la Olivetti si concentra sulle macchine da scrivere. L’amministratore delegato di allora era convinto che non servisse continuare la ricerca sulla 101, perchè nessun concorrente se ne era preoccupato. Il piccolo team comunque procede.
Nel 1965 a New York si inaugura la Fiera Mondiale del Futuro e delle Innovazioni. Olivetti in quella sede prestigiosa presenta la nuova linea delle calcolatrici meccaniche Logos 27, portando anche la 101 ma in seconda fila. L’intento è quello di presentare quella macchina come prototipo e non come realtà. Alla fine è la vera e unica attrazione della fiera: erano presenti tutti gli esponenti americani che contavano e davanti ai loro occhi non c’era che il primo desk top computer, la Programma 101. Inizia quindi la produzione e il lancio sul mercato al prezzo di 3100 dollari, contro più di 100mila dei grandi ordinatori.  La 101 viene utilizzata in molti settori: bancario, edile, progettuale, medico, universitario. Vengono vendute più di 40mila unità solo negli USA. Ad un certo punto la HP ne acquista un centinaio. L’inizio della fine: la concorrenza si sveglia. Esce sul mercato la HP 9100,  ispirata alla 101. Finì così l’era informatica per Olivetti, con 1 dollaro di brevetto che rese 900mila dollari. Tutte le aziende, da allora in poi,  seguiranno la strada tracciata dalla Programma 101, l’apripista.
Unica la testimonianza resa da Gastone Garziera, che a 19 anni fece parte del team di ricercatori Olivetti,  e che oggi collabora col Museo Tecnologico di Ivrea.  La sua testimonianza resa davanti agli studenti ci fa battere il cuore, nella speranza che la scintilla della passione per ricerca e innovazione continui a svegliare i cuori e le menti di tanti giovani futuri inventori.