Il Premier Mario Draghi contestato duramente a Torino

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Di Alessandro Berardi

 

Torino – Attimi di tensione si sono registrati ieri nel capoluogo piemontese, dove, in concomitanza con l’arrivo in città del Presidente del Consiglio Mario Draghi, davanti al Municipio e al palazzo della Regione, erano presenti diversi gruppi di manifestanti, che contestavano la linea politica adottata sinora dal Premier e dal Governo (tra cui, il green pass, l’obbligo vaccinale per gli over 50 e alcune categorie, le restrizioni, e l’invio delle armi all’Ucraina).

 

Striscione contro il green pass nei pressi del municipio

 

Più di 1000 tassisti torinesi e non (i quali, chiedono a gran voce lo stralcio dell’articolo 8 del DDL concorrenza che penalizza attualmente la categoria), insegnanti, studenti e cittadini, si sono riuniti in Piazza Castello (di fronte al Palazzo della Regione) e in Piazza Palazzo di Città (di fronte al municipio) per mostrare il proprio dissenso.

 

Tassisti protesta_TO 2

 

 

 

Tassisti protesta_TO 1

 

 

Erano inoltre presenti alcuni sindaci e consiglieri comunali e dei gruppi politici (sia di destra che di sinistra) tra cui Italexit, con il leader Gianluigi Paragone.

 

Gianluigi Paragone in Piazza Castello

 

A presidiare le zone interessate, un nutrito spiegamento di forze dell’ordine.

 

 

L’inizio del sit-in davanti al municipio

 

 

 

 

 

Il Premier Mario Draghi, era atteso dal Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, per siglare il “Patto per Torino”. Tramite questo accordo, la città piemontese potrà ripianare le casse del comune, grazie ad un importante finanziamento da parte del Governo, pari a 1 miliardo e 120 milioni (distribuiti in 20 anni).

Non ha voluto presenziare all’evento, il leader del gruppo di opposizione “Torino Bellissima”, Paolo Damilano, il quale, attraverso un comunicato apparso sulla propria pagina facebook ufficiale, ha voluto esporre le sue motivazioni: “oggi non ero presente in Sala Rossa a rendere omaggio al Presidente Draghi, verso il quale provo un sentimento di grande stima e gratitudine, per il suo impegno e soprattutto per la grande credibilità con cui rappresenta il nostro Paese all’estero.

Non ero presente perché il provvedimento che oggi il Presidente Draghi è venuto a siglare si chiama Salva Città e – permettetemi – io non riesco a gioire nel pensare che la mia città debba essere salvata dopo anni di sciagurate gestioni amministrative, che l’hanno portata a essere con Napoli la più indebitata d’Italia.

A chi gioisce dicendo che si tratta di soldi a fondo perduto, vorrei ricordare che parliamo sempre di soldi di contribuenti Italiani – e quindi anche dei Torinesi – e soprattutto che questi soldi legano Torino a impegni concreti e stringenti che si scaricheranno su famiglie e imprese, sulle prossime generazioni. Chi oggi vuole farci credere che questi miliardi siano solo un regalo o non conosce il significato di “fondo perduto” o è in malafede.

Non voglio entrare nel merito delle ragioni di questa situazione, perché penso che chi tutti i giorni vive la nostra città le conosca ampiamente.

Da troppi anni, infatti, Torino è entrata in una spirale di decrescita che non sembra volersi arrestare e che anzi si è aggravata con la pandemia e i nostri cittadini lo sanno bene. Viviamo in una città che subisce le emergenze: penso al calo demografico senza precedenti, ai posti di lavoro che mancano, a diritti fondamentali come la casa e la sicurezza che non vengono garantiti. Torino non è più l’Eldorado del lavoro come lo è stata in passato, oggi noi abbiamo bisogno di essere salvati.

Quanto questi soldi serviranno per rilanciare la nostra bellissima Torino lo vedremo nei prossimi anni, perché credo siamo tutti consapevoli che questa è l’ultima delle occasioni che ci viene concessa.

Da parte mia, da parte di tutta Torino Bellissima, rinnovo l’impegno a partecipare all’amministrazione in uno dei momenti più difficili della storia di Torino, con tutto l’impegno e la collaborazione possibili ma – ribadisco – permettetemi di non riuscire a gioire oggi per la mia città”.