LA NATO E’ PRONTA, L’ITALIA FORNIRA’ SOLO LE BASI AEREE

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Bombardamento
Bombardamento

FONTE “LA STAMPA”

La risoluzione varata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu nella notte permette bombardamenti mirati a difesa di Bengasi e dell’Est della Libia liberata dagli insorti. Anche se non è dato sapere quando verranno attuati, Rasmussen ha fatto sapere già ieri pomeriggio che «la Nato è pronta», e che se ne parlerà oggi alla riunione del Consiglio Atlantico. E l’Italia, in considerazione anche della sua posizione particolarmente esposta nel Mediterraneo, per la presenza sul campo di operatori umanitari, nonché per la speciale conoscenza di tutti gli attori che operano sul terreno della crisi libica, è stata costantemente informata delle decisioni – che al momento in cui scriviamo sono ancora a geometria variabile – prese all’Onu a New York e, soprattutto, al Dipartimento di Stato a Washington e al quartier generale del Patto Atlantico a Bruxelles.  Di più: all’Italia è stato chiesto quali misure avrebbe voluto veder inserite nella risoluzione Onu. Alla telefonata di Hillary Clinton, che era al Cairo, ha risposto un Franco Frattini appena uscito dal vertice di Palazzo Chigi sulla Libia mercoledì sera. Il ministro ha ricordato che «l’obiettivo deve essere il cessate il fuoco», e che l’Italia consiglia «il blocco navale, per motivi di sicurezza e per il rischio immigrazione», oltre che per poter fermare le navi operando in modo che l’embargo venga rispettato. E la no fly zone, da istituire comunque sotto egida Onu, «va portata avanti in un quadro di legittimazione regionale». Quest’ultimo punto si è tradotto nella missione che l’Unione Africana disporrà in Libia già domenica prossima al fine di un ultimo tentativo per convincere Gheddafi a mollare, e che dovrebbe essere condotta dai presidenti del Sud Africa, dell’Uganda e del Mali, e al quale potrebbe aggiungersi anche la Nigeria.  Hillary Clinton ha risposto, sul punto della legittimazione regionale, di aver contattato dal Cairo Paesi della Lega araba «disponibili all’implementazione della no fly zone». Tradotto: a partecipare ai bombardamenti mirati al fine di neutralizzare l’aviazione del Colonnello. Questi Paesi sembra siano del Golfo, a cominciare dal Qatar, mentre l’Egitto ha fatto ufficialmente sapere che non parteciperà all’operazione. Centrale nella determinazione americana, spiegano fonti diplomatiche, è stato proprio il consenso della Lega Araba, e anche la disponibilità dell’Italia ad accogliere positivamente la richiesta interventista, di bombardamenti mirati e no fly zone in Libia, di Francia ed Inghilterra. Al recente G8 di Parigi l’Italia l’aveva detto, niente in contrario di fronte a tutto quello che occorrerà mettere in campo per ottenere il cessate il fuoco. E in quella sede era stato anche offerto un «monitoraggio» delle posizioni delle tribù. Per quanto possibile, visto che sono 140 in tutto, 30 solo le più grandi.  All’implementazione della no fly zone non è previsto partecipi attivamente l’Italia. Non perché Gheddafi ci abbia minacciato, assieme alla Francia, di ritorsione, né perché l’adesione alla Nato sia «non belligerante», dato che come ricorda spesso il presidente della Repubblica (anche ieri nel discorso per il centocinquantenario dell’Unità), l’Italia dà all’Alleanza «partecipazione attiva». No, è che «è impossibile, dato il nostro passato coloniale proprio in Libia» ha ripetuto, trovando condivisione, il ministro degli Esteri a tutti gli interlocutori internazionali. L’Italia darà, ovviamente, le basi. Continuando a tenere, per quanto possibile e finché l’offensiva sarà ancora diplomatico-militare, il fronte degli aiuti umanitari in Cirenaica.  Il vertice che mercoledì sera si è tenuto a Palazzo Chigi ne ha disposti di nuovi, potrebbe essere prossimo l’invio di altre 65 tonnellate di beni di prima necessità a Bengasi. «Per avere rapporti con la Libia, non dev’essere più guidata da Gheddafi», diceva ieri pomeriggio Frattini ricordando la necessità di un cessate il fuoco. Ma a dare una svolta al tavolo delle trattative all’Onu è stata l’ennesima risposta negativa dei libici proprio a quella richiesta. In una lettera inviata a New York dal ministro degli Esteri libico si dice: «Abbiamo già attuato il cessato il fuoco e deciso un’amnistia generale, perseguiremo solo i terroristi». La prova di quanto Gheddafi teme la no fly zone.