LA PATAGONIA A GHEMME: NASCE UN FESTIVAL NEL SEGNO DELLA CULTURA

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Ghemme

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Letteratura, cinema, teatro e incontri sono in programma nella prima edizione del nuovo festival “Patagonia Ghemme” dal 23 febbraio al 4 marzo che nasce da un originale spunto tratto dalla maschera del Carnevale di Ghemme, Re Barlan, che secondo la tradizione arriva dalla Patagonia, probabilmente in seguito a una conferenza geografica di missionari verso la fine dell’800 che, parlando di quella terra lontana, colpì l’immaginario dei ghemmesi. Il festival è un progetto culturale del Comune di Ghemme ideato da Interlinea in collaborazione con ATL Provincia di Novara, Carnevalspettacolo di Ghemme, Coop. Sociale Silver di Novara e la sottosezione Cai di Ghemme. Tutti gli appuntamenti si svolgono, a ingresso libero, nella tensostruttura appositamente allestita nella piazza di Ghemme. La serata di apertura, introdotta dal sindaco di Ghemme Alfredo Corazza che per primo ha promosso il festival, è dedicata al cinema, mercoledì 23 febbraio alle ore 21, con la proiezione del film Bombón el perro di Carlos Sorín, presentato da Enrico Zaninetti, membro del comitato centrale della Federazione Italiana Cineforum. Il regista argentino, che con un altro film sulla Patagonia è stato premiato con il Leone d’argento al Festival del Cinema di Venezia, ha realizzato questa pellicola lavorando con attori non professionisti, e con l’ambizione di voler mostrare storie di gente comune, lontana dal brulicare delle grandi metropoli ed aperta a desolazioni infinite, sia naturali che sociali. In Bombón el perro Juan Villegas, meccanico tuttofare, viene licenziato dalla stazione di servizio in cui lavora dopo vent’anni: ha la passione per l’intaglio e crea bellissimi coltelli intarsiati ma gli affari vanno male e il caso lo porta a trovare un amico, Bombon, un dogo argentino, razza canina molto giovane (il primo esemplare fu incrociato negli anni ’20) ma altrettanto pregiata. La bestiola, quasi strumento della fortuna, introduce Juan in un mondo che non conosceva, nel business delle esposizioni di cani. Ma non tutto va per il verso giusto. Tocca alla scienza lunedì 28 febbraio alle ore 10 per l’incontro “In viaggio con Darwin verso la Patagonia”, ospite l’esploratore e scrittore per ragazzi Luca Novelli, autore della serie In viaggio con Darwin (Fabbri) e della trasmissione Rai “Lampi di genio”. Novelli ha cominciato a pubblicare articoli e cartoon all’inizio degli anni ’70 e dal 1978 scrive e disegna libri di scienze per ragazzi. Nel 1974 crea la strip Il Laureato, incentrata sui problemi dei giovani alla ricerca del loro primo lavoro; nel 1983 pubblica Il mio primo libro sui computer pubblicato dalla Mondadori, primo di una serie di quattro volumi, tradotta in sedici lingue. Poi inizia a collaborare con la Rai. Dal 1998 pubblica una nuova serie di libri per ragazzi per i “Delfini” della Fabbri/Rcs: La banda del DNA, una serie di avventure scientifiche capeggiate dal Professor Pastrocchi, che diventano anche un progetto di serie animata TV, Alla ricerca della coda perduta, C’è un triceratopo in cantina) e Il primo gatto non si scorda mai. Nel 2000 prende il via la collana Lampi di Genio” per l’Editoriale Scienza: “autobiografie” di grandi scienziati da Eistein a Leonardo da Vinci. Ha ricevuto il “Premio Andersen” come migliore autore di divulgazione scientifica e il “Premio Legambiente” per la collana “Lampi di Genio”. Il suo ultimo progetto è di far rivivere a Darwin il suo viaggio intorno al mondo sul Beagle, e vedere un po’ cos’è cambiato in quasi due secoli. Le sue opere sono state tradotte in venti lingue e i suoi volumi più recenti anche in arabo, cinese e coreano. Gli amanti della letteratura non possono perdere l’appuntamento di martedì 1° marzo ore 21 con l’omaggio a Chatwin, grandi narratore della Terra del fuoco, da parte di Laura Pariani, che presenta il suo Patagonia Blues (ed. Effigie), introdotta da Roberto Cicala di Interlinea, curatore della rassegna. Pariani, nota scrittrice quest’anno finalista del premio Campiello, è andata per la prima volta a 15 anni in Argentina e in Patagonia, in un viaggio folgorante alla ricerca di un nonno che si era trasferito là. Su questo palinsesto i ritorni si sono accumulati come fonte inesauribile di scoperte di sé e della vita. Nella sua Patagonia il paesaggio del “Fin del Mundo” è segnato dalle ferite immedicabili dello sterminio indio. C’è uno spaesante contrasto tra la “discrezione dei manufatti umani”, spesso definiti “arrugginiti”, e la “densa vitalità” della natura. Alla più alta percentuale di suicidi dell’Argentina si affiancano i residui di una affascinante cultura arcaica e magica, che sconcerta il viaggiatore. Ma quanti miti, storie e incontri indimenticabili, soprattutto quando il fuegino, un po’ “ballista” magari, si rivela uno straordinario affabulatore. Patagonia Blues è solo la prima puntata di un pellegrinaggio, pieno di grazia e insieme di desolazione, nello spazio e nella storia argentina. Alla natura è dedicata la serata di mercoledì 2 marzo, sempre alle ore 21, dal titolo “Patagonia trek, tra natura e avventura”: un incontro con Paola Emma Botta, biologa ambientalista, a cura della Sottosezione CAI di Ghemme. Viene proposto un viaggio alla scoperta del continente sudamericano. Botta, consigliera, dopo aver attraversato più volte l’Europa e il Nord America, è partita alla scoperta del “mito” Patagonia per estendere i suoi orizzonti.  Appassionata di montagna, di fotografia e di spazi sconfinati, ha trovato in quella terra spettacoli che non dimenticherà facilmente e durante la serata a Ghemme presenta proprio il suo viaggio intrapreso in Argentina e Cile con trekking nei Parchi del Los Glaciares, intorno a Fitz Roy e Cerro Torre, e delle Torri del Paine. L’evento conclusivo e più atteso della prima edizione del festival “Patagonia Ghemme” sarà con il teatro venerdì 4 marzo, alle ore 21: in scena lo spettacolo Don Patagonia. Alla fine del mundo di Assemblea Teatro con testo di Laura Pariani sulle orme dell’esploratore salesiano padre Alberto Maria De Agostini, con Marco Pejrolo, Andrea Castellini, Angelo Scarafiotti, Manuela Massarenti e Luca Occelli, regia di Renzo Sicco, con la proiezione di Tierra del Fuego e altri filmati dell’esploratore gentilmente concessi dalla Cineteca Storica del Museo della Montagna Duca degli Abruzzi di Torino. È complesso dare una definizione di che uomo fosse De Agostini, tra l’altro fratello del fondatore dell’Istituto Geografico De Agostini Leggendo di lui e delle sue avventure, nello spettacolo prende corpo la multiforme personalità di un eclettico missionario, capace di mescolare sapientemente i doni della terra e “del Signore”. Seppe legare le sue passioni, la scienza, la fotografia, la voglia inesauribile di capire e conoscere, alla sua fede ed al mandato di cui si sentì portatore, evangelizzare il lontano sud del mondo. Fu anche pioniere, portando con sé in Patagonia la “macchina fotografica” e realizzando alcuni “servizi fotografici” e documentari su pellicola, antesignani del moderno reportage, unendoli poi alla cartografia – a lui si devono i primi rilevamenti geografici di alcune fra le zone più impervie del Sud del Cile. Insomma, il prete piemontese (biellese di Pollone, quand’era ancora in provincia di Novara) seppe con discrezione e forza aprire le porte della conoscenza, andando oltre la diatriba tra scienza e fede, vivendo entrambe in pienezza ed estrema serenità. La sua passione per la geografia, unitamente all’eco dei viaggi in Patagonia di Darwin, Chatwin, Coloane o Sepúlveda, sono colonna di una pièce scritta dalla fervida e sapiente penna di Laura Pariani, che vuole ricordare l’uomo, le scarpate e le vette che lo entusiasmarono, le sfide che quotidianamente affrontava, vivendo i cambiamenti del mondo. Come ha ricostruito lo storico don Mario Perotti, sappiamo che intorno al 1891 la Missione salesiana novarese di Rio Grande andò distrutta da un incendio e che fu effettuata in Italia una raccolta di offerte per ricostruirla. È probabilmente questo il collegamento che spiega le conferenze geografiche di quegli anni in zona e lo spunto per la maschera del Carnevale di Ghemme Re Barlan proveniente proprio dalla Patagonia. Una conferma indiretta ma verosimile ci viene data dalle pagine del capolavoro di Chatwin, In Patagonia: all’ottavo capitolo si riportano le vicende di un avvocato francese, Aurelie-Antoine De Tounens, che nel 1859 si imbarcò da Londra per la Patagonia e lì dopo qualche tempo si fece incoronare re di Patagonia e Araucaria, fu combattuto dalle forze regolari cilene e argentine dell’epoca che più volte forzatamente lo rimpatriarono. È verosimile pensare (come spiega Carlo Olivero di Carnevalspettacolo) che queste vicende alla fine dell’800 possano essere state raccontate dai missionari che ne ebbero una conoscenza di prima mano e la storia di questo personaggio eccentrico autoproclamatosi re può effettivamente aver colpito l’immaginario della popolazione locale, proprio negli anni che sappiamo essere quelli di una  rinascita del Carnevale di Ghemme.

Per informazioni; Ufficio Turistico IAT di Ghemme, tel 0163 841870; ATL di Novara, tel. 0321 394059.