La storia: un viaggio in treno indimenticabile

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Arona – (Da Il Sancarlone – foto A. Capocchia) Questa è una storia che va raccontata in prima persona, perché, avendola vissuta, sono in grado di spiegare in maniera oggettiva l’accaduto.
La sera del 4 agosto, rientrando da un viaggio di lavoro, ho preso il treno per Domodossola delle 21.29 in partenza da Milano centrale.

A Milano faceva caldo, in stazione non c’era il solito caos del giorno, ed il treno è partito in perfetto orario. Arrivo previsto ad Arona 22.22.
Seduta sulla seconda carrozza ho riflettuto sulla situazione dei pendolari della tratta Domodossola – Milano: il treno su cui stavo era una vecchia ferraglia a due piani, senza aria condizionata, coi finestrini che s’aprivano a mo’ di ghigliottina. Tende al vento svolazzanti nel buio, sedili in simil pelle viola: insomma un brutto biglietto da visita per i turisti che sono saliti con me sul treno.

In tutto saremmo stati oltre 200 persone, tra turisti stranieri e gente come me che, stanca, voleva solo tornarsene a casa. Ho notato come il treno procedesse lentamente, ma fino a Busto Arsizio so che si muove a passo d’uomo. Succedeva anche quando, qualche anno fa, lavoravo a Milano e ogni viaggio pareva uno stillicidio.

Treno Milano DomodossolaPassiamo Busto Arsizio e io avviso chi mi aspetta ad Arona che sarei arrivata forse con una decina di minuti di ritardo. Alle 22 circa il treno ferma a Gallarate e le porte rimangono aperte. Passa il controllore che comunica che il treno avrebbe subito un ritardo non quantificabile, a causa di un problema sulla linea nel tratto Sesto Calende – Arona.
Ecco che comincia l’odissea. I turisti stranieri ovviamente si chiedono cosa stia succedendo, scendono dal treno per avere risposta. Intanto anche l’altoparlante della stazione avvisa del ritardo.

Io chiamo a casa e si comincia a pensare come potrei tornare se il treno non fosse ripartito. Intanto a Gallarate s’alza un vento forte, di quei venti che precedono un temporale. E quindi inizio a scrivere sulla pagina Facebook del comitato pendolari della tratta Domodossola – Milano per raccontare cosa stia succedendo. Poi le notizie si inseguono frammentarie: c’è stato un problema sulla linea elettrica, un treno merci ha sradicato un albero e ha causato danni ingenti, c’è stata una romba d’aria a Dormelletto, la luce è andata via su tutto il Sempione.

Io, seduta sulla panca di finta pelle viola, sono in balia degli eventi e mi sembra che tutti si stiano agitando. Ma forse è solo stanchezza. Poi mi arriva la notizia che a Dormelletto c’è stato davvero un nubifragio, che ci sono i vigili del fuoco sulle strade, che tutto è bloccato.
Intanto, dopo oltre 30 minuti, il treno ha l’ok per partire. Procediamo a 40 km orari, ma almeno ci muoviamo. Passano lentamente le stazioni di Somma Lombardo e Vergiate.

Dalla pagina Facebook dei pendolari vengo a sapere che il treno verrà convogliato sul binario “illegale”, perché quello su cui dovrebbe procedere ha avuto dei problemi. Mi chiedo cosa sia un binario illegale e ammetto d’aver pensato che sapeva molto d’avventura. In effetti, nella notte senza luci, si percepiva solo il sibilo del vento e qualche goccia di pioggia che batteva sui finestrini.

Il treno si ferma a Sesto Calende, sono oltre le 23, si sentono in lontananza le sirene dei vigili del fuoco, l’aria sa di bagnato. Si riparte ed è l’inferno: un albero colpisce il treno e fa esplodere dei finestrini. I rami grattano sul convoglio e artigliano la carrozza su cui mi trovo. Le teste si alzano di scatto, le persone chiudono i finestrini, ma qualche ramo riesce ad entrare.

Il treno arranca; il capostazione entra nella carrozza urlando al telefono coi colleghi delle stazioni precedenti. È visibilmente fuori di sé, affaticato e spaventato. L’albero ha quasi sventrato una porta della prima carrozza, il capotreno grida di non far partire altri treni, perché la situazione è difficile. Mentre dà ordini, si sincera che noi si stia bene e che non ci siano feriti.

In una Arona vagamente spettrale il treno si ferma sulla banchina che si è quasi nel nuovo giorno: è il tratto più lungo e sembra che le luci della stazione non si avvicinino mai. Ma si tratta solo di una sensazione dettata dalla stanchezza dei diversi passeggeri che, come me, scendono ad Arona.

Ci lasciamo alle spalle il treno con i nostri bagagli e l’inquietudine di cosa troveremo fuori. Nel piazzale molte auto di persone che aspettano i passeggeri della notte. Sono fortunata, perché entro in casa poco prima di mezzanotte e sono contenta di aver preso quel treno. Se avessi preso il successivo, ad Arona sarei arrivata che erano quasi le due di notte.
Non è stato un bel viaggio e l’ho affrontato con la stanchezza del giorno passato sui treni. Però, al di là della ferraglia che sono i treni di questa tratta abbandonata a se stessa, dei sedili in finta pelle viola che si trasformano in attaccatutto col caldo, quella notte ho capito che chi sui treni ci lavora tutti i giorni a volte deve affrontare incognite alla cieca, contando solo sui “forse” e sui “ma”.

E decidendo di prendere un binario “illegale”, nel buio di una notte di tempesta, ci hanno portato a casa. Ed è questo quello che conta.