“Lo Scudiero Sancio Panza” il nuovo libro di Sua Eccellenza Francesco Paolo Castaldo, Prefetto di Novara, INGRESSO LIBERO

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Venerdi 31 ottobre 2014 ore 17.30

Presentazione del libro “Lo scudiero Sancio Panza” di Sua Eccellenza Francesco Paolo Castaldo

presso l’Auditorium del Conservatorio “Guido Cantelli” di Novara in via Collegio Gallarini

Durante la presentazione del libro ci saranno due interventi musicali curati da Marcello Chiaraluce, che ha musicato un’aria per Soprano e un duetto per Soprano e Tenore con alcuni estratti del lavoro di SE Francesco Paolo Castaldo, che inizialmente concepì il “Sancho” come libretto operistico.

INGRESSO LIBERO

L’importanza di essere “FRANCO” di Antonio Costa Barbè

1973666_10204251365940229_711832730309909196_oRimasi sorpreso quando anni fa un collega avvocato mi fece notare che il titolo italiano della più’ famosa commedia di Oscar Wilde “L’importanza di chiamarsi Ernesto” dovrebbe essere invece ” L’importanza di essere Franco”. L’originale suona infatti: The Importance of Being Earnest, nel senso di persona dabbene, affidabile: l’assonanza dell’aggettivo ‘earnest’ gioca infatti con il nome proprio ‘Ernest'(o)!

Oggi credo che Franco Paolo Castaldo, da oltre due anni Prefetto della nostra città, incarni profondamente questa importanza. Tutto cominciò con un mio atto di coraggio quando, poco prima che il nuovo Prefetto giungesse da Alessandria a Novara, venni a sapere da un amico musicista che Sua Eccellenza era anche musicista provetto, intenditore e appassionato di musica… rock!! Una Autorità simile non pensavo esistesse, perciò mi misi al Mac e gli scrissi una e-mail di benvenuto all’indirizzo ufficiale della Prefettura, presentando le mie modeste credenziali: avvocato, pubblicista e naturalmente musico irriducibile dai tempi dell’infanzia. Così, mentre attendevo (e fortemente speravo) una sua risposta il destino ci fece incontrare -un pomeriggio del maggio 2o12- nel cortile di casa Bossi. Attorniati da alcuni amici, rimasi quasi travolto dal ritmo di quella appassionata conversazione, alla fine della quale avevo intuito le incredibili qualità della persona che mi stava davanti: Autorita’ autorevole e capace, ma anche pittore ed intenditore di ogni genere di musica; batterista, pianista, flautista, cantante e compositore. Da allora, in un armonico crescendo di reciproca conoscenza, ed insieme a valenti musicisti italiani e stranieri abbiamo partecipato a concerti -sempre per scopi benefici- e riportato sul palco soprattutto la tradizione rock/progressiva degli anni 60 e 70. Ci siamo misurati con i capolavori dei Procol Harum, dei Jethro Tull, della Premiata Forneria Marconi, per fare alcuni esempi e con le canzoni scritte da Franco, interpretate con spirito di compenetrazione sempre maggiore del suo mondo creativo.

Così che giorno dopo giorno quasi non mi accorsi che Sua Eccellenza -una volta esaurite le importanti incombenze giornaliere proprie della Carica- scriveva un libretto d’opera, ne affidava le musiche col giovane maestro Marcello Chiarlauce, ne disegnava le scenografie e ne progettava l’allestimento. Mi rifersico a “Il giardino degli artisti” la prima opera lirica dell’autore.

In mezzo a tutto ciò Franco Paolo Castaldo ha trovato il tempo per la rilettura in versi dell’immortale capolavoro di Miguel de Cervantes, il Don Chisciotte visto attraverso gli occhi di Sancio Panza. Altro non vi dico. Mi sono ricordato che devo affrontare i miei quotidiani esercizi al pianoforte… e francamente(!) non ho idea di dove ora Franco sia già arrivato col pensiero e con le idee.

Scrivere un’opera oggi, di Marcello Chiaraluce

Chi scrive non ha nessun titolo e nessun riconoscimento nel campo della musica lirica. Sono semplicemente un musicista curioso e amante delle sfide musicali. L’opera rappresenta una delle forme più popolari di musica cosiddetta colta e ben si presta a essere contaminata dalle radici leggere del mio personale imprinting musicale. Credo che, come succedeva in passato, nessuno affronti l’arduo compito di musicare un’opera lirica con l’intento di sostituirsi al repertorio già esistente o ponendosi come una novità assoluta nel panorama musicale. L’accademia erge spesso bar- riere proprio laddove chi rappresenta oggi un modello assoluto, all’epoca rappresentava il pionierismo e il superamento dei canoni tecnici ed estetici imposti. Dunque, scrivere un’opera significa passare attraverso secoli e secoli di note dallo stile di Mozart a quello di Berg: esiste un divario talmente grande che si può parlare di forma solamente legando questo discorso al contesto storico e culturale in cui e avvenuto. Vero e che, come dice Shonberg nel suo Manuale di armonia, non bisogna incentivare il compositore alla produzione senza che egli abbia prima assimilato i concetti teorici e stilistici già esistenti. Amo il Manuale di Shonberg, quella frase per la salto sempre ogni volta che la rileggo, perchè come spesso accade si può anche rimanere intrappolati nel confronto con ciò che già esiste, limitandosi nella fantasia e tralasciando un elemento che sempre meno viene considerato nelle produzioni di opere: l’orecchio Si potrebbe dire che esiste ciò che funziona e ciò che non funziona, e poi esiste chi riesce a farlo anche con un’eleganza e una padronanza delle tecniche compositive tali da lasciare un segno nella storia e imporsi come modello da seguire. Questo non presuppone  però che gli altri non possano , una volta raggiunta una sufficiente conoscenza degli elementi peculiari della composizione, nel musicare, in questo caso, un libretto d’opera II tema di Don Chisciotte mi è particolarmente caro perchè rappresenta bene la condizione odierna del musicista che, di fronte allo sgretolarsi dell’aspetto più romantico e artigianale del suo lavoro, spesso si arrocca nel ricordo di ciò che e stato, come un cavaliere decadente cerca nuove sfide anche se non gli vengono richieste e i suoi nemici sono la semplificazione, il disinteresse, l’oblio. L’ironia del libretto, talvolta malinconica, talvolta irriverente, lascia molta libertà alle idee musicali e sara mio compito, come sempre, lasciare che i personaggi e le note si raccontino da soli, facendo semplicemente da tramite sulla carta. Chi scrive musica deve avere le antenne per capire l’energia che c’è nell’aria, e fare arte significa vedere una forma laddove gli altri vedono e sentono il vuoto. Fare arte a volte significa vedere dei giganti minacciosi e galoppare a te- sta bassa contro dei mulini a vento.

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