MARIA GIOVANNA GIUDICE – 109 Anni.

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Maria Giovanna Giudice, 109 anni

Maria Giovanna Giudice, 109 anni

La borgata di Lumellogno è fiera di poter onorare la sua concittadina Maria Giovanna Giudice, nata ad Agnellengo di Momo (NO) il 28 settembre 1901, la quale operò come “staffetta partigiana” a Cavaglio d’Agogna (Novara), sua residenza durante la II^ Guerra mondiale, al servizio della gloriosa 82^ Brigata Garibaldi “Giuseppe Osella”, con il battaglione Ranzini comandato da Giuseppe Scacchi. Ha conosciuto Claudio Fatti, medaglia di bronzo al Valor militare, altro illustre concittadino della Borgata di Lumellogno ucciso dai nazifascisti e sacrificatosi per proteggere lo sganciamento del suo reparto dopo un conflitto a fuoco durante un rastrellamento. Il 16 dicembre 2008 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso a Maria Giovanna Giudice l’onorificenza della medaglia di bronzo al Merito civile con la seguente motivazione: “Durante la Lotta di Liberazione, animata da profondi ideali di libertà e democrazia, con generosità, abnegazione e spirito di solidarietà, offrì il proprio sostegno come staffetta partigiana al servizio della 82^ Brigata Osella – Battaglione Ranzini”. Da 27 anni vive a Lumellogno con la nipote Valeria Zoia che la accudisce assieme al marito Giancarlo Mancin. Durante i pomeriggi estivi si può vedere la signora Maria Giovanna seduta davanti alla propria abitazione, come si faceva una volta, a chiacchierare con le amiche; sovente si rimane ad ascoltare i suoi racconti che rievocano il passato di lavoratrice della campagna e del suo impegno a favore dei partigiani che operavano nella zona di Cavaglio d’Agogna, sua residenza.
“Ho fatto per 36 anni la mondina e per 14 sono andata a raccogliere il riso; così mi sono guadagnata la pensione. A ottant’anni andavo ancora nella vigna a diserbare con la pompa di 25 chili sulle spalle; oggi, invece, sono qui a fare la signora accudita da mia nipote Valeria e da suo marito Giancarlo”. Maria Giovanna Giudice è anche donna “di spirito”, il suo buonumore è contagioso. Ricordo che all’età di 104 anni, durante la presentazione del mio libro-documento su Lumellogno, riguardante la Battaglia del 15-16 luglio 1922 che ha portato la medaglia d’oro al Merito civile alla Borgata, il comandante partigiano Enrico Massara l’ha salutata con il baciamano. Il giorno seguente, visto l’articolo con foto sui quotidiani, mi ha domandato quanti anni avesse il cap. Massara; ho risposto che aveva 87 anni e lei ha commentato: “Oh! Ma è vecchio però!” La voglia di vivere di Maria Giovanna è dirompente e lo si comprende anche dai racconti tristi che hanno colpito la sua famiglia; “Quando vado al cimitero a trovare mio marito gli dico sempre: ciau Pavlìn, ti sta chi tranquil, che mi i vo cà (ciao Paolo, tu stai qui tranquillo, che io vado a casa)”. Ancora ultimamente mi ha confidato che questo mondo sta andando a rotoli, ma lei “vuole rimanere qui perchè è curiosa di vedere come andrà a finire”.
Tutte le volte che passo a salutarla e si parla del tempo che passa, Maria Giovanna mi dice sempre: “Tu vai pure tranquillo che io non ho premura, ti aspetto” .
“Il mio compito era quello di fare da mangiare e lo portavo ai partigiani…nei boschi; portavo anche qualche bottiglia di vino e tutto quello che potevo mettere insieme.
Mio marito Pavlìn, Paolo Piatti, era quello che andava a portare i “biglietti” di notte. Io avevo paura che venisse catturato dai fascisti e allora gli ho detto: “Dalli a me, dalli a me, Pavlìn”; nascondevo i biglietti nel grembiule e andavo. Siccome avevo una sorella che abitava fuori dal paese di Cavaglio, loro non pensavano che io facevo la staffetta perchè erano convinti che andavo a trovare mia sorella. Ricordo che quando andavo a portare i “bigliettini” partivo dopo la mezzanotte per non essere vista; con il passare del tempo i fascisti sapevano del mio impegno, ma non sono mai riusciti a prendermi. Il loro desiderio era quello di farmela pagare, in un modo o nell’altro… Un’altra volta, ricordo che i fascisti sono venuti nel solaio dove c’era mio marito e gli hanno fatto bere l’olio di ricino; un bicchiere d’olio gli hanno dato! Perchè mio marito “era un uomo serio, si fidavano tutti di lui e i fascisti ne avevano paura”.  Ne hanno ammazzati tanti a Cavaglio d’Agogna. Che io ricordo, ne hanno ammazzati sette; uno, povero ragazzo, l’hanno ammazzato là…in una chiesetta…stava mangiando una mela…aveva ancora un pezzo di mela in bocca…ma quel ragazzo non era di Cavaglio…hanno ammazzato anche alcuni partigiani di Novara.  “Mamma mia! Quante paure e quante tremarelle che abbiamo preso!…Però, quanti ragazzi giovani hanno ammazzato”.