Morte di Rita Fossaceca, la dignità nel dolore. Pubblicato su “Il Giornale del Piemonte”

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di Mario Paganini

L’Assassinio della Dottoressa che prestava il proprio aiuto in ospedale, induce alla riflessione.

12357106_1091742327503482_7058483679844779059_oCi sono tante cose che colpiscono nell’uccisione di Rita Fossaceca, medico molisano in servizio presso l’Ospedale Maggiore di Novara, ammazzata in Kenya a Mijomboni, nell’entroterra di Malindi, mentre cercava di difendere la madre da sei balordi che per rapinare quattro soldi non hanno esitato a togliere la vita. Il fatto poi che la dottoressa sia morta in cambio dell’aiuto che dava all’orfanotrofio ed all’infermeria aperti dall’associazione “For Life onlus”, che altri medici ed infermiere, tra cui quelle presenti alla tragedia, Monica Zanellato e Paola Lenghini, dedichino da anni le loro ferie a questi fini umanitari; che questo impegno sociale sia stato prestato in dignitoso e discreto silenzio, rende più dolorosa ed insopportabile la vicenda.

Poi c’è la rabbia che monta furiosa quando pensi a quei sei assassini che hanno rubato la vita di Rita così, a sangue freddo, senza che ce ne fosse bisogno, senza ritegno, senza vergogna. Le botte, tante botte, gratuite e ignobili che hanno dato ai presenti, coma animali, come bestie e nulla più. E allora ti assalgono cattivi pensieri, dal << chi gliel’ha fatto fare!?>> al <<perchè non li lasciamo morire tutti!?>>. Dopo, per fortuna sovviene la riflessione, a ognuno di noi, in un modo o nell’altro, torna la ragione: perchè noi non siamo bestie.

Qualcosa va fatto, qualcosa va cambiato, ma cosa? Bene, siccome il contrario della violenza non è la “non violenza” ma l’azione, bisogna agire. Come? Come sempre bisogna partire dalla cultura che ha il solo difetto di essere nociva per chi male governa. Sia chiaro, nulla a che vedere con la malsana idea del bonus ai nuovo diciottenni. Ma questo non è il momento nè il tempo delle polemiche. Nel violento ma dignitoso dolore che ha colpito i familiari e gli amici della vittima e dei feriti, c’è una risposta. C’è una risposta nelle poche parole dette alla stampa dal marito di una delle due infermiere volontarie. Il Signor Garbini, marito della Zanellato, ha infatti ringraziato i comandanti delle Stazioni Carabinieri di Cameri (Novara) e Somma Lombardo (Varese), perchè “gli sono stati molto vicini”.Alla domanda di che cosa centrino i due Marescialli dell’Arma con l’Africa, c’è solo una risposta (per me che mi onoro di conoscere personalmente il Comandante della prima, Luogotenente Carmelo Gualtieri, ce n’è più di una per la verità!), sono uomini dello Stato, sentiti come tali e, in quel momento, erano loro l’Italia, erano loro l’Istituzione, erano loro le persone a cui credere. Non altri. Intelligenti pauca.