MUHAMMAR GHEDDAFI E’ “ALLA FRUTTA”, ASSEDIATO PROBABILMENTE IN UN BUNKER

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Rivoluzione in Libia
Rivoluzione in Libia

Assediato a Tripoli, probabilmente in un bunker sotterraneo. E’ questa la situazione di Muhammar Gheddafi. Le forze di opposizione già si “autogovernano” in Cirenaica e conquistano posizioni da est a da ovest, scontrandosi con le milizie e i mercenari fedeli alla “Guida della rivoluzione”.  Le milizie anti-governative hanno preso il controllo della città costiera Misurata, situata a meno di 200 km da Tripoli, dopo aver respinto una «violenta» controffensiva. Le informazioni sulla situazione della città sono state a lungo confuse. Gli oppositori di Gheddafi avevano annunciato mercoledì di aver preso la città; i residenti hanno detto che mercenari e soldati lealisti hanno lanciato una controffensiva, giovedì, ma che è stata respinta.  Nella notte c’è stata una telefonata tra Barack Obama e Berlusconi. Palazzo Chigi ha fatto sapere che i due leader «hanno avuto una lunga e cordiale conversazione nella quale hanno scambiato informazioni e valutazioni sulla situazione che si è creata in Libia». Al termine, hanno «concordato di continuare a tenersi strettamente in contatto, consultandosi e lavorando insieme, per fronteggiare la crisi e le sue possibili conseguenze». Il colloquio è avvenuto nell’ambito di una serie di consultazioni che Obama ha avuto con alcuni alleati europei, tra cui il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro britannico David Cameron. Obama e i leader europei hanno convenuto sulla necessità di trovare modi «efficaci» per rispondere «immediatamente» alle violenze. Ieri il Colonnello è tornato a far sentire la sua voce: «Gli uomini di Bin Laden hanno distribuito droga agli abitanti di Zawiyah e i vostri figli vengono utilizzati per raggiungere uno scopo. Disarmateli e catturateli!», ha esortato Gheddafi in una telefonata trasmessa dalla tv, rivolgendosi agli abitanti della cittadina a ovest di Tripoli teatro oggi di violenti combattimenti tra lealisti e anti-governativi. Dallo scoppio della rivolta, dieci giorni fa, Gheddafi era intervenuto altre due volte e sempre facendosi riprendere, a differenza di quanto è successo ieri, probabilmente per il peggiorare delle condizioni di sicurezza.  «Io ho solo un’autorità morale, come la regina Elisabetta, che però è al potere da più tempo di me», ha detto ancora Gheddafi, i cui toni sono parsi meno sicuri e tracotanti rispetto a quelli impiegati nei due suoi precedenti discorsi. Difficile avere bilanci precisi delle vittime a Zawiyah, 50 chilometri da Tripoli, dove secondo fonti di esuli libici vi sarebbero anche italiani tra i mercenari assoldati da Gheddafi. Un ex ufficiale dell’esercito libico ha detto all’emittente al Arabiya che è in corso «un massacro» e testimoni parlando di decine e decine di morti e di ospedali pieni di feriti. Lo stesso Gheddafi, nella sua telefonata, ha detto che ci sono quattro morti fra le forze di sicurezza, mentre il giornale online Qurina, vicino a suo figlio Seif, dà un bilancio di almeno 10 morti. Anche a Tripoli sarebbe in corso una strage, riferiscono testimoni. Squadroni della morte sono entrati azione, stuprando, mutilando e sparando sui feriti negli ospedali, dicono le fonti. Il vice ambasciatore libico all’Onu, il dimissionario Ibrahim Dabbashi, ha detto alla Bbc che i mercenari hanno caricato su aerei i cadaveri di persone uccise e li hanno poi buttati nel deserto vicino a Sirte, la regione di Gheddafi. Al decimo giorno della rivolta in Libia, è incerto il bilancio delle vittime in tutto il paese, che oscilla fra le 300 dichiarate ufficialmente alle mille o duemila denunciate dalle organizzazioni umanitarie fino alle oltre 10mila indicate da altre fonti. Intanto i dimostranti anti-regime consolidano le loro posizioni e stringono il cerchio attorno a Tripoli, dove un gruppo di giornalisti italiani è stato fermato a un posto di blocco di miliziani governativi sulla strada dell’aeroporto e uno di loro è stato malmenato. I reporter sono stati poi rilasciati.  Le forze anti-Gheddafi hanno preso il controllo della città occidentale di Zuara, circa 120 km dalla capitale, vicino al confine con la Tunisia. Secondo testimoni, nella città non ci sono agenti e militari, e l’area è è da «comitati popolari» con armi automatiche. In Cirenaica, nell’est, l’opposizione afferma che i principali terminal petroliferi, Ras Lanuf e Marsa El Brega, sono nelle sue mani, anche se oggi Gheddafi ha minacciato l’Occidente di bloccarli. Ora gli oppositori vogliono «liberare» Tripoli e la situazione rischia di precipitare. Gli Usa, ai quali oggi Gheddafi ha inviato un messaggio, hanno fatto sapere che «vogliono agire in fretta» e, secondo Le Monde, non è escluso un loro intervento militare. E c’è chi parla dell’imposizione di una “no fly zone”. Il governo britannico ha parlato invece di un possibile invio di forze speciali per trarre in salvo un centinaio di suoi cittadini «in pericolo» nel deserto libico, mentre l’Ue di ce di essere pronta ad un «intervento militare umanitario».  Il Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu si riunisce oggi in seduta straordinaria per discutere della situazione in Libia: durante i lavori potrebbe essere adottata una risoluzione per la sospensione del paese dall’organizzazione e per l’apertura di un’indagine indipendente sulle violazioni commesse in occasione della repressione. Questa riunione speciale dei 47 membri dell’organismo, che ha sede a Ginevra, è stata convocata su richiesta dell’Unione europea. Lunedì dovrebbe arrivare a Ginevra anche il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che parteciperà a una riunione dell’organizzazione a livello di ministri. Il documento che dovrebbe essere adottato oggi dal Consiglio dei diritti dell’uomo, di cui l’Afp ha ottenuto una copia, denuncia “grandi e sistematiche violazioni dei diritti dell’uomo”, tra cui attacchi armati contro civili. La bozza di risoluzione reclama la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente condotta dalle Nazioni Unite che dovrà appurare eventuali crimini contro l’umanità. Nel testo, infine, si esortano le autorità libiche a “rispettare la volontà del popolo” così come le sue aspirazioni.