Novara: sigilli allo “049”. I gestori dei locali cosa possono fare al cospetto di risse nelle adiacenze del proprio esercizio?

Condividi sulla tua pagina social

La cronaca

Stesso metro adottato dal Questore di Novara, Dott. Gaetano Todaro, il quale, nelle scorse settimane aveva dato ordine di apporre i sigilli provvisori al bar “Plaza” sito in Piazza Martiri ed il “Carpe Diem” di Corso Italia. Decisione adottata a causa di recenti fatti di cronaca legati a risse tra giovani che popolano la movida novarese. Questa mattina tale destino è toccato allo 049, locale ormai storico per essere punto di ritrovo di buona parte dei ragazzi, infatti, nella notte tra sabato e domenica scorsa, nelle adiacenze del suddetto esercizio, è partita una rissa proseguita all’interno del parco retrostante, finita poi nei locali poco lontani della Questura. L’attività rimarrà chiusa per 10 giorni.

Articolo di Legge

In atto, il codice penale della Costituzione italiana, prevede l’applicazione dell’articolo L’Art. 691 riferito alla somministrazione di bevande alcooliche a persone in stato di manifesta ubriachezza palesa: “Chiunque somministra bevande alcooliche a una persona in stato di manifesta ubriachezza, è punito con l’arresto da tre mesi a un anno [c.p. 689]. Qualora il colpevole sia esercente un’osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o bevande, la condanna importa la sospensione dall’esercizio [c.p. 35]”
Al reato previsto in questo articolo si applica, ora, la pena pecuniaria dell’ammenda da euro 516 a euro 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da quindici giorni a quarantacinque giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da venti giorni a sei mesi, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 52, comma 2, lettera b), D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274. (Tale disposizione si applica a decorrere dal 2 gennaio 2002, ai sensi di quanto disposto dall’art. 65 dello stesso D.Lgs. n. 274 del 2000, come modificato dall’art. 1, D.L. 2 aprile 2001, n. 91, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, L. 3 maggio 2001, n. 163).
La competenza per la contravvenzione prevista dal presente articolo è devoluta al giudice di pace, ai sensi dell’art. 15, L. 24 novembre 1999, n. 468 e dell’art. 4, D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Gazz. Uff. 6 ottobre 2000, n. 234, S.O.). Vedi, anche, gli articoli 64 e 65 dello stesso decreto.”

Il punto di vista di Alessio Marrari

“Una legge per nulla clemente con i gestori dei locali, che non aiuta sicuramente a risolvere il problema legato ad atti di violenza e microcriminalità in quanto mette i titolari di pubblici esercizi tra incudine e martello. Non servire sostanze alcoliche a giovani esuberanti già in stato di poca lucidità, per quanto corretto e sacrosanto possa essere, comporterebbe una reazione diretta al cospetto dell’evidente rifiuto e non tutti sono capaci di mantenere la calma, vuoi per eccessivo carattere ed anche per incapacità di contenersi, ponendo i baristi in immediata mancanza di sicurezza. D’altro canto non è consentito dalla Costituzione italiana non attenersi alle regole ragion per cui, un gestore, si trova davanti ad un bivio le cui strade rimangono, entrambe, a vicolo cieco. Siamo di fronte alla “vaghezza” solita della giustizia dove tutti cercano di fare al meglio il proprio lavoro e nessuno ne trae beneficio alcuno. In questo caso la Polizia ha applicato ciò che è previsto, mentre la proprietà dello 049 deve sottostare ad un provvedimento che non risolve nella maniera più assoluta altri eventuali successivi problemi legati a persone poco civili le quali dovrebbero pagare il conto morale delle proprie azioni. Non si dimentichi inoltre che un proprietario di bar non è un pubblico ufficiale ed in locali molto grandi ed affollati non sempre ci si accorge dei focolai rissosi che possono accendersi nelle adiacenze e sviscerarsi altrove.”

A voi “l’ardua sentenza”…