RICORDO DEL “GIORNA DELLA MEMORIA” A CAMERI – 27 GENNAIO 2012

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RICORDO DEL “GIORNA DELLA MEMORIA” A CAMERI – 27 GENNAIO 2012

Carlo Migliavacca

Carlo Migliavacca

Prima di entrare nel merito, però, permettetemi di ricordare a tutti che proprio in questo giorno, 27 gennaio, la Repubblica Italiana ha proclamato e celebra il Giorno della Memoria, in quanto ci riconduce al 27 gennaio 1945, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento e di sterminio costruito dai nazisti nella Polonia occupata, dove persero la vita oltre un milione di ebrei, dei quali molte migliaia erano ebrei italiani. In totale furono ben 6 milioni gli ebrei che vennero sterminati nei vari campi di concentramento nazisti: giovani, vecchi, neonati e adulti.

Questo giorno di celebrazione è stato istituito per non dimenticare la Shoah (la catastrofe), ovvero il genocidio della popolazione ebraica d’Europa perpetrato durante la II^ Guerra mondiale dai nazisti. La furia violenta del nazismo si scagliò non solo contro gli ebrei, ma anche contro i tedeschi dissidenti, i prigionieri di guerra, i partigiani, i portatori di handicap, i testimoni di Geova, gli zingari e contro una parte del Clero, quando papa Pio XI nel 1937, prese aperta posizione contro la Germania hitleriana.

Il Giorno della Memoria vuole essere un monito affinché quanto avvenuto non si ripeta mai più, per nessun popolo, in nessun tempo e in nessun luogo.

Così scrisse Liliana Segre, che è una superstite italiana dell’Olocausto, nel ricordare la sua esperienza di ragazza ebrea tredicenne:

«Arrivammo ad Auschwitz in pieno inverno: fummo scaricate a calci e pugni su quella spianata enorme che i nostri aguzzini avevano preparato per noi nel lager di Birkenau. Fummo separati, uomini e donne, e io nei miei tredici anni spauriti, non conoscendo nessuna lingua straniera, senza capire dove mi trovavo e che cosa mi stava succedendo, io, senza saperlo, lasciai per sempre la mano di mio papà. Lui è rimasto là quel 6 febbraio 1944».

Anche Berthold Brecht, in un suo aforisma, riassume così un principio filosofico e morale finalizzato al Giorno della Memoria e che ci aiuta a riflettere: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare».

.Concludo questo breve ricordo della Shoah con le parole del nostro Capo dello Stato, che dice: «Crediamo che le radici dello Stato italiano siano profonde e nobili. Non è retorico ricordarle nel Giorno della Memoria, accanto alle occasioni di celebrazione, all’omaggio ai testimoni che ancora sono con noi e al doveroso ricordo dei Giusti: perché le ideologie totalitarie, che perpetrarono la Shoah e gli altri crimini contro l’umanità durante la seconda guerra mondiale, erano agli antipodi delle idee di libertà degli individui e di democrazia che portarono all’Italia unita».

Mi sembrava un atto dovuto il compiere questo gesto di partecipazione come richiesto dalla nostra Repubblica.