Violenza sulle donne, il codice rosso: chiarezza circa la legge ed i suoi ambiti di applicazione

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di Antonio Costa Barbé

Sotto il profilo della tutela penale il riferimento legislativo più importante va alla legge n. 69 del 19 luglio 2019 operativa dal 9 agosto dello stesso anno. Questa riforma legislativa ha introdotto modifiche quasi a raffica agli articoli del codice penale e di procedura penale riguardo -si badi bene- alla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere : maltrattamenti, stalking, violenza sessuale. In teoria è prevista un’accelerazione della procedura: indagini più veloci, che dovrebbero sostanziarsi in una maggiore garanzia di protezione per la vittime (e successivamente in pene più severe per i colpevoli). Il primo obbligo degli inquirenti e’ quello di sentire la vittima denunciante entro 3 giorni. Questo soprattutto agli inizi ha trasformato le Procure in una sorta di pronto soccorso, cosa che non sempre consentiva di selezionare i casi più gravi ed urgenti. Infatti da subito un boom di denunce ha intasato le Procure, che difficilmente si sono ritrovate preparate per gestire una mole enorme di lavoro. E questo già parecchi mesi prima dell’attuale triste epoca covidiana. Va fatta una precisazione importante, che è ignota a troppi: non sempre si applica la procedura d’urgenza in caso di stalking. Quando viene denunciato un reato riconducibile ad un tipo di stalking (rectius, atti persecutori art. 612-bis codice penale), o a maltrattamenti in famiglia, o a violenza sessuale e violenza di genere la Polizia Giudiziaria acquisisce la notizia di reato e deve subito trasmetterla al Pubblico Ministero anche in forma orale. Il magistrato deve, entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato, raccogliere informazioni dalla vittima o da chi ha denunciato il reato e valutare se sussistono gli estremi per richiedere al magistrato l’emissione di una misura cautelare (che può essere l’allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima). Però il termine di 3 giorni è prorogabile ( in caso di tutela di minori o necessità di riservatezza delle indagini nell’interesse della vittima). Altra ancora più importante notazione: pertanto una ‘denuncia’ per stalking fa scattare il Codice Rosso soltanto quando i fatti denunciati si associano ad illeciti inseriti in un quadro più ampio di violenza di genere e domestica. Ripetiamolo pure: se le condotte dello stalker sono dirette contro l’ex partner o contro una persona della propria famiglia, oltretutto accompagnati da episodi di violenza e minaccia, scatterà il Codice Rosso, cioè la corsia preferenziale; altrimenti, la notizia di reato sarà destinata a seguire il normale percorso di ogni altro tipo di denuncia. Per essere ancor più chiaro, pongo la domanda inversa: riguardo allo stalking, quando non scatta il codice rosso? Una denuncia per stalking non fa avviare la procedura di codice rosso quando la vittima è perseguitata da un soggetto con cui ha avuto particolari rapporti o quando lo stalker perseguita a distanza (lettere, telefonate), oppure attraverso mezzi telematici (WhatsApp, Facebook). La raccomandazione di <denunciare al primo schiaffo> rimane giuridicamente sempre valida, ma la tutela in assoluto più efficace – non mi stanchero’ MAI di ripeterlo- passa attraverso la consapevolezza e la capacita’ della donna di “parare il primo colpo” , non consentendo al proprio potenziale aggressore l’inizio della sopraffazione fisica e psicologica . Risultato straordinariamente difficile da raggiungere, me ne rendo conto.
D’altro canto prima della posteriore tutela della legge viene la ineliminabile realtà della vita quotidiana; essere allenati ad affrontarla (anche con i mezzi che la società ci offre) è davvero importante.