VOGLIAMO « COSTRUIRE » UN ANNO NUOVO ?

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Auguri

Auguri

di Carlo Migliavacca

Sto pensando a quell’infinità di auguri di «Buon Anno» che molto presto ci scambieremo in modo allegro, speranzoso e molto superficiale, fatto più per tradizione che per effettiva convinzione nell’esprimere un augurio, un desiderio e una speranza che dovrebbero sgorgare, invece, dal più profondo del nostro cuore. Mi domando quale sia il senso compiuto di questi auguri se poi continuiamo a fossilizzarci nel nostro ego senza contribuire, in modo pratico, a far sì che si possano realizzare effettivamente quegli auguri che ci scambiamo, con tutte le sue incognite, e che ci apprestiamo ad affrontare. Ritengo sia perfettamente inutile esternare sentimenti beneauguranti se poi ciascuno di noi continua imperterrito ad esprimere quanto più di negativo possa dare una persona; mi riferisco all’egoismo, alla prepotenza, alla scaltrezza, all’indifferenza, allo spirito di sopraffazione, al “mors tua vita mea” (“la tua morte è la mia vita” – nella sostanza significa che la tua sconfitta equivale alla mia vittoria) e mettendo in campo quel bagaglio di doti negative che questa società consumistica e personalistica ci inculca, facendoci dimenticare che viviamo in una comunità di persone interdipendenti. Non sarebbe più opportuno sostituire quel mieloso ed ipocrita “buon anno” con qualcosa di più concreto e tangibile? Certo partendo da noi stessi nel dimostrare che questo “buon anno” non solo lo auguriamo, ma lo vogliamo veramente costruire assieme agli altri: ognuno con i propri pregi e i propri difetti. Sono convinto che se ciascuno di noi volesse dare il proprio contributo, anche senza strafare, potremmo arrivare a dire con soddisfazione: “Anch’io ho contribuito, anch’io ho fatto la mia parte”; nella speranza che qualcuno, sempre più furbo degli altri, non ne approfitti per fare i cavolacci suoi. Eppure avremmo tutti necessità che il 2011 possa essere un anno foriero di lavoro, solidarietà, legalità, giustizia sociale, cultura, pace e unità di intenti, con l’obiettivo di uscire dalle “secche” in cui ci troviamo.