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Città di Novara

Il Blog dei Cittadini

Il fenomeno dei maranza tra le vie di Novara

DiAlessio Marrari

Gen 17, 2026

di Alessio Marrari

Negare oggi la natura del fenomeno maranza significa rifiutare di guardare una realtà che, soprattutto nei centri storici italiani durante i fine settimana, si manifesta con una regolarità inquietante. Il termine non indica più soltanto uno stile giovanile aggressivo o provocatorio, ma si è trasformato in un’identità che si auto-legittima attraverso intimidazione, violenza e illegalità sistematica. Il passaggio decisivo avviene quando la presenza sul territorio non è più simbolica ma coercitiva. I gruppi non si limitano a occupare le piazze, le controllano, e questo controllo non avviene solo tramite il numero o l’atteggiamento, ma sempre più spesso attraverso la disponibilità di armi. Coltelli, tirapugni, oggetti contundenti e, in alcuni casi segnalati dalle cronache, anche armi da fuoco, non come eccezione isolata, ma come parte di una dotazione implicita che accompagna la notte. L’arma non è necessariamente usata, ma mostrata, suggerita, fatta pesare, è uno strumento di intimidazione preventiva, un messaggio chiaro rivolto a chiunque incroci lo sguardo sbagliato. In questo contesto, la violenza non è un incidente, è strutturale. Chi oggi si definisce maranza, o agisce secondo quel modello, non lo fa in modo ingenuo. L’adesione è consapevole e performativa. È una messa in scena pubblica che richiede atti concreti: bere fino allo sfinimento, provocare, minacciare, affrontare, colpire, e sempre più spesso girare armati. Qui l’illegalità non è una deriva, ma una condizione necessaria. Senza il coltello in tasca, senza la rissa, senza la possibilità dello scontro, quell’identità perde forza, perde senso, perde riconoscimento interno. La violazione delle regole diventa il collante del gruppo. In questo scenario, maranza non è più un’etichetta neutra. È una dichiarazione implicita di disponibilità allo scontro. Non descrive una subcultura, ma un comportamento reiterato, riconoscibile, prevedibile. Un’identità che si fonda sulla sopraffazione e sull’uso, o sulla minaccia, della forza. Parlare ancora di “ragazzi che si vestono in un certo modo” significa ignorare che, per molti di questi gruppi, l’arma è parte dell’identità, non un accessorio occasionale. È qui che il fenomeno va definito per ciò che è diventato: un’identità deviata, costruita sull’illegalità e sulla normalizzazione della violenza. Non è criminale perché lo dice un’etichetta, ma perché senza pratiche criminali quell’identità non esisterebbe. La presenza armata nei luoghi pubblici, l’abitudine allo scontro, la rissa come rito notturno segnano il passaggio definitivo dalla subcultura al problema di sicurezza urbana. Dopo la mezzanotte, quando l’alcol ha fatto il suo corso e le piazze si svuotano dei cittadini comuni, questa identità mostra il suo volto reale. A Novara e in provincia il fenomeno si manifesta in modo evidente nei fine settimana: il ritrovo dei gruppi spesso avviene in Corso Garibaldi nel tardo pomeriggio, e poi in serata i giovani si spostano verso il centro, dove le piazze e le vie della movida diventano teatri di risse, aggressioni e microcriminalità. I gruppi occupano spazi pubblici, a volte provocando danni a tavolini e sedie fuori dai locali, spesso legati all’abuso di alcol e a tensioni tra coetanei. Le forze dell’ordine locali hanno intensificato i controlli notturni, con servizi coordinati tra Polizia e Carabinieri, per prevenire aggressioni e comportamenti illegali, e controlli mirati hanno portato a denunce per porto di oggetti atti ad offendere, come coltelli. In alcune aree, come l’Allea, gruppi giovanili sono stati coinvolti anche in rapine e aggressioni, con conseguenti condanne. Non ci sono grandi fenomeni organizzati come in altre città, ma comportamenti aggressivi, microcriminalità e risse nei weekend sono una realtà, e l’attenzione delle istituzioni è concentrata su controllo e prevenzione. La realtà è chiara e non ammette fraintendimenti: non si tratta più di ragazzi che “esprimono uno stile” o di subculture urbane, ma di gruppi che scelgono consapevolmente la violenza, l’intimidazione e l’illegalità come modalità di esistenza. Novara, però, non è popolata solo da maranza: molti ragazzi, studenti delle scuole superiori o universitari, vengono avvicinati e infastiditi costantemente, e ogni weekend c’è sempre qualche episodio in cui un maranza tenta di stuzzicare chi fa la propria serata tranquillamente. Questo fenomeno non deve assolutamente avvenire, soprattutto a danno di chi esce per divertirsi in compagnia senza fare del male a nessuno, e non deve essere costretto a guardarsi le spalle perché questi criminali scelgono di attaccare, aggredire o picchiare. Novara è anche divenuto approdo di maranza provenienti dalle città vicine e dalla zona del milanese, che approfittano della movida per integrarsi nei gruppi già esistenti e partecipare alle risse o agli episodi di intimidazione. Quando piazze, vie e centri storici diventano teatri di risse, aggressioni e minacce, le città non sono più luoghi di aggregazione, ma spazi a rischio, dove chi non aderisce a questa logica subisce intimidazione e insicurezza. Le autorità hanno il dovere di intervenire con fermezza, i cittadini hanno il diritto di camminare e divertirsi senza paura, e ogni tolleranza verso comportamenti violenti non è comprensione, ma complicità. Il fenomeno dei maranza, quando evolve fino all’uso sistematico di armi, alcool e violenza, non può più essere raccontato come una moda o uno stile, ma va trattato come un problema di ordine pubblico, da contrastare con strategie mirate, prevenzione concreta e applicazione rigorosa della legge. Chi opta per questa identità ha già fatto la propria scelta, e tale decisione ha conseguenze reali e immediate sulla sicurezza delle nostre città. Servono soluzioni da parte di politica ed istituzioni.