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Città di Novara

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Conversazione Imprenditoriale con Eraldo Peccetti

DiCaterina Zadra

Ott 14, 2016

Conversazione Imprenditoriale con Eraldo Peccetti

Presidente e Amministratore Delegato Colines Holding

Evento realizzato da Cdo Insubria Delegazione di Novara in collaborazione con il Comune di Novara

12 Ottobre 2016

Ruggero Spagliarisi e Caterina Zadra

locandina_cdo-2L’incontro con l’imprenditore novarese Eraldo Peccetti di Novara si è tenuto nella bella cornice dell’Arengo del Broletto, luogo storico di epoca medievale e centro nevralgico della vita pubblica della città: nella grande sala arengaria venivano eletti i consoli e nel cortile si teneva il mercato.   In questo nobile scenario Bernhard Sholz, Presidente nazionale di Compagnia delle Opere, ha intervistato Eraldo Peccetti, Presidente e Amministratore Delegato della Colines Holding SpA che in questa stessa sala è stato nominato Novarese dell’anno 2016.  Ha moderato l’incontro Valter Arino, Delegato novarese di Cdo Insubria e ha aperto i lavori Alessandro Canelli, Sindaco della città di Novara.

Introduce Sholz: Dentro la crisi la cosa importante è capire perché ci sono imprese capaci di andare avanti ed affrontare i mercati. Un’impresa è di successo, ma perché? A Lei, chi glielo ha fatto fare di fare l’imprenditore?

Peccetti risponde che è solo una questione personale: convinzione e carattere. Però al contempo non c’è nessuna possibilità di fare le cose da soli, occorre un gruppo ben motivato e una sana attenzione a creare una azienda competitiva, dove non ci sono favoritismi. Occorre quindi un riconoscimento delle professionalità, mettere insieme delle persone di cui bisogna fidarsi. Nessuno deve sentirsi escluso.  L’ultimo della fila a volte porta un aiuto che neanche i primi portano.  Sono andato all’estero da giovane per fare esperienza.  La mia aspirazione fin dall’inizio era quella di dirigere un’azienda, non volevo diventare un tecnico o uno specialista. La prima esperienza è stata gestire un azienda in concordato. In Iran a 29 anni facevo l’Amministratore Delegato di un’azienda italo tedesca. In Italia è complicato fare l’imprenditore.”

Sholz incalza sia sulle problematiche sia sui vantaggi di essere un imprenditore in Italia.

“Non mi piace lamentarmi, non bisogna piangersi addosso. L’imprenditore è solo e solo lui deve decidere, sono allenato a decidere bene e in fretta. Io sto bene in azienda e ci lavoro bene nonostante la tentazione di delocalizzare. Ma non ho mai voluto, anche se la tentazione di poter lavorare in modi più semplici c’è.  A chi non piace l’Italia? Il livello culturale medio in Italia è più alto di qualsiasi altro paese, Stati Uniti compresi. Respiriamo cultura, arte, storia. Da noi un operaio pensa che il successo dell’azienda dipenda da lui, negli altri paesi non è così. Ci vuole motivazione a tutti i vari livelli.”

Sholz chiede: Come seleziona le competenze di cui ha bisogno?”

Peccetti risponde semplicemente: “La selezione è concordata con i cacciatori di teste, ma poi i prescelti vanno plasmati, nel senso che ci sono i talenti, le potenzialità, ma non la coscienza del nostro lavoro. Abbiamo un metodo di crescere le persone e fidelizzarle nel tempo. Per gli operai ricorriamo all’interinale. Non c’è sufficiente rapporto tra scuola ed ambiente di lavoro.  Complessivamente lavorano con noi circa trecento persone e cerchiamo di avere tutte le età. Lo sforzo è quello di creare una catena tra chi va in pensione e i giovani. Chi va in pensione nella nostra azienda è quasi di famiglia, di norma passa con noi la maggior parte della vita lavorativa. Lavoriamo con gli impianti in tutto il mondo, oggi anche Stati Uniti e Germania, due paesi che danno soddisfazione quando riusciamo a vendere gli impianti, perchè paesi dei nostri concorrenti diretti. Ci confrontiamo con quattro imprese, la più piccola è il doppio di noi, la più grande circa quattro volte: due tedesche, una austriaca, una americana. La nostra tecnologia viene acquisita con sforzo, impegno, molta ricerca. Cercando di non sbagliare. Siamo in un settore di nicchia e non possiamo permetterci di sbagliare, la sfida è nel continuo miglioramento tecnologico, passo dopo passo. Alla fiera del settore siamo passati da 50 mq a 650 mq.  A volte costiamo anche di più, ma scelgono noi. E quando succede è una soddisfazione.”

Sholz: “Ci racconti una scelta difficile nella sua storia di imprenditore e il legame che ha con il territorio e col mondo finanziario.”

Peccetti: “Decidere è una questione di carattere e di business. Sono abituato a decidere subito, in fretta. Temporeggiare crea solo danni. Ho dovuto fare scelte difficili ma le ho sempre fatte ponderando. L’impresa deve essere vicina al territorio.  Di questo sono certo. Ci siamo dedicati agli ospedali, allo sport femminile, al sociale. L’imprenditore piccolo in Italia alla sera è stanco e non ha voglia di relazionarsi. È invece molto importante avere la possibilità di scambiare le idee ed uno si sente meno solo.  Il rapporto invece con le banche, oggi vuol dire avere una collaborazione basata sui numeri. Molti imprenditori si dedicano alla parte tecnica, un po’ alla parte economica e meno alla parte finanziaria. Occorre cercare di capire almeno i fondamenti di un bilancio, debiti, patrimonio netto, le basi per prendere decisioni.”

Sul passaggio generazionale, Peccetti ha le idee chiare: “È un bel problema. Il 92 % del tessuto italiano è fatto di piccole imprese. Per la piccola impresa crea sempre un problema il passaggio generazionale. Non ci si prepara al passaggio generazionale e si creano dei disastri:  figli che non hanno avuto il coraggio di dire di non sentirsi pronti e così si mettono in crisi intere famiglie. Cercare di abituare i figli a fare i soci più che gli operativi, cercare invece dei manager con cui possano dialogare ed aiutarli a crescere. Cercare di superare il passaggio quando si è ancora lucidi e si possono dare consigli, non alla fine quando il tempo stringe.”

Sul livello di investimento in ricerca nella azienda risponde che è pari a 3-5% del fatturato circa. “Su un solo accessorio abbiamo speso 200.000 euro. Investiamo in tecnologia e sperimentazione continua, anche su materie prime nuove, su problematiche che vengono dal cliente. Abbiamo esclusive per la sperimentazione di nuove materie prime. Diverso dove bisogna investire in macchinari allora arriva al 10%. Per esempio una azienda che utilizza le nostre macchine per sperimentare nuove soluzioni è Ferrero.  Quando succede c’è parecchio da investire. Ma si stabilizzano i rapporti. Ci sono due frasi che non mi piacciono: ” abbiamo sempre fatto così” e ” io l’avevo detto”. Io rispondo: Se l’aveva detto doveva trovare il modo di farlo. L’imprenditore avveduto deve fare parlare tutti in azienda, dal primo all’ultimo. L’autoreferenzialità è il male peggiore in una azienda. Se uno sa già tutto, bisogna chiedersi se abbiamo ancora bisogno di lui. Una cosa molto utile, soprattutto in una azienda come la nostra fondata sul tecnico, è riconoscere chi collabora con te. Nella nostra azienda ogni due anni rivediamo gli stipendi prima che ciò venga chiesto. Importante che le persone si aiutino, bisogna avere un occhio attento alla politica retributiva.  L’ottimismo è carattere, un pessimista non ha la forza di reagire, e io non sono uno che subisce. Quando c’è un ambiente sereno e c’è la retribuzione corretta è difficile che uno cambi azienda. Nel nostro settore le macchine sono asservite alla materia plastica. È entrato uno nuovo tecnico giovane ed è diventato subito in un anno autonomo, perché tutti gli hanno dato una mano. “

Alla domanda “Che aiuto può dare la CDO ad una azienda come la sua?” risponde “Il concetto di mettere insieme gli imprenditori che si parlino è molto positivo. È già positivo uscire e rilassarsi. Io sono ancora molto curioso, ho sempre voglia di imparare. La piccola impresa ha tutte le problematiche di una grande azienda ma con meno mezzi, per cui lo scambio di esperienze è utilissimo.  Quanto un’azienda è importante per il territorio, è più quello che si riceve che quello che si da:  certe cose si fanno senza aspettarsi nulla. Quello che viene è una apertura verso l’esterno che aiuta ad affrontare problemi anche più importanti. Per me è quasi naturale impegnarsi sul territorio. Vedo il piacere di quello che comporta a livello indiretto, dovrebbe essere un piacere di tutti. Non siamo eroi come imprenditori, ma facciamo quello che ci piace. Facciamo quello che vorremmo fare e se uno lo fa bene è soddisfatto.”

Alla domanda: “Conosce le medie imprese, che consigli darebbe ad un imprenditore italiano?” risponde tassativo: “Che non deve sentirsi inferiore a nessuno. Abbiamo tutto da imparare ma una enorme capacità di gestire le difficoltà. Essere imprenditore italiano ed esportare in certi paesi è una grande soddisfazione. In più dobbiamo saper cavalcare le novità. Usare i canali giusti se hai un prodotto giusto. Nel 1971 non si stava bene, c’era il ’68, inflazione alta, lotte salariali, case popolari, stato sociale spinto, domeniche a piedi. Oggi sono cambiate due cose, la globalizzazione ha fatto giustizia del vivere sopra le nostre possibilità. Il lavoro non è sotto casa e i giovani devono essere disponibili a partire. Non possiamo più vivere protetti e di rendita, bisogna perciò essere più determinati.”

Sholz termina questo confronto con una dichiarazione benevola: “Ho visto una persona con due caratteristiche che a volte si contraddicono ma non in lui: una grandissima determinazione, ma questa non è mai diventata una chiusura, al contrario, apertura, ascolto e decisione.  Determinazione ed apertura. A volte una esclude l’altra, non in questo caso. Abbiamo incontrato un imprenditore alimentato da una grande sensibilità, caratteristica molto rara.”

Cdo Delegazione di Novara ringrazia di cuore il folto pubblico che ha partecipato all’evento, ed invita a seguire le prossime attività.