di Simone Balocco
Sabato 13 luglio 1985 è uno di quei giorni che la musica non dimenticherà mai: a Londra e a Philadelphia si tiene il concerto più importante, emozionante, iconico (e benefico) della storia della musica. Quel giorno di quarant’anni fa si tiene il Live Aid e, da allora, è cambiato il concetto di “live” e di musica. Parliamo di un concerto che ha visto su due palchi (Wembley a Londra ed il JFK Stadium a Filadelfia) i più famosi gruppi musicali e cantanti del periodo riuniti per uno scopo benefico: raccogliere fondi per aiutare la popolazione dell’Etiopia colpita da un tremenda carestia dovuta ad una grava siccità. Ideatori del “concertone” sono Bob Geldof, allora cantante di Boomtown Rats, e Midge Ure, leader degli Ultravox.
Quel giorno di metà luglio di quarant’anni fa si esibiscono complessivamente 70 artisti davanti a 150mila persone e si collegano da casa all’evento oltre 2 miliardi di persone di 150 Nazioni diverse per un incasso complessivo di quasi 130 milioni di euro. La diretta televisiva (allora non esistevano né internet, né i social e né lo streaming) è a cura della BBC in Gran Bretagna e dalla ABC negli States. A condurre la maratona musicale (iniziata alle ore 12 del 13 luglio a Wembley per un totale di oltre 16 ore live) sono Richard Skinner e Andy Kershaw per la BBC e Dick Clark per la ABC, mentre ABC Radio network trasmette il concerto alla radio.
Ma dove nasce l’idea del Live Aid? C’è da tornare al 23 ottobre 1984.
Un filmato fa stringere il cuore a Geldolf: dall’incontro con Midge Ure a Band Aid
Quel giorno Bob Geldof vede in tv il reportage “Biblical famine” (trad. Carestia biblica) di Michael Buerk sulla grave crisi alimentare che ha colpito l’Etiopia (e che ha portato in due anni alla morte oltre 1,2 milioni di persone).
Geldolf rimane scioccato come il resto degli inglesi: fino a quel momento non è sulla bocca di tutti la situazione africana, soprattutto nella zona del cosiddetto Corno d’Africa. Bob Geldof capisce che deve fare qualcosa. In pochissimo tempo butta giù musica e parole e le fa ascoltare all’amico e collega Midge Ure nella sua casa e i due sono d’accordo: “siamo ad inizio novembre, facciamo uscire questa canzone per Natale”. Come produttore i due scelgono un pezzo da novanta come Trevor Horn, noto per essere il cantante dei Buggles e già in opera con diversi cantanti dell’epoca. I due si dividono i compiti: Ure seguirà parte tecnica, Bob Geldof farà la parte di “recruiting”: una canzone di questo tipo deve essere corale e devono cantarla più persone.
Il 25 novembre, a tempo di record, si presentano a registrare la canzone ben 40 artisti tra cantanti e gruppi: ognuno di loro avrebbe registrato parte del testo ed il tutto sarebbe stato unito. Accettano l’offerta (o meglio, l’idea) di Bob Geldof ed artisti del calibro di Paul Young, Culture Club, George Michael, U2, Paul Weller, Glenn Gregory, Marilyn, Adam Clayton, Martin Kemp, Steve Norman, Duran Duran, Spandau Ballet, Heaven 17, Ultravox, Paul Weller, Sting, Phil Collins, Status Quo, John Keeble, Nick Rhodes, Andy Taylor, Roger Taylor, Paul McCartney, Chris Cross, Holly Johnson, Martin Ware, Francis Rossi, Rick Parfitt, Jody Whatley, Bananarama, Boomtown Rats e Kool & the Gang. Ovviamente è scelto un nome per questo supergruppo: Band Aid.
Il giorno dopo Bob Geldof parla dell’uscita della canzone alla BBC e la canzone è presentata il 26 novembre a BBC Radio 1. A tempo di record, il 3 dicembre 1984, “Do they know it’s Christmas?” (questo è il titolo della canzone) è in vendita nei negozi ed il video passa in tv: canzone e videoclip vanno in heavy rotation su radio e tv e nella sola prima settimana sono vendute oltre un milione di copie per un totale di cinque milioni di copie vendute in poco più di un mese. La settimana dopo il singolo è al numero 1 nelle charts britanniche.
Gli organizzatori decidono che l’intero ricavato delle vendite del singolo “Do they know?” sarebbe andato totalmente in beneficienza. Il governo britannico non è d’accordo perché vuole comunque incassare l’IVA delle vendite del disco, ma dopo una serie di incontri con Geldolf e Ure il governo allora presieduto dalla Thatcher decide di devolvere tutta l’IVA incassata dalle vendite in beneficienza.
Non basta una canzone, c’è da fare di più: nasce il Live Aid
Ma Bob Geldof vuole andare oltre: vuole imbastire un concerto cui proventi possano andare alla popolazione etiope. Midge Ure ci sta, pensa sia una buona idea. I presupposti ci sono ovvero la voglia di fare, la voglia di aiutare e la voglia di cambiare la storia della musica. La data scelta è sabato 13 luglio, i teatri all’aperto dell’evento saranno Wembley e il JFK Stadium: sul palco di Londra aprono le danze gli Status Quo con “Rockin’ all over the World”, mentre a Filadelfia i primi a suonare sono Bernard Watson e Joan Baez.
Chi ha partecipato alla canzone si esibisce anche sui due palchi: Phil Collins, ex batterista dei Genesis e solista dall’inizio degli anni Ottanta, è l’unico a suonare sia a Wembley che al JFK Stadium: questo è possibile grazie ad un Concorde che ha permesso al cantante di essere sui due palchi nello stesso evento.
Il Live Aid ha avuto delle defezioni (come i Tears for Fears, Cat Stevens, Prince e Julian Lennon, figlio del compianto John), mentre sui palchi ci sono state le reunion dei Led Zeppelin, dei Black Sabbath nella loro line up originale e dei Crosby, Stills, Nash & Young, una band celebre negli anni ’70 e “specializzata” in musica folk rock.
Durante la durata del concerto, tutto il Mondo ha potuto inviare denaro in diretta per il sostegno della causa del Live Aid grazie a centinaia di linee telefoniche istituite ad hoc per l’evento. Pochi giorni dopo si ebbe la notizia che furono raccolti almeno 50 milioni di sterline e oggi si parla in tutto di oltre 150milioni di sterline.
A chiusura dei due concerti, gli artisti hanno intonato quelli che sono i due inni di Live Aid: “Do they know it’s Christmans ?” a Wembley e “We are the World”. Questa canzone invece è registrata nel marzo del 1985 e prodotta da Quincy Jones, il guru della black music. A cantarle, ovviamente, i due supergruppi messi su per l’evento: Band Aid e Usa for Africa.
Non sono mancati attestati di stima, ma anche critiche aspre verso l’organizzazione tra chi definì l’evento come pubblicità per gli artisti stessi e per gli organizzatori.
I Queen al Live Aid: da dubbiosi a performance indimenticabile
Al Live Aid si sono esibiti 70 artisti, ma ancora oggi se si pensa a quel concertone non si può non pensare alla performance dei Queen che, nei venti minuti loro concessi, hanno suonato sei delle loro canzoni più famose: Bohemian rhapsody, Radio ga Ga, Hammer to fall, Crazy little thing called love, We will rock you e We are the champions. E a distanza di quaranta anni (grazie anche al film Bohemian Rhapsody di Bryan Singer che valse il premio Oscar come miglior attore protagonista a Rami Malek), il live della band capitanata da Freddy Mercury è la più famosa, iconica ma anche la più visualizzata. E si può dire che Mercury e soci hanno fatto un concerto…nel concerto.
La band inglese, nata nel 1970, fino a quel momento ha registrato dodici album (compreso un greatest hits) ed è una delle rock band più famose del Mondo grazie anche al suo leader, Freddy Mercury, un cantante che a 39 anni è già nell’Olimpo della musica nonché un vero animale da palcoscenico e vera anima live dei Queen.
Geldolf, nella sua campagna di “recruiting”, vuole che i Queen siano assolutamente presenti al Live Aid per almeno due motivi: sono la band di riferimento dell’epoca; il gruppo è quello con maggiore appeal nel Mondo ed avere il quartetto Mercury-May-Taylor-Deacon è un colpaccio. La band però in quel periodo è in una forma di stasi tanto che il bassista John Deacon disse che “I Queen non sono più un gruppo realmente unito ma quattro individualità che lavoravano insieme”. All’inizio Mercury e soci sono scettici sulla loro partecipazione visto che per loro è troppo poco un live di soli 20 minuti (visto il loro repertorio e la voglia di stage di Mercury), ma alla fine, anche grazie al loro manager Jim Beach, il gruppo accetta e prende parte all’evento benefico. Lo stesso Beach vuole che i suoi “ragazzi” suonassero tra le 18 e le 19 di Londra, in pratica poco dopo che il concerto è iniziato a Philadelfia, così da far collegare ancora più spettatori da casa.
I Queen si esibiscono come diciassettesimi in scaletta dopo U2, Dire Straits e Griff Rhys-Jones & Mel Smith. Il gruppo è presentato da Mel Smith e Griff Rhys Jones vestiti da “bobbies” il quale giocarono con il nome della band (Queen è anche la…regina Elisabetta) e introdussero il gruppo togliendosi il cappello e dicendo “Her Majesty Queen!”). La folla esplode in un urlo.
Il live dei Queen, e in particolare la prestazione di Mercury, è indimenticabile e diventa un grande momento di musica, tanto che ancora oggi se si pensa al Live Aid si pensa alle sei canzoni dei Queen, a Mercury in canotta aderente e jeans al piano forte che fa cantare i 72mila di Wembley con le sue urla e la folla in visibilio per loro.
Live Aid spinge quindi i Queen verso il binario giusto e tornano ad essere una band unita. I Queen tra il 1986 ed il 1989 pubblicano quattro album e tengono il loro ultimo grande concerto il 12 luglio 1986 proprio a Wembley. Quel concerto ha aumentato l’aura della band londinese perché, poco prima del termine, dopo aver eseguito We are the Champions, Mercury esce dal palco e torna con in testa una corona che porge al pubblico vestito con indosso uno strascico che ricorda quello di un monarca.
Dopo quel 12 luglio 1986 ci saranno ancora dieci concerti del gruppo poi la band si fermò a causa delle precarie condizioni di salute di Freddy Mercyry. Il cantante morirà a 45 anni il 24 novembre 1991, ma se ancora oggi se si pensa al live di Wembley del Live Aid non si può non pensare a quanto siano stati grandi i Queen ed il loro frontman.
A distanza di quarant’anni, cosa rimane del Live Aid ?
Sono passati quarant’anni da quel live che ha cambiato il concetto di “concerto” e di concerto benefico: mai si era creato un evento tra due Paesi così distanti (cinque ore di fuso orario “in meno” tra Londra e Philadelphia), mai si aveva fermato il Mondo per una causa di aiuto verso persone in difficoltà, mai si aveva fatto un evento con 13 satelliti per una diretta tv di questo tipo. Oggi questi “numeri” farebbero ridere, ma nel 1985 imbastire un evento di questa portata non era facile.
Geldolf ha sempre considerato Live Aid una sorta di “jukebox globale” dove tutti hanno avuto almeno un beniamino sul palco e hanno potuto sentire (e capire) artisti fino ad allora (per alcuni) sconosciuti e cantare e conoscere nuovi artisti.
Oggi il JFK Stadium di Filadelfia non c’è più: inaugurato nel 1926, è stato chiuso nel 1989 e abbattuto nel 1992, mentre il Wembley che c’è oggi è un nuovo impianto costruito sulle ceneri del “vecchio” Wembley inaugurato nel 1923 e ricostruito nel 2007.
Live Aid è stato il capostipite di una serie di concertoni benefici. Altro grande concerto, il Live 8 del 2005, ovvero concerti indetti il 2 luglio 2005 ed il 6 luglio (un concerto singolo) negli otto Paesi degli Stati membri del G8: una sorta di “remember Live Aid”, visto che cadeva con il ventennale del Live Aid ed il giorno prima della conferenza del G8 a Perthshire. Lo scopo era convincere le Nazioni più ricche del Mondo a cancellare il debito nei loro confronti da parte di quelle più povere e favorire al contempo più aiuti verso le prime. Tanti che avevano preso parte al Live 8 avevano preso parte al Live Aid e l’organizzazione fu a cura della ditta Geldolf&Ure.
L’evoluzione di Live Aid è stato poi il 7 luglio 2007 Live Earth, un concerto lungo 24 ore in otto città nel Mondo con lo scopo di far recepire al Mondo i problemi del climate change (trad. cambiamento climatico) e tutte le sue conseguenze. Si esibirono 118 artisti sugli otto palchi per un totale di oltre 2 miliardi di persone collegate. Tra i promotori Al Gore, già vice di Clinton alla Casa bianca, nonché ambientalista e quell’anno Premio Nobel per la pace.
Tra le cose che hanno contraddistinto Live Aid sicuramente i due supergruppi nati a hoc per l’evento e le loro canzoni nate per l’evento: Band Aid con “Do they know it’s Christmans?” e USA for Africa con “We are World”, quest’ultima scritta da Lionel Ritchie e Michael Jackson con strofe cantate (sullo stile di quella del Band Aid) da Stevie Wonder, Paul Simon, Tina Turner, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Diana Ross e Ray Charles, oltre agli autori. Ancora oggi sono spesso ascoltate e sono degne di nota i loro ritornelli: “Nutriamo il Mondo/e facciamo loro sapere che è Natale nuovamente” e “Noi siamo il Mondo/noi siamo i bambini/noi siamo quelli renderanno il giorno più luminoso”. Nel 2004 e nel 2005, in ricordo dei venti anni dall’uscita dei due pezzi, sono uscite altre due versioni di queste canzone interpretate dai cantanti di allora uniti ad altri del periodo.
Una (grande) pecca di Live Aid è stata la raccolta fondi, visto che l’Unicef, l’ente mondiale preposto alla consegna del denaro raccolto da parte dell’organizzazione da versare in Etiopia, attese oltre dieci anni prima che tutti i fondi arrivarono a destinazione. Quando invece Bob Geldof parlava di rapidità nella raccolta e nella diffusione del denaro in quella parte di Africa. Il cantante dei Boomtown Rats disse che quel denaro non sarebbe servito a porre fine al problema siccità e carestia in quella parte del Mondo, perché la musica può fare tanto ma è la politica internazionale che deve provvedere a ridurre (con l’obiettivo di far sparire) le carestie.
A quarant’anni dal grande evento, rimane però sempre attiva anche la volontà di aiutare chi soffre da parte di persone nate nella “parte giusta del Mondo” e che con la loro abilità e capacità hanno incassato miliardi con la musica e che hanno dato sé stessi per la nobile causa dell’aiutare le persone nate nella “parte sbagliata del Mondo”. Con la speranza di cambiare il Mondo, abbattere la povertà e far vivere tutti bene.
E’ una utopia, ma è bello pensare che se ci unissimo tutti il Mondo cambierebbe con in sottofondo sempre un bel po’ di musica.
Qui per vedere la scaletta del concerto a Wembley e Filadelfia
Immagine in evidenza tratta da www.hanukeii.it
